13 ottobre 2017

Polonia. Tutta la verità sul "Rosario ai confini"

Un milione di polacchi recita il rosario ai confini nell’anniversario della battaglia di Lepanto. Una mobilitazione gigantesca permessa dalle associazioni catto-trad e dai social, cui la Conferenza episcopale nazionale e il partito di governo si sono accodati.

di Alessandro Rico

Una mobilitazione gigantesca ha portato, lo scorso 7 ottobre, un milione di polacchi a radunarsi lungo i confini nazionali per recitare il rosario. Questa sbalorditiva manifestazione si è svolta nel giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la Madonna del Rosario e in cui si commemora la battaglia di Lepanto del 1571, quando la Lega Santa voluta da papa Pio V, che aveva invocato l’intercessione di Maria, sconfisse la flotta musulmana dell’Impero ottomano. Un’enorme catena umana ha pregato perché la Vergine scongiuri il pericolo di secolarizzazione della Polonia e di islamizzazione dell’Europa. Ma chi ha reso possibile un evento di tale portata, che nonostante il tentativo di oscuramento da parte dei media, è finito persino sulle colonne del New York Times?

Ideatrice della manifestazione è stata l’associazione «Solo Dio basta». Uno dei suoi leader, Maciej Bodasiński, ha spiegato che il suo scopo era chiedere «la conversione della Polonia, dell’Europa e di tutto il mondo a Cristo» per allontanare il pericolo di una nuova guerra globale e del terrorismo, oltre che di riparare alle offese arrecate dal regime comunista polacco al Cuore Immacolato di Maria (cui il Paese fu consacrato nel 1946, atto rinnovato a giugno di quest’anno).

Si è mossa anche la «Fondazione per la protezione del ricordo della storia della Polonia», istituita nel 2016, tra i cui promotori figura il funzionario esperto di servizi di sicurezza e attivista Piotr Maria Woyciechowski. Essenziale, poi, il contributo dell’Istituto di cultura cristiana intitolato a Piotr Skarga, il teologo gesuita che fu uno dei principali artefici della Controriforma in Polonia.

L’associazione ha intrapreso una capillare campagna di mailing, spedendo a oltre 700.000 persone, i cui indirizzi erano stati tutti acquistati legalmente dai database delle agenzie pubblicitarie, una lettera di esortazione e dei rosari. L’Istituto è già attivo da tempo nella promozione dei valori cristiani, a difesa della famiglia tradizionale, della vita fin dal concepimento e della castità prematrimoniale. Nel 2011 aveva organizzato la campagna di sensibilizzazione «Non mi vergogno di Gesù», per la quale prestò il proprio volto la tennista numero quattro al mondo, Agnieszka Radwańska (in seguito allontanata per aver posato nuda su una rivista).

All’iniziativa di preghiera ha preso parte anche la Conferenza episcopale nazionale, la quale ha preferito accodarsi, dopo un iniziale scetticismo, avendo compreso che il passaparola tramite i social network stava raccogliendo numerosissimi riscontri. La presenza del presidente dei vescovi polacchi, monsignor Stanislaw Gadecki, potrebbe essere servita a mitigare il carattere esplicitamente anti-islamico dell’evento: Gadecki ha voluto infatti precisare che si è pregato per la pace nel mondo. Decisamente meno diplomatico l’arcivescovo di Cracovia, monsignor Marek Jedraszewski, il quale ha esortato a pregare «affinché le altre nazioni europee e il mondo intero comprendano che è necessario tornare alle radici cristiane della cultura europea, se vogliamo che l’Europa rimanga Europa».

Il «Rosario ai confini» non poteva non risultare gradito al partito di governo, Diritto e giustizia, che ha espresso il suo supporto alla manifestazione, contro la quale si sono dunque scagliate le forze politiche avversarie. Su Twitter, ad esempio, un ex membro del partito di opposizione Piattaforma Civica (di cui era esponente l’ex premier Donald Tusk), l’ha definita «una ridicolizzazione di massa del cristianesimo», accusando l’esecutivo di Adrzej Duda di usare la religione «come uno strumento per mantenere l’arretratezza nelle zone isolate della Polonia». Né potevano mancare le critiche del quotidiano di sinistra Gazeta Wyborcza (detenuto in parte dalla compagnia Agora SA, della quale l’immancabile George Soros possiede una quota dell’11%), che ha voluto accentuare la coloritura antirussa dell’iniziativa.

È impossibile negare che la mobilitazione, sostanzialmente partita dal basso, sia stata un successo. All’ottima riuscita hanno sicuramente contributo le tante associazioni che si sono spese per pubblicizzarla, oltre alla sua caratterizzazione ideologica in linea con l’agenda di governo. Si tratta comunque di un segnale importante: nel cuore del nostro continente, in uno dei Paesi dalla storia più tormentata, c’è un fronte cattolico e conservatore che non soltanto rappresenta un’alternativa filoamericana alla Russia di Vladimir Putin (la quale sconta tuttora la conventio ad excludendum da parte dell’Unione Europea), ma resiste strenuamente alle politiche immigrazioniste e all’austerità di Berlino e Bruxelles, nonché alle derive morali del pontificato di Francesco. Da questo punto di vista, è significativo che l’entusiasmo dei fedeli abbia alla fine costretto la Conferenza episcopale polacca a offrire il proprio sostegno al «Rosario ai confini»; decisione strategica ben lontana dal colpevole silenzio con cui la Cei di Nunzio Galantino ignorò il popolo del Family Day, di fatto avallando l’approvazione delle unioni civili in Italia.

Tratto da "La Verità"  

1 commento :

  1. Farei subito scambio tra i vescovi polacchi e quelli nostrani. Però, c'è sempre da notare che più sono inquadrati in posizioni ufficiali di una Conferenza Episcopale, più parlano in modo ambiguo e annacquato, anche se sono membri di un episcopato fedele e attivo come quello polacco. Le Conferenze Episcopali, così come sono state modellate, sono l'ennesimo fallimento di questi ultimi cinquanta anni.

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