03 ottobre 2017

Serve l’uomo della Provvidenza?


di Enrico Maria Romano

Nei momenti di caos, è giusto e doveroso invocare Dio e chiedere a Lui di rimettere ordine e disciplina nella società. Senza ordine infatti non c’è progresso. E senza disciplina non c’è educazione e rispetto del prossimo.
Una società può fare a meno di molte cose: gli spettacoli, lo sport, l’automobile, la televisione, il suffragio universale, etc. Ma può sussistere senza pace e giustizia, valori evidentemente irrealizzabili senza un codice penale e delle carceri per i malfattori?
La famiglia è in crisi, la gioventù è in crisi, l’economia è in crisi, la Chiesa è in profonda crisi, la cultura è in crisi, la sicurezza è in crisi. C’è bisogno di andare avanti e torturarci la mente con lo spettro di un numero impressionante di mali che ci attanagliano ogni giorno di più?
No. Basta dare uno sguardo sincero e libero alla realtà. Basta il realismo del buon padre di famiglia, del cittadino onesto, della donna di casa che sa vedere come vanno le cose.

Dopo la diagnosi, come direbbe Lenin, che fare?
Attendere che tutto si rimetta in moto da sé? Limitarsi a pregare, illudendosi che un rosario in più obbligherebbe l’Onnipotente ad agire?
Credo che dovremmo invece preparare la strada all’uomo forte, al salvatore della patria, checché ne dicano i pessimisti e gli illusi.
Tutti noi, cristiani e patrioti, nella misura in cui facciamo del bene, siamo già, nel nostro piccolo, dei salvatori della patria e degli uomini della Provvidenza. Anche se ci limitassimo ad educare bene i nostri figli, a tenere pulita la pubblica via e a restare fedeli alle nostre mogli, avremmo già fatto molto, in termini di bene comune e di buon esempio, oggi fattosi raro, dato ai concittadini e agli amici.
“Quando c’è un’eclissi tutti quanti sono al buio”, scriveva Jean Madiran. Ma è anche vero che in quella tetra situazione, basta una scintilla o un semplice fiammifero a permetterci di fare i primi passi.
Così, sapendo che tutti i veri cristiani e tutti i buoni cittadini sono già, in piccolo, dei micro-salvatori della patria, nessuno può chiamarsi fuori e votarsi al disimpegno e alla bella vita fatti di musei, cinema e teatri.
Ora, nei periodi più difficili della nostra storia Dio ha suscitato dei Costantino, dei Carlo Magno e molti altri, per tirar fuori l’Italia dal paganesimo, dai barbari, dal trionfo mortale del blocco sovietico.
E oggi, non ci sarebbe più la speranza di veder sorgere un vero italiano, amante della patria e del bene comune, zelante di carità per i poveri e gli anziani, e al contempo ferreo contro le lobby, l’UE e i potenti?
Sperare non è peccato. Ognuno di noi educhi se stesso, e i propri congiunti, a quei valori e a quelle virtù che vorrebbe vedere, in grado eroico, al salvatore della patria di domani.
In tal modo, l’uomo della Provvidenza arriverà e forse arriverà prima che lo immaginiamo.


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