04 novembre 2017

Basta balle. Ai cattolici non frega niente dei luterani. Ed è reciproco.



di Francesco Filipazzi

La domanda è semplice, la risposta ancora di più. La pongo a chi, come me, frequenta parrocchie e chiese e parroci, avete per caso rilevato grande entusiasmo e fermento per il riavvicinamento, ipotetico o meno, dei cattolici con i luterani?
La risposta è, udite udite, assolutamente no. Il popolo cattolico non è minimamente interessato a questa idiozia. Ogni tanto qualche vescovo cerca di inscenare una cerimonia ecumenica, qualche parroco forse, ma sono azioni isolate, che coinvolgono un pubblico estremamente risicato, di gente precettata per l'occasione o marginalmente incuriosita da qualche aspetto culturale. Nulla d'altro. Il cattolico medio sa cosa sono i sacramenti e sa che questi non sono contemplati nel luteranesimo. Purtroppo "il popolo" è considerato alla stregua di una massa di mentecatti da parte di vescovi e cardinali, che si credono sempre i più furbi e intelligenti della situazione.

Le gerarchie sono scollate dalla base

Purtroppo i primi a non capire che non c'è alcuno spazio per un riavvicinamento, sono gli alti prelati, modernisti. Abituati a stare chiusi nelle loro curie, gli italiani agiscono principalmente per assunti ideologici che non hanno alcuna attinenza con la realtà. Forse qualcuno è in buona fede, ma lo scollamento con "la base" è evidente. C'è poi chi agisce per soldi, come i tedeschi, che vivono solo ed esclusivamente per grattare preferenze nel sistema di contribuzione tedesco, che prevede un contributo ben più corposo rispetto all'8 per 1000 italiano. La strategia sembra però fallimentare, perché la conferenza episcopale tedesca ha perso centinaia di migliaia di preferenze fra i cattolici e quindi ha perso molti soldi. Ciò spiega il tentativo, sempre dei crucchi e poi trasmesso al resto, di sposare i gay e di risposare i divorziati. Un tentativo di racimolare grana. Che fallirà.
Ci sono poi le pagliacciate come quella di Bruxelles, capitale di un Belgio un tempo fiore all'occhiello della cattolicità e oggi deserto spirituale ed esistenziale, dove i cattolici buoni vengono cacciati in malo modo e quelli meno buoni sono pochi e non hanno alcuna influenza sulla società.

La freddezza dei luterani

A dimostrazione dello scarso contatto con la realtà dei vertici cattolici, c'è la freddezza dei luterani verso le invasioni di campo di Bergoglio e verso l'afflato amoroso di alcuni cattolici. A parte sorrisi e strette di mano di circostanza, i protestanti non hanno nessuna voglia di farsi cattolici. E lo dicono pure. Certo anche nel loro caso alcuni fra le loro pseudo gerarchie spacciano una vicinanza inesistente, ma fior di pastori delle varie confessioni hanno dichiarato apertamente che non c'è alcuna possibilità di unità. Anche l'ormai risibile popolo protestante non fa i salti di gioia e di noi papisti se ne frega altamente.
Soprattutto i luterani svedesi, aperti ad ogni porcata possibile in fatto di etica e bioetica, sono i primi a non trovare alcun punto di contatto con Roma. Non basta un'Amoris Laetitia qualsiasi per apparire più aperti agli occhi di chi è totalmente sbragato.
A spiegare che ci sono tre piccoli dettagli che non possono essere conciliabili ci ha pensato Margot Kassman, una voce piuttosto importante del mondo luterano, da qualcuno definita "papessa". Costei dice che i cattolici hanno una concezione del sacerdozio, del papato e dell'eucarestia che non può essere accettabile per i protestanti. Valle a spiegare che Bergoglio e soci stanno cercando di demolire proprio questi tre elementi, ma probabilmente la tizia lo sa, ma sa anche (forse più di certi cattolici) che i cambiamenti dogmatici non si fanno schioccando le dita, anzi non si fanno proprio.
Inoltre, e qui si svela un po' l'arroganza dell'ecumenismo d'accatto, la luterana dice apertamente che, nonostante ci siano fughe di fedeli da entrambi i lati, lei è comunque punto di riferimento di milioni di persone (che vede solo lei, ma vabbé) e che fare un frullato di tutte le confessioni cristiane non ha senso.
«Neanche i partiti si uniscono per mancanza di tesserati. In Germania ci sono comunque 45 milioni di persone che appartengono a una Chiesa, oltre la metà della popolazione. Mantenere un profilo autonomo ha quindi ancora senso». Qualcuno lo spieghi a Ravasi e soci.

L'unica unità è la loro conversione

Che dire, è chiaro che o si è protestanti o si è cattolici, tertium non datur. Lo aveva capito bene Benedetto XVI che con il motu proprio Anglicanorum Coetibus aveva dato facoltà ai pastori anglicani di ritornare a Roma, solo però dopo aver accettato a pacchetto completo l'insegnamento cattolico e, soprattutto, previa ordinazione sacerdotale cattolica
Inoltre per i pastori sposati è stata fatta una deroga, così come per i vescovi a cui è stato riconosciuto il rango di monsignori, ma è una deroga di fatto temporanea, utilizzabile solo da pastori che rientrano, non per chi vuole diventare prete cattolico ex novo. Sembra che questo metodo, che parte dal presupposto che sono loro che devono tornare a casa, perché noi ci siamo già, abbia dato buoni frutti. 
L'unica unità possibile fra i seguaci della cosiddetta Riforma e i cattolici può avere luogo solo se i primi abbandonano in toto Lutero e tutto ciò che ne discende. Oppure, ed è ciò che qualcuno fra i cattolici auspica, servirebbe un'apostasia di massa della Chiesa di Roma.
Sia chiaro, qui non stiamo dicendo che non si debba fare un tentativo per l'unità dei cristiani, ma questa unità è possibile solo nella vera fede e sotto Roma. Fingere che si possano trovare vie di mezzo insapori incolori e inodori è solo un vaneggiamento satanico, una presa in giro.



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