17 novembre 2017

CasaPound e noi cattolici integrali


di Gregorio Sinibaldi

Non abbiamo verso CasaPound i pregiudizi tipici del borghese benpensante, di destra o di sinistra, che ormai si è ridotto ad una vita di slogan, omologata e tirannizzata dal sistema, magari senza rendersene conto. Slogan usati come mantra e tutti a base di antirazzismo, immigrazionismo, femminismo, laicismo, omosessualismo, etc. etc.
Anzi abbiamo fortemente apprezzato che un movimento politico non confessionale e nazionalista, si unisse a noi durante il Family day del Circo Massimo (30.1.2016), per la difesa della famiglia tradizionale attaccata dalle lobby di potere e dalle sinistre, più o meno radicali e radical chic.
Di più, navigando in rete si trovano parecchie iniziative dei militanti di CasaPound di tipo sociale: solidarietà concreta agli italiani più poveri, sostegno ai terremotati, ai portatori di handicap, etc. E sono tutto cose positive, al di là del credo ideologico di chi le organizza.
Il 15 novembre però, Simone Di Stefano ha fatto un’intervista al “Corriere della Sera” che ci ha fatto capire meglio quanto la distanza tra CasaPound e il Sistema che dice di combattere sia in realtà a geometria variabile. Anzi, sembra proprio un endorsement. Come dire ai lettori del quotidiano snob, laicista e paludato: “Anche noi siamo come voi, che avevate capito?”
Ma se la distanza, come vedremo, tra CasaPound e il sistema è minima, essa non può che essere enorme con noi cattolici integrali che desideriamo combattere e rivoluzionare questo stato di cose, e non su aspetti secondari, ma nel suo nucleo ideologico più intimo. Che coincide con ciò che i Pontefici, almeno un tempo, chiamavano “cultura di morte”.
L’intervistatore Alessandro Trocino non sa attendere molto, e già alla seconda domanda arriva a ciò che più gli interessa, e chiede: “Lei è fascista?”. E lui: “Certo. Siamo gli eredi della tradizione che dopo Rsi e Msi è stata interrotta da Alleanza nazionale”.
Ma nel resto dell’intervista di fascismo vero, reale, storico resta ben poco… sostituito da un fascismo immaginario che ognuno potrebbe crearsi a propria immagine e somiglianza.
Sulle leggi razziali: “Sono state un reato gravissimo da condannare. E un errore perché hanno allontanato gli ebrei dal fascismo, nel quale erano protagonisti”. Sicuro?
Incalza Trocino: “L’apologia di fascismo è ancora un reato in Italia”. Di Stefano: “Essere fascisti no”.
E per significare che la Costituzione non vieterebbe un movimento come il loro, Di Stefano dichiara: “Noi siamo per una strenua difesa della Costituzione”. Sembrerebbe di sentire D’Alema, o Fanfani, o qualcuno dei padri costituenti. Forse Di Stefano ignora che costoro si ispiravano all’anti-fascismo e all’anti-nazionalismo più radicale e ideologico? Eppure è noto a tutti. O crede che Mussolini sia stato appeso a testa in giù, e i fascisti residui in buona parte eliminati fisicamente nel ’45-‘46, per poi fare una Costituzione che riprendeva i valori del fascismo?
Ma quando si hanno le idee poco chiare è facilissimo farsi abbindolare dal sistema e diventarne un portavoce. Sentite qua. “Siete contro l’aborto?” “No, chi vuole abortire deve poterlo fare gratis e in strutture pubbliche”. Ora che l’aborto sia un dogma o forse il dogma del pensiero dominante, probabilmente certi intellettuali di estrema destra lo ignorano. Ma dovrebbe far strano a chi si sente rivoluzionario e controcorrente vedersi assieme alla sinistra ufficiale, all’Onu, a tutte le lobby antinazionali e antipatriottiche del pianeta, ai centri (a)sociali (con cui potrebbero sfilare insieme, mentre noi partecipiamo alla Marcia per la vita…).
Ma se si cede su un punto, la strada verso il nulla è già imboccata.
“L’eutanasia?”. Di Stefano: “Non è il primo problema. Ma chi si vuole togliere la vita deve poterlo fare”. Capito, amici? Già usano il lessico politicamente corretto e servile. “Deve poterlo fare?”. In caso, il suicidio deve poterlo fare. L’eutanasia, è la soppressione indotta dal medico, mediante una azione o una omissione. Ed è più grave del suicidio, poiché si obbliga un terzo, magari contro la sua coscienza, a compiere un delitto, in nome della vera o presunta volontà del paziente. Ma anche qui tra CasaPound e i radicali dell’associazione Luca Coscioni la distanza è zero. Rifletti, giovane patriota, rifletti…
“La pena di morte?”. “Contrari”. Che carino, eh? Che ne pensano Nessuno tocchi Caino e Amnesty? Finora tendevano a sinistra questi propagandisti della cultura di morte, ma ora sanno che anche all’estrema destra dello scacchiere possono contare su sostegni insperati e preziosi. Che il pensiero politico classico (pre-cristiano e cristiano, greco e romano), che secoli e secoli di cultura giuridica europea abbiano ammesso la pena capitale come legittima non conta nulla per questi cantori, a parole, dei valori eterni dell’impero.
Ma sa Di Stefano che il fascismo vietava, nelle sue leggi piuttosto severe, sia l’aborto che l’eutanasia, colpendoli come reati? Sa che il fascismo reintrodusse, dopo il socialista Codice Zanardelli, la pena di morte (Codice Rocco) e che la applicò durante tutto il Ventennio? Sa che l’annosa Questione Romana, apertasi il 20 settembre 1870, fu risolta da Mussolini con il Concordato del ’29 che reintrodusse i crocifissi in tutte le aule pubbliche dello Stato? Sa che fu soppresso dal regime sia il partito comunista che la massoneria, e che fu vietata la pornografia e imposta la censura per gli spettacoli immorali? Sa che in queste ed in altre iniziative di rilievo fu apertamente sostenuto dal Vaticano?
La cultura di morte che oggi si identifica con la cultura ufficiale dell’Unione europea e che viene meticolosamente instillata nelle scuole e nelle università ha ufficialmente un nemico in meno. Peccato.


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