06 novembre 2017

Correctio dubiosa ai teologi


di Satiricus

Cari teologi, scrivo poche righe solo per chiedervi alcune semplici conferme. Diciamo che ho un'altra piccola serie di dubbi da risolvere.

Mi pare chiaro che uno studioso, ricco di titoli, di riconoscimenti e di studi, sufficientemente competente da potersi esprimere in campo teologico e indicare situazioni erronee o ambigue, qualora onori il proprio ruolo ed esprima le sue tesi, per ciò stesso venga deposto e messo a tacere. Direi dunque, prendendo per normativo l’uso ecclesiastico di allontanare simili figuri, che propriamente questo exemplar non vada considerato un teologo, almeno per il grado di inutilità e dispregio che gli viene marchiato indosso. Questo mi è chiaro.

A questo punto nascono i miei dubbi.

Un docente competente, uno studioso profondo, uno che sia in grado di leggere nel dettaglio i nodi teoretici della questione teologica e che si avveda di problemi e inesattezze emergenti, ma che non lo dica e non ne parli. E’ questo un teologo?

Una persona mediocre, utile idiota, inconsapevole di dove stia, incapace di comprendere se non la superficie didattica e scolastica dei discorsi su Dio e sulla fede, per il quale tutto va bene e ogni novità, soprattutto se viene dal Papa, è bella. E’ questo un teologo?

Un meschino, uno che occupa abusivamente poltrone votate alla ricerca del Vero Rivelato, uno che usi tali spazi per agire subdolamente contro la propria fede e religione, una talpa diabolica. E’ questo un teologo?

Perché a me rimane il dubbio mastodontico che per essere teologi oggi bisogna essere o codardi, o stupidi o apostati o tutte e tre le cose insieme. Cari teologi, vi riconoscete in questo ruolo e in questa descrizione? Ma a voi davvero piace spendere una vita, l’unica che avete, così?


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