10 novembre 2017

Dalla filosofia alla psicologia: un esempio di come profanare il sacro (I parte)

di Marco Sambruna

Non c’è dubbio che l’avvento dei mass media abbia provocato il collasso finale di tutto ciò che si può ricondurre al concetto di “sacro” a cominciare dalla religione.
Il successo dei mass media tuttavia non dipende affatto dalla novità della loro proposta.
Il messaggio mass mediatico infatti non fa che reiterare la concezione laicista già divulgata dal protestantesimo, dall’illuminismo, dal positivismo, dal socialismo, dal liberalismo.
Il messaggio è rimasto identico, sono cambiati i metodi della sua divulgazione.

La novità consiste nel fatto che oggi la profanazione del sacro raggiunge immediatamente ogni singolo uomo in maniera diretta senza essere filtrata prima dalle élite culturali o dagli uomini di chiesa che, grazie alla loro conoscenze, erano in grado di bonificare e disinnescare le dinamiche laiciste tese al depotenziamento del sacro prima che queste raggiungessero il popolo cristiano.

In sostanza quella che fino a non molti decenni fa era la custode della fede, cioè la gerarchia ecclesiastica, può per la prima volta nella storia essere bypassata e quindi cessare di essere un ostacolo nel processo di profanazione del sacro, grazie alla pervasività mass mediatica.
Abbiamo modo di osservare oggi come i mass media tendano a profanare il sacro sia a livello culturale, sia a livello antropologico.

A livello culturale la propaganda dei mass media ha operato il processo di profanazione in due fasi: una fase di separazione che qui per brevità chiameremo cut off e una fase successiva di destabilizzazione del sapere.
Il cut off consiste essenzialmente nel recidere il legame che ogni sapere giunto fino a noi dagli albori della storia ha con la sua matrice originale, cioè la concezione metafisica per cui esiste un sistema di valori universali la cui fonte non è umana, ma divina.
Consideriamo tre discipline che per secoli (o millenni) hanno formata in larga misura la coscienza dell’uomo (e qui per “coscienza” intendiamo il modo di percepire sé stessi): filosofia, storia e letteratura trasformate in una loro versione metafisicamente depotenziata costituita rispettivamente da psicologia, sociologia e cronaca descrittiva.

La filosofia ad esempio: essa praticamente, se non ancora del tutto teoreticamente, si è trasformata in psicologia. Non esamina più le regole della condotta umana secondo categorie sacre (e specialmente cristiane), ma, spesso, secondo categorie laiciste.
La filosofia come grande sintesi del discorso sull’uomo e il suo destino si è trasformata in psicologia cioè nella descrizione dei fenomeni intra-umani  che determinano le esperienze della vita intima e le sue proiezioni sulla quotidianità  senza alcun intento edificante.
Alla domanda sul senso della vita e sui destini ultimi dell’uomo tipica della filosofia, si è sostituita l’idea della autonomia individuale tipica della psicologia più direttamente freudiana le cui premesse – come hanno appurato le più acute biografie su Freud – sono materialiste e quindi atee.
Il filosofo storicamente riflette e propone itinerari di sviluppo che si rivolgono alla totalità degli uomini. Le grandi teoresi filosofiche, almeno fino agli esordi della modernità, sono state immani metafisiche simili a cattedrali gotiche che si sono poste come sistemi universali al fine di indicare mete valevoli per tutti.

Lo psicologo invece è fondamentalmente un ascoltatore; il fine del suo ascolto non è quello di indicare un percorso, ma quella di accogliere la personalissima via che ogni cliente ha elaborato da sé, ampliarne la visuale e infine assecondarla come affermazione di conquistata autonomia. Non è importante che questa personalissima via sia virtuosa secondo categorie tradizionali, è fondamentale che sia frutto di una elaborazione personale. La psicologia quindi non ha fini pedagogici e non indica modelli, come faceva la filosofia, ma ha il fine di rendere autonomi.
Rendere autonomi da cosa ? la psicologia sostiene la valorizzazione delle scelte personali e quindi invita a rendersi individualmente autonomi dal pensiero collettivo che domina la nostra epoca, giacché essere autonomi significa emanciparsi da qualcosa che viceversa tende a omologare le individualità nel conformismo di massa.

E poiché il conformismo di massa attuale di stampo laicista invita alla profanazione del sacro, la psicologia dovrebbe favorire l’autonomia personale anche qualora un soggetto voglia intraprendere il cammino opposto, cioè impegnarsi a sacralizzare il profano ad esempio in un percorso di fede.
L’ortodossia freudiana invece non invita affatto a sacralizzare il profano in vista dell’autonomia anche se un soggetto esprime questa tendenza, ma orienta alla profanazione del sacro in vista dell’omologazione conformista che è l’esatto contrario dell’autonomia individuale.
La conseguenza di questa dinamica contraddittoria è dunque quella di predicare la modalità adattiva come una volta si predicavano le virtù cristiane.
Significa che una parte della psicologia invece di emancipare dal pensiero dominante vigente al fine dell’autonomia individuale, invita a trovare delle modalità di sopravvivenza all’interno di quello stesso pensiero mentre la conquista dell’autonomia si identifica quasi sempre con il rifiuto di tutto ciò che sa di tradizione, a cominciare da quella religiosa, spesso considerata un ostacolo lungo il cammino di conquista della propria individualità.

(continua)


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