17 novembre 2017

Don Giacomo Biffi, più vivo che mai


di Giuliano Guzzo

Sicuri che Giacomo Biffi sia morto? Con Cose nuove e cose antiche (Cantagalli, 2017), la raccolta di suoi scritti curata da Pinna e Riserbato, a me il dubbio è venuto. Vi si leggono infatti analisi e pensieri sulla Chiesa non solo ancora attuali, ma più attuali di quando, tra il 1967 e il 1975, vennero scritti. Penso alle considerazioni sulla misericordia, anzitutto da intendersi – secondo l’allora don Giacomo – come «misericordia della verità, che non può essere esercitata senza la condanna esplicita, ferma, costante di ogni travisamento e di ogni alterazione del “deposito” della fede, che va custodito» (p.51).

Mi riferisco, poi, alle vibranti critiche del futuro cardinale contro l’ecclesialmente corretto, tale per cui «ormai non c’è errore che possa essere più condannato entro la cattolicità a meno di peccare contro il dovere primario della comprensione e del dialogo» (p.63); e, ancora, al fatto che «della Trinità, dell’incarnazione, dell’aldilà, dell’inferno, non ci si prendere più la briga di negarli: semplicemente non se ne parla più» (p.103). Memore degli ammonimenti evangelici, Biffi è stato grande pure nel segnalare come le grandi verità morali, oggi, siano accolte «unicamente dai cristiani semplici e ricchi di fede» ma tradite da «molti cattolici fervidi, colti, generosi» (p.119).

Oltre a denunciare – con largo e profetico anticipo – i mali degli ipocredenti odierni, colui che sarebbe divenuto un indimenticabile arcivescovo di Bologna, sapeva però anche suggerire rimedi a cotanto caos: «Dobbiamo riscoprire tutto il valore dei momenti nei quali si tenta di fare un po’ di silenzio e aprirci a Dio» (p. 197). Cose nuove e cose antiche si rivela così molto più di una raccolta di scritti, materializzandosi nelle mani dei lettori come una bussola, un vademecum per orientarsi nonostante tutto, in pratica un manuale di sopravvivenza per cattolici smarriti, decisi a non arrendersi a un tempo dominato da un lacerante paradosso.

Il paradosso – per dirla ancora con don Giacomo – che da una parte «siamo sollecitati a interrogarci sugli argomenti più diversi: inquinamento atmosferico, stabilità politica, violenza o non violenza, moralità pubblica» ma, dall’altra, «del senso della nostra vita, se ci sia di là dell’enigma della morte una speranza, se si possa dare risposta ai problemi eterni circa la nostra origine e il nostro destino, di questo non si può più parlare» (p.176). Sono parole di un’attualità sconvolgente, da sembrare scritte da uno che dalla sua finestra scruta con massima precisione ciò che avviene nel 2017. Sicuri, dunque, che Giacomo Biffi sia morto? E’ un dubbio che non avevo, venutomi grazie a questo libro, che caldamente vi consiglio.

https://giulianoguzzo.com/2017/11/15/don-giacomo-biffi-piu-vivo-che-mai/


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