29 novembre 2017

È tornato don Camillo/34. Gli angeli del Natale. Parte Terza

di Samuele Pinna
Oh, che gioia! Non posso nasconderla né tacerla! Il mio piccolo lettore mi ha scritto di nuovo! E mi ha confidato che adesso ha le idee un po’ più chiare, anche se certe parolone ha dovuto farsele spiegare da mamma e papà. Dopo questa parentesi, dobbiamo però ritornare alla nostra storia, alla prima notte dove tutto incominciò.

Ricordate? Il nostro amico don Augusto dopo una visione a dir poco celestiale era stato assalito da dubbi amletici, poiché molti erano i pensieri che non riusciva a trattenere e che gli uscivano dalla testa e dal cuore. Alla fine, per fortuna, era sprofondato – come ho già raccontato – in un pacifico sonno, quando accadde di nuovo qualcosa di inaspettato.

Non sappiamo se si riposò poco o tanto dopo quella indescrivibile esperienza notturna, ma fu risvegliato da una luce tenue che soffusa rischiarò la sua cameretta, come una lampada troppo piccola per una stanza troppo grande.
Si era svegliato di soprassalto quando notò vicino al letto un altro angelo; a quel punto pensò proprio di avere le trabecole.
«Caro figliolo», sussurrò (gli disse proprio così. Gli angeli sono galantuomini, anzi galantangeli!), «sono stato inviato qui per darti alcune spiegazioni di quello che è successo stanotte e che accadrà anche nelle prossime».
“Anche nelle prossime?”, pensò il povero prete. Quel primo angelo fu l’unico tra quelli che avrebbe incontrato nelle notti successive, che gli rivelò il suo nome. Si chiamava Desiderio. «Sono l’Angelo dell’Attesa», iniziò il suo discorso.
«L’Angelo dell’Attesa?», gli fece eco il nostro don Camillo un po’ intontito. «Sì, si avvicina il santo Natale e dopo il periodo di Avvento, ormai l’attesa per la nascita di Gesù Bambino si sta compiendo».
«L’Angelo dell’Attesa?», ripeté ancora con uno sguardo trasognato. «Già, per ognuno dei nove giorni che anticipano il santo Natale, un angelo veglia in modo particolare, udendo le preghiere di tutti e portandole direttamente a Gesù, che le ascolta volentieri. L’hai visto tu stesso stanotte e hai conosciuto Chi è come Dio?, Forza di Dio, Dio ha curato».
«Michele, Gabriele, Raffaele…?», disse il pretone a voce alta.
«Esatto! Voi li chiamate in questo modo!», rispose compiaciuto l’angelo, il quale si girò come per andarsene.

«Perché sei chiamato l’Angelo dell’Attesa?», domandò a bruciapelo il povero sacerdote, così da fermarlo.
«Pensavo non me lo chiedessi», sospirò l’angelo, semmai gli angeli sospirano, forse rimase imperturbabile eppure l’impressione di don Augusto fu un’altra. “Beh”, mi disse mentre mi raccontava questa fantastica storia, “tu non hai mai visto un angelo sospirare, o no?”. Non potendo ribattere, corsi in ritirata: ripresi calamaio e pennino e continuai a scrivere quanto mi veniva annunciato.

«In realtà», aveva proseguito l’angelo Desiderio, «sono venuto a trovarti proprio per questo motivo. Non capita a nessuno di vederci in conciliabolo in chiesa, ma a te sì, poiché Gesù Bambino vuol farti un dono speciale: stanotte scoprirai un poco il senso del tempo dell’attesa. Non è, però, un segreto che devi custodire gelosamente, ma una gioia che devi annunciare a tutti!».

Ora capirete il senso di questo racconto: essendo il protagonista un reverendissimo reverendo ha preferito lasciare a me il compito di narrare queste strabilianti vicende. Uno dei primi insegnamenti fu quello dell’angelo Desiderio, il quale rivelò al nostro caro pretone che l’attesa è saper aspettare in un modo bello, intelligente, sensato. Attesa, significa tendere a qualcosa. È, però, importante sapere a cosa o a chi. Se non c’è qualcuno da attendere il tempo passa lento e noioso oppure affaccendato e frenetico, ma rimane vuoto, senza senso. Se aspettiamo qualcosa di bello tutto diventa, invece, carico di significato. Ogni minuto, anzi secondo, si riempie di attesa, appunto, e di speranza, di gioia, di entusiasmo, di trepidazione! Siamo pronti, il momento si avvicina: non vediamo letteralmente l’ora e ci siamo preparati a dovere. È come la notte santa di Natale: abbiamo pensato ai doni per i nostri cari, ci siamo messi l’abito più bello, fatto il presepe e l’albero pieno di luci e palline, e i nostri genitori hanno pensato a tante leccornie da mangiare (a Natale si può anche esagerare con i dolci!).

Non basta, però, tutto ciò per rendere il Natale unico, se non è presente colui per cui facciamo festa. L’Angelo dell’Attesa ci ricorda, allora – molto meglio di come faccio io adesso – il motivo per cui aspettare Gesù. Io stesso ho capito che, in fondo, Desiderio ci richiama alla prima candela d’Avvento, la più lontana nel tempo: lì era iniziato il cammino che avrebbe portato all’incontro con il Signore. Non c’è Natale senza di lui! È lui il festeggiato e noi siamo gli invitati. Innanzi tutto, nel sacramento dell’Eucaristia dove si fa presente in modo unico. Se avete occhi attenti anche voi, cari lettori, potrete vederlo come l’ha visto don Augusto nel Coro, dietro all’altare. Provateci! Io l’ho fatto e sono qui a testimoniarlo, a mettere tutto nero su bianco…. Che bello partecipare alla Santa Messa! E a quella di mezzanotte, poi, e nel giorno di Natale!
Riconoscere Gesù come il festeggiato significa mettere pure in pratica il suo insegnamento (l’ha detto Desiderio!). Imparare a essere più gentili, a salutare tutti cordialmente, a non dire brutte parole, a donare un sorriso. Cose da imparare a Natale da Gesù per metterle in pratica tutto l’anno.
Dopo questo lungo discorso, che ho tentato di riassumere, e tantissimi altri che non sono riuscito a trascrivere, don Augusto mi ha confidato che molte delle parole celestiali non è stato capace, nemmeno lui, di ricordarsele (ascoltare Desiderio era un incanto!).
In quella notte fatata, a un certo punto, però, l’Angelo dell’Attesa salutò il suo e nostro amico in talare. Non vi dico quanto don Augusto era dispiaciuto (anche perché le cose belle vorremmo non finissero mai): ciò che diceva Desiderio e la sua compagnia erano, infatti, straordinari! Don Camillo redivivo girò lo sguardo e notò l’ora sulla sveglia: era tardissimo! Come avrebbe fatto ad alzarsi la mattina successiva? Necessitava di qualche ora di sonno. Per fortuna, appena si sistemò le coperte, ritrovandosi solo nella stanza buia, in men che non si dica, si addormentò come un ghiro e col sorriso sulle labbra, ringraziando in cuor suo il Signore per quella visita angelica inaspettata.



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