15 novembre 2017

Giornate mondiali per tutti i gusti, ma le feste cristiane?


di Giorgio Enrico Cavallo


Sul calendario non ci sono ancora, ma è solo questione di poco: dopo la cancellazione dei santi – sfogliate le agende 2018, e se ne trovate una con riportato il santo del giorno avvertiteci – arriveranno loro, le “giornate mondiali”. Ieri, ad esempio, era la “giornata mondiale della gentilezza”, scelta per una fantomatica dichiarazione della gentilezza firmata il 13 novembre 1997. Ieri era la giornata contro la Polmonite. Il 10 novembre quella degli stagisti.

Hanno istituito giornate mondiali di qualunque cosa.  Il 25 settembre è la giornata mondiale dei sogni: evidentemente, la “scienza” ci dice che in quel giorno la gente dorme meglio. Per i romantici, il 6 luglio è la giornata mondiale del bacio: festività, naturalmente, subordinata a quel trionfo del commercio che è san Valentino, ex festa cristiana.  Non hanno ancora sostituito (pare) il 25 dicembre, ma solo perché i teologi del consumismo lo hanno eretto a loro festa-madre, a tal punto che i tentativi di resistere al naturale cambio di nome in “festa d’inverno” et similia sono patetici: da anni il Natale non è più il Natale di Cristo ma quello di Babbo Natale. O Santa Claus. O chi volete voi. Per tanto così, lo chiamino pure “festa della luce” o, meglio ancora, “giornata mondiale del consumismo”, le ambiguità non vanno mai bene.

Proseguendo il nostro fanta-calendario, eccoci al 23 gennaio, festa mondiale delle torte (?), che va a braccetto con la giornata della Nutella, il 5 febbraio. A volte le ricorrenze si accavallano, e ci si trova davanti a scelte amletiche. Il 21 marzo dovremo ricordarci della giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, oppure festeggiare il giorno della pace interiore? Sempre lo stesso 21 marzo, ecco a voi la giornata per la Sindrome di Down e la Giornata mondiale della poesia.

Si tratta – lo avrete capito – del tentativo di istituire un contro-calendario sullo stile di quello rivoluzionario francese o russo: nuove ricorrenze e nuove festività, alcune delle quali sono ormai diventate “di precetto”, come il Giorno della Memoria. Che – intendiamoci – è una data certamente significativa, ma per noi è giusto un passo sotto il Natale o le ricorrenze religiose della Chiesa. E i nostri santi? Epurati, ovviamente: il 3 ottobre, memoria di san Francesco, assistiamo ad una non meglio precisata Giornata dell’Accoglienza (ma va?). L’8 settembre, Natività di Maria, è la Giornata dell’Alfabetizzazione. Il 7 ottobre, Madonna del Rosario, è la Giornata mondiale dell’Infanzia. Eccetera.

Il bello è che anche i Vaticano da un po’ di tempo ha iniziato a cerchiettare alcune di queste feste sul calendario. Abbiamo così i messaggi del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni, del malato, dell’alimentazione, della gioventù, delle migrazioni… e grazie, ci sono anche le Giornate missionarie mondiali e quelle della vita consacrata, ma restano sempre contentini e comunque noi siamo malpensanti e non crediamo che in un’agenda del futuro troveranno mai spazio. Saranno sostituite con qualcosa di simile alla giornata degli abbracci (23 giugno). O della felicità (20 marzo).

Ridendo e scherzando, teniamoci stretto il nostro calendario, finché c’è. E magari prendiamo l’abitudine di ricordare a memoria le festività più significative, facendo magari gli auguri per l’onomastico prima ancora che per il compleanno. Prima che i nostri santi scompaiano del tutto dal calendario, sostituiti da orrori consumistici come Halloween o da pittoresche giornate mondiali, essi devono vivere in noi.


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