06 novembre 2017

Irlanda, isola di smeraldo e di santi


di Roberto De Albentiis

Da poco passato il 1° novembre, siamo nell’Ottava di Tutti i Santi, che ci fa rivivere e ripetere le letture e le preghiere della grande solennità di tutti i beati festanti del Paradiso; gli altari sono ancora decorati e bardati e i reliquiari sono esposti alla solenne venerazione dei fedeli (nelle chiese che ancora li espongono, chiaro), la Chiesa vuole con ciò farci penetrare ancora di più il mistero della Gerusalemme Celeste, per farci tenere alto lo sguardo!
Nel mese di novembre è tradizione che ogni famiglia religiosa festeggi, in suoi giorni appropriati, i propri Tutti i Santi e i propri Defunti, e ciò può avvenire nei primi giorni del mese (ad esempio i domenicani festeggiano il loro Ognissanti il giorno 7) oppure in altra data (i francescani, invece, lo festeggiano opportunamente il 29 novembre, anniversario della Regola di San Francesco); oggi, 6 novembre, la Chiesa Cattolica festeggia Tutti i Santi Irlandesi, e specialmente lo fa la Chiesa Cattolica in Irlanda.
A lungo, cattolicesimo e Irlanda è stato un binomio inscindibile, ma purtroppo così non è più, e per quanto la Chiesa Cattolica irlandese non abbia conosciuto i disastri teologici e liturgici delle corrispettive Chiese Cattoliche di Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Benelux e Germania, sta conoscendo da anni una forte crisi che peraltro si è riversata sulla società irlandese, divenuta ormai molto secolarizzata; ma non è sempre stato così in passato, anzi!
L’Irlanda, non conquistata dai Romani (anche se singoli generali ed esploratori l’avevano circumnavigata) era stata comunque evangelizzata da alcuni missionari itineranti, che però non avevano potuto scalfire il forte paganesimo druidico allora diffuso; toccò a San Patrizio, inglese catturato da pirati irlandesi, divenire l’evangelizzatore di quel popolo che si sarebbe mostrato assai ricettivo alla sua predicazione semplice e appassionata. San Patrizio, da semplice fedele prima e da monaco e poi vescovo-abate poi, percorse tutta l’Irlanda (tanto che non c’è città irlandese dove non ci sia una chiesa a lui dedicata), battezzando ed evangelizzando, e salvando anche ciò che della cultura pagana era buono e poteva essere impiantato nella nuova fede, come la forte religiosità e il forte amore per la natura che avevano gli uomini e i druidi irlandesi.
Dalla predicazione di San Patrizio derivò una fortissima fede che trasformò la società irlandese: chiese sorsero al posto dei templi e degli altari pagani, i villaggi semi-nomadi divennero in muratura, sorsero monasteri che divennero centri non solo di spiritualità ma anche di cultura; i capiclan e i monarchi si fecero i primi promotori della nuova fede e monaci, vescovi e abati con la loro vita esemplare e la loro predicazione la rafforzavano. E dopo averla rafforzata in Irlanda, la rafforzavano o addirittura diffondevano nuovamente in Europa, in Inghilterra prima e da lì in Gallia, in Italia, in Germania: molti santi venerati in Italia sono in realtà irlandesi (San Donato di Fiesole e San Cataldo di Taranto, ad esempio), come anche molte fondazioni monastiche (si pensi a Luxeuil e Bobbio, fondate da un celebre irlandese, San Colombano).
Di molti santi spesso non ne rimaneva che il nome, a volte assurdo e impronunciabile, e però gli irlandesi ne tenevano viva la memoria con la costruzione di chiese e la celebrazione di feste; praticamente ogni città irlandese aveva un proprio santo specifico o una chiesa dedicata ai più diversi beati, e queste chiese in pietra, dalla caratteristica costruzione, sono spesso rimaste ancora oggi!
Purtroppo una grave prova attendeva un popolo così fedele, la Riforma protestante: conquistata dalla vicina Inghilterra, l’Irlanda si vide ridotta nei suoi diritti e prerogative, e soprattutto nell’esercizio del suo culto cattolico; per secoli i re inglesi provarono ad estirpare il cattolicesimo e ad imporre il protestantesimo (prima anglicano, poi calvinista-presbiteriano) con la forza; da ultimo, gli inglesi approfittarono della disastrosa Great Famine di metà XIX secolo per risolvere una volta per tutte il problema di quel fiero popolo che non voleva sottomettersi alla Corona e alla tiara di Canterbury. Gli irlandesi morirono a milioni, e i pochi superstiti emigrarono in Inghilterra e negli Stati Uniti, tanto che ancora oggi l’Irlanda è l’unico Paese che ha meno abitanti di quanti ne avesse nell’Ottocento; gli emigranti portarono con loro la loro fede e, ad esempio negli Stati Uniti, costruirono tipiche e magnificenti chiese neo-gotiche, ancora oggi assai belle, mentre i superstiti tenevano con sé la loro fede temprata dalle persecuzioni e dalla fame. Fede che, nel Novecento, univa gli irlandesi anche a discapito della guerra civile scoppiata dopo l’indipendenza dall’Inghilterra e della divisione ancora perdurante che si vede in Eire, facente parte dell’Inghilterra.
Proprio a motivo di questa forte fede l’Irlanda è sotto attacco, attacco al momento vinto con l’introduzione del divorzio (1995) e l’approvazione delle nozze gay (2015) e, spiace dirlo, permesso anche dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, da Oltretevere soprattutto; la prossima battaglia riguarda l’introduzione dell’aborto, dal momento che l’Irlanda è ancora oggi uno dei pochi Paesi che non lo permette, e sarà una battaglia decisiva, cui possiamo e dobbiamo contribuire con la giusta informazione e soprattutto la preghiera
L’Irlanda ha dato alla Chiesa non solo numerosissimi santi di primo piano (San Patrizio, Santa Brigida, San Columba e San Colombano, San Brendano, il Beato Marmion), ma le stesse feste di Ognissanti e dei Defunti così come le conosciamo ancora oggi in Occidente derivano dall’adozione, da parte di Roma, di date irlandesi, utilizzate per cristianizzare precedenti costumi celtici; ecco perché possiamo e dobbiamo celebrare anche noi, in Italia come nel resto del mondo, la Festa di Tutti i Santi Irlandesi! Perché non si può essere cattolici se non si è, idealmente, almeno un po’ irlandesi!
Durante il mio viaggio a Dublino comprai in un negozio di libri usati, tra le altre cose, un piccolo messalino del 1954, che utilizzo ancora adesso; come in ogni messalino antico, la parte finale contiene le Missae pro aliquibus locis, i testi delle Messe da dire in particolari luoghi, nazioni o famiglie religiose. Ebbene, questa parte di questo messalino irlandese è la più grossa che abbia mai visto! Non c’è mese in cui non ci sia una festa di un santo irlandese, spesso un vescovo-abate o una pia monaca, che magari non ci dice nulla o di cui non abbiamo notizie, ma che ci riportano a secoli fiorenti di un cristianesimo fresco, coraggioso, nascente! A tutti voi, buona festa di Tutti i Santi Irlandesi!



Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

0 commenti :

Posta un commento