05 novembre 2017

Luoghi e devozioni della Basilicata. Genzano di Lucania (I parte)

di Marco Muscillo
Siamo ora giunti all’ultima tappa del nostro viaggio, che è anche il mio paese d’origine. Chiedo perdono quindi se, per amor patrio, probabilmente mi dilungherò un po’ di più nel raccontarvi di Genzano di Lucania.

Fortunatamente per raccontarvi in maniera più approfondita la storia di questo paese, posso attingere a materiale prodotto da ammirevoli studiosi locali (sono facilmente reperibili i libri su Genzano scritti dal professor Michele Battaglino, sui quali io mi baserò per gran parte).

Il borgo di Genzano si divide in due zone principali: quello che comunemente viene detto “paese vecchio”, ossia il nucleo più antico e centro storico del paese, e il paese nuovo.
Il centro storico, abitato fino alla fine del ‘600, è costituito da uno sperone rivolto verso nord e circondato da tre valloni, a ovest, a nord e a est. L’abitato antico si dispone da nord, partendo dall’ex convento di Santa Chiara e alla chiesa dell’Annunziata, fino a sud. Qui, su una collinetta soprastante, dove ora sorge il municipio cittadino, vi era un tempo il castello feudale.
Appare evidente che il borgo di Genzano sia nato per motivi di sicurezza. Tutta l’area del centro storico è strutturata in modo tale da difendersi bene.

L’origine del paese è ancora in fase di studio e complicata, vista la scarsa documentazione sopravvissuta a incendi, furti e incuranza. Diverse sono le ipotesi fatte. Considerando già il nome di Genzano è palese pensare a un’origine latina (con il termine “Gens” alla radice del nome). Per questo molti hanno pensato a Genzano come ad un pago “Gentianum” dipendente dalla più importante Bantia. Eppure nell’area del vecchio abitato, che nel corso dei secoli è stata ricostruita sempre su strutture di edifici precedenti, non sono mai rinvenuti reperti e oggetti di epoca romana o del periodo precedente. Al contrario, l’area rurale e del contado appartenente al comune di Genzano (Pago, Pila grande e la zona di Monteserico) è abbastanza ricca di ritrovamenti.

Questo ha fatto supporre che l’insediamento più antico non si collocasse dove oggi sorge il paese, ma piuttosto nelle contrade circostanti (a circa 4 km dal centro storico, dove probabilmente sorgeva un villaggio chiamato “Fhestulae”) e che, forse per motivi di sicurezza, ad un certo punto gli abitanti si siano dovuti trasferire nell’attuale “paese vecchio” (che dai ritrovamenti non sembra più antico del VIII-IX secolo). Tuttavia scavi archeologici approfonditi non sono mai stati fatti e considerando anche la scarsa documentazione, per ora è possibile solo fare delle ipotesi, né è possibile confermarne altre che vedono un’origine ancora più antica del paese.

A proposito di questo, a Genzano è popolare una leggenda che vedrebbe l’origine del nome “Genzano” dai nomi di due amanti “Jens” e “San” che io ora riporterò citando il libro “Genzano di Basilicata – Cronografia” scritto dal genzanese Ettore Lorito, libro che potete consultare liberamente in rete :

“Si narra che Jens, oltre ad essere il più bello dei giovani pastori della regione, era un valentissimo cacciatore ed un divino suonatore di flauto. Le melodie che ricavava dal suo magico strumento incantavano anche le belve più feroci.
La fama del prodigioso pastore arrivò sino al Re dei Vasi o Basi che lo fece cercare per sollevare il velo di improvvisa tristezza abbattutasi sull'animo della bella figliola.
Le misteriose melodie incantarono quelle rozze anime primitive e fecero ritornare il sorriso sulle labbra della superba San.
Ma a poco a poco quelle note scesero nel cuore della giovinetta... e fiorì l'amore.
I due giovani si amarono in silenzio con la schiettezza e la violenza delle anime semplici. Una notte scomparve il canoro pastore e, con lui, la bella San.
I giovani innamorati salirono, per sentieri impraticabili, lungo le rive del Bradano sino alle caverne abitate dalla famiglia di Jens inutilmente inseguiti dagli scherani del furibondo Re.
Per onorare la bellissima ospite e Regina e per darle un degno e più sicuro ricovero, si decise di fondare una nuova sede sulla collina che dominava le caverne fino a quel momento abitate, sede che dal nome dei fortunati amanti, si chiamò: Jénsan', indi Jénzano, poi Gensano sino alla fine del 1600, ed in ultimo Genzano.” 
 
Il prof. Battaglino, nelle sue ipotesi, ci vede un fondo di verità: Jens rappresenterebbe i pastori che occupavano sporadicamente già lo sperone del “paese vecchio” e i valloni circostanti e San rappresenterebbe la gente dell’antico e civilizzato pago. Dalla loro coabitazione sarebbe nato il borgo che conosciamo.
Il territorio nel quale si erge il paese di Genzano è alquanto selvaggio e roccioso, pieno di grotte e antri che in passato sono state le dimore di eremiti e monaci basiliani che insediatisi, probabilmente diedero il nome all’attuale “Vallone dei Greci”. Capirete l’importanza di questi monaci più avanti, quando vi parlerò di un miracoloso ritrovamento nella zona detta Capo d’Acqua.

Un’altra leggenda vuole che proprio a Genzano passò e addirittura visse Sant’Antonio Abate. Il santo egiziano è insieme a Maria SS. Delle Grazie, il patrono del paese. Sembra che verso la metà del VI secolo i romani d’Oriente posero d’assedio Genzano, che non voleva sottomettersi al dominio greco. La cittadina oppose un’eroica resistenza che spazientì gli assedianti, i quali, ottenuti rinforzi, piazzarono le macchine d’assedio sopra una collina vicina all’abitato antico, detta Montefreddo, con l’intenzione di radere al suolo il paese. L’attacco era fissato per il 17 gennaio del 554 (prenderei le date con le pinze: le guerre greco-gotiche hanno termine nel 553, anche se nell’ottobre del ’54 si combatte ancora in Campania la battaglia del Volturno), ma nella notte del 16, una nevicata ricoprì di neve l’accampamento nemico e ghiacciò le macchine d’assedio. Il maltempo durò più di un mese e i greci dovettero ritirarsi. Gli abitanti di Genzano attribuirono a Sant’Antonio Abate (proprio il 17 gennaio ricorre la sua memoria) l’intervento miracoloso. Per secoli, lo stemma cittadino di Genzano rappresentava Sant’Antonio Abate accompagnato da un maialino.

Non sappiamo se il culto del santo sia davvero così antico, è più probabile che fu portato a Genzano, come in tutto il Regno di Napoli, in epoca angioina dagli antoniani di Vienne, comunità inizialmente sottomessa ai benedettini e trasformata poi in ordine religioso da Bonifacio VIII nel 1297 con la bolla “Ad apostolicae dignitatis”. A Genzano erano presenti in passato sia una badia benedettina dedicata a san Leonardo e sia un ospedale la cui ubicazione è attualmente sconosciuta. Inoltre, uno dei Valloni che delimitano il “paese vecchio” è detto di Sant’Antonio e secondo alcune fonti, in quella zona, vicino ad una fonte d’acqua lungo la strada principale che conduceva alla porta cittadina e al centro abitato, vi era sicuramente una chiesa dedicata al santo.
Queste terre furono teatro delle guerre greco-gotiche, poi anche Genzano entrò a far parte del Ducato di Benevento; con la riconquista bizantina, poi, anche questo luogo, come tanti altri centri della zona, si trovò in un territorio intermedio, crocevia tra il regno longobardo e quello greco.
Durante la guerra normanno-bizantina nel 1041, tra Montepeloso e Monteserico, ad est di Genzano, si scontrarono gli eserciti del normanno Atenolfo e dal greco Bogiovanni II: i normanni posero a Monteserico il loro accampamento. Nel 1042, Asclettino Drengot, divenne conte di Acerenza in seguito all’accordo stipulato a Melfi fra i dodici capi normanni e si sistemò nel castello di Genzano (segno che il centro di Genzano già c’era ed era abbastanza fiorente). Gli succedette il fratello Sarulo, che nel 1047 accoglie qui Riccardo, fratello di Asclettino II conte di Aversa, associandolo alla signoria. Questa è la prima volta che Genzano appare nelle fonti scritte.


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