13 novembre 2017

Preti fantastici e dove trovarli


di Manlio Rossi

Nei giorni in cui molti sacerdoti vengono zittiti o minacciati in quanto si sono espressi a favore della Romana Chiesa, ci si può domandare retoricamente: che fine faranno i sacerdoti ligi al dovere ed alla loro vocazione? E con chi saranno “rimpiazzati”?
La domanda non è così retorica come può sembrare. La spaccatura interna alla Chiesa è evidente e, benché i tempi odierni abbiano più che mai bisogno di sant’uomini alla stregua del Curato d’Ars, ci rendiamo conto che il panorama dei pastori promossi dalla “Chiesa della misericordia” non è esattamente quello che potremmo dire entusiasmante. Anzi. Le cronache ci presentano dei figuri che, a suo tempo, sarebbero stati presi a pancate da don Camillo. E oggi ricevono gli applausi del mondo.
Noi sappiamo che l’applauso del mondo non è proprio ciò che un cattolico dovrebbe desiderare. Sarebbe da dirlo anche a loro. Magari, a quel don Mario Marchiori, parroco che ha ospitato l’atea abortista Bonino per una simpatica serata all’insegna del buon gusto. Ne abbiamo già parlato, ma qualcuno si è preso la briga di andare a scavare nel passato del nostro, ripescando un aneddoto delizioso, di quelli da raccontare con gli occhioni lacrimoni. Ebbene, è con tanta commozione che apprendiamo come il nostro abbia dato l’Eucaristia anche ad un musulmano; questi, che non ci capiva un’acca, se l’è messa in tasca. «Non mi sfiorò minimamente il pensiero del sacrilegio, della profanazione, dell'indegnità, di un divieto o di un delicato rimprovero». E niente, viene da domandarsi come don Mario giustifichi questa disparità di trattamento rispetto, ad esempio, ai bambini che devono ancora fare la prima comunione. Ma come, ai musulmani sì, e a loro no? Boh.
Altro giro, altra corsa. Il nostro vecchio amico padre James Martin, gesuita (ma va?) e consulente del Segretariato per le Comunicazioni del Vaticano, si è più volte lasciato andare a surreali svarioni difendendo a spada tratta la causa omosessualista. Di più: per il nostro, «Gesù oggi siederebbe tra gli LGBT». Inutile ricordargli che forse ci andrebbe per chiedere la loro conversione e non per partecipare ad un festino; eppure, lui ne è convinto: in Paradiso ci sono anche dei santi gay. Vabbè, dai, siamo misericordiosi e sui suoi deliri stendiamo un velo pietoso.
Vogliamo parlare del prete che, a Schio, ha avuto la brillante idea di benedire le fedi nuziali di una coppia di lesbiche? Pronti con i fazzoletti per arginare il fiume di lacrime e di commozione? Ecco: due ragazze volevano coronare il loro sogno d’amore (?) e il prete ha benedetto gli anelli, non potendo svolgere il rito in chiesa. Chissà, magari tra qualche anno, visto l’andazzo che stanno prendendo le cose, potrà anche farlo.
Tutti questi creativi, questi bislacchi – eufemismi – sacerdoti sono cattivi maestri: danneggiano il popolo di Dio più di quanto abbiano fatto due secoli di predicazione atea e massonica, perché non fanno altro che disorientarlo.
Sarà per questo che Bergoglio, nell’ultimo concistoro, voleva pescare le berrette rosse dal mondo dei laici: per cercare la qualità. E infatti stava pensando – squillo di trombe! – ad Enzo Bianchi e ad Andrea Riccardi.
In questo squallido panorama, possiamo soltanto domandarci: perché per esempio don Minutella è stato scomunicato e questi figuri no? Perché i francescani dell’Immacolata sono ancora commissariati mentre si promuovono questi ambigui personaggi? Perché i tanti parroci fedeli all’insegnamento della Chiesa sono ridotti al silenzio e vengono fatti parlare questi ciarlatani? Qualcuno ci risponda, perché sembra che in Vaticano non abbiano le idee ben chiare sul mestiere del sacerdozio e sulla missione della Chiesa.


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