08 novembre 2017

Quattro martiri coronati


di Alfredo Incollingo

A Sirmio, nell'antica Pannonia, quattro scappellini, Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castorio, professavano di nascosto la fede cristiana per non incorrere nella condanna a morte. L'imperatore Diocleziano infatti aveva inasprito la persecuzione contro i cristiani e la Chiesa Cattolica rischiava di cadere sotto i colpi dei soldati romani. Bastava il sospetto di vivere il Vangelo per essere arrestati e torturati. L'imperatore si recò personalmente a Sirmio per acquistare alcuni marmi pregiati: aveva intenzione di farsi scolpire una statua del dio Esculapio. Si rivolse ai quattro scalpellini, che erano esperti e noti artigiani, per commissionare l'opera. Li stimava e conosceva la loro fama di essere artisti “divini”: si pensava che usassero formule sacre per forgiare le loro statue. In realtà, prima di iniziare qualsiasi lavoro, facevano il segno della Croce e chiedevano la Grazia di Dio per santificare le loro statue. La richiesta di Diocleziano era per loro inaccettabile e infatti si rifiutarono di esaudire la volontà dell'imperatore, confessando di essere cristiani. Furono arrestati e lapidati dal tribuno Lampedio per costringerli all'abiura. Siccome resistettero, si emise una rapida e inevitabile condanna a morte: furono chiusi in casse di piombo e gettati in un fiume. Fu la pietà di un loro confratello, San Simplicio, a salvare i loro corpi dai pesci: l'uomo venne scoperto e anche lui condannato a morte.


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