26 novembre 2017

Torna la menzogna della “benedetta schiavitù”


di Gianmaria Spagnoletti

Nei giorni scorsi un noto quotidiano a diffusione nazionale ha riportato in auge la “leggenda nera” della schiavitù benedetta e approvata dalla Chiesa cattolica. L’occasione è stata data dalla recensione al libro di un prete cattolico nigeriano sull’argomento, presentato quasi come un “mea culpa” della parte in causa. Non so se il libro in questione lo sia davvero, ma la falsificazione del quotidiano è talmente evidente da meritare una rettifica, specie per il fatto che rischia di “oscurare” in qualche modo la notizia, trapelata da poco, di vere e proprie aste di schiavi che avvengono in Libia.
Giova ricordare che nell’antichità la schiavitù era universalmente accettata, ed era normale chiamare gli schiavi “attrezzi parlanti”. La novità è arrivata solo grazie al Cristianesimo, come ci testimonia la lettera di Paolo a Filemone dove l’Apostolo raccomanda all’amico di riprendere con sé lo schiavo Onesimo e di trattarlo come un “fratello carissimo”. È una risposta rivoluzionaria, se si considera che la normale punizione per uno schiavo fuggitivo era la marchiatura a fuoco. La generale opposizione della Chiesa alla schiavitù viene sintetizzata da S. Tommaso d’Aquino, che la pone in contrasto con la legge naturale, secondo cui ogni creatura razionale ha diritto alla giustizia. Secondo l’Aquinate l’autorità si basa sulla ragione, non sulla coercizione, perché “per sua natura un uomo non è destinato a usare un altro uomo come mezzo, ma come fine”. E inoltre distingue tra due tipi di autorità: quella buona, dove i capi lavorano per il bene dei loro sudditi; quella cattiva, dove i capi invece sfruttano i sudditi solo per il proprio vantaggio. E data l’autorevolezza di Tommaso, la sua posizione divenne poi quella ufficiale della Chiesa.
Anche se non tutti i Papi osservarono questa regola morale (Innocenzo VIII ebbe schiavi mori, ma la sua condotta fu tutt’altro che cristallina anche in altri aspetti), essa rimase comunque la “linea ufficiale” della Chiesa, che comunque i pontefici faticarono non poco a far rispettare, benché Eugenio IV con la bolla “Sicut Dudum”, e Paolo III con la “Veritas Ipsa” e il breve “Altitudo divini Consilii” avessero riaffermato la piena umanità degli schiavi e la condanna della schiavitù, sotto pena di scomunica.
Fu proprio la certezza che gli amerindi erano uomini come gli altri e quindi potevano essere evangelizzati, che spinse i Gesuiti a creare le "Reducciones": vere e proprie città (nei territori degli attuali Argentina e Paraguay) dove aiutarono gli indios a costruire vere e proprie città in mezzo alla giungla, perfettamente autonome e economicamente fiorenti. Tuttavia fu proprio la loro ricchezza a ingolosire spagnoli e portoghesi: dopo aver causato lo scioglimento della Compagnia di Gesù ed averne cacciati i membri dal continente americano sotto la falsa accusa di complotto, gli schiavisti spagnoli e portoghesi riuscirono a impadronirsi "a mano armata" delle Reducciones, e a deportare gli abitanti (ne parla il film "The Mission" di Roland Joffé, 1986).
Spetta poi al bresciano Daniele Comboni, vescovo di Khartoum, il merito di aver centrato la propria missione sul "salvare l'Africa con l'Africa", cioè dare agli africani gli strumenti per risollevarsi da soli. Comboni si dedicò alla formazione di molti giovani riscattati dalla schiavitù, e naturalmente ciò gli attirò l'odio dei mercanti di schiavi.
Insomma, la verità storica è ben diversa da quella "riscritta" da certi giornali, e ci sorprende scagionando quelli che credevamo essere i "cattivi" e che invece dimostrano di essere stati paladini della libertà con secoli di anticipo.



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