15 novembre 2017

Unità dei cristiani: l'incubo continua


di Satiricus

“Potente è la tua mano Signore” così titola il sussidio per la settimana dedicata alla preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2018) e fin dal titolo ci fa sorridere: se la mano del Signore è tanto potente, perché architettare una mole di stravaganze umane al fine di affastellare un’apparenza di unità che il vestito di Arlecchino a confronto è uno smoking? Perché non lasciare che il Signore agisca secondo i mezzi suoi propri: Grazia e sacramenti?

Non c’è niente da fare, le iniziative per l’unità dei cristiani si confermano tra le situazioni più ridicole in cui la Catholica va a tuffarsi regolarmente.
Sfoglio il libretto - e mi rifiuto di perdere tempo in una analisi serrata - ma subito saltano all’occhio due stramberie. Due, e poi chiudo l’opuscolo e mi dedico ad altro.

La prima è nella Introduzione, che purtroppo ci getta in faccia una secchiata gelata e fetida: “Nel 2017 abbiamo ricordato i cinquecento anni della Riforma di Lutero. Anche in questa occasione, pur nel dolore della divisione creata nella cristianità dell’occidente, dobbiamo sottolineare l’aspetto positivo della Riforma, che ha costituito un appello continuo ad unirci nel canto di lode a Dio”. Aiuto. Anzitutto speravo che la pagliacciata filo-luterana finisse col 2017, invece qua ci toccano gli strascichi del post-sbornia (Dio non voglia che abbiamo contratto un’epatite cronica!). In secondo luogo non è corretto né completo dire che vi è una “divisione creata nella cristianità dell’occidente”: la divisione è stata “creata” da Lutero, ed è una divisione di e in tutta la Chiesa. Infine - dico infine perché non vado a leggere altro, non perché mi illuda che le facezie si chiudano qui - mi è molto poco chiaro in che senso la “Riforma” (la Rivoluzione luterana) abbia aspetti positivi e particolarmente in che senso l’aspetto positivo sia un “appello continuo ad unirci nel canto di lode a Dio”. Per poco che ne capisco, Lutero ha demolito la vita consacrata, ergo ha demolito il coro, ergo ha interrotto la lode costante che la Chiesa alzava tradizionalmente a Dio. Povero me, povero scemo che continuo a cercare semi di intelligenza nei documenti episcopali! Meno male che i Pastori facentefunzione sono tutti un po’ comunisti, altrimenti mi attendevo da loro pure l’elogio di Mussolini ‘perché ci ha insegnato a valorizzare lo sport nei fine settimana’. Molto grande dev’essere il mio peccato per meritarmi delle guide siffatte. E niente, siamo nella chiesa di Francesco, dove la retorica propagandistica prevale sulla Verità e persino sul buon senso.

La seconda osservazione però mi permette di rilanciare una tesi cui sono affezionato - nihil novi, beninteso - e che attenua le responsabilità dei franceschisti vari. Al capitolo V si propone la recita del Credo. Meno male, direte voi. Mica tanto, aggiungo io. Il Credo proposto è epurato del “Filioque”. Lo Spirito Santo, udite udite, non procede più dal Padre e dal Figlio, ma solo dal Padre. Eresia anti-nicena, verrebbe da urlare. E verrebbe da aggiungere una lunga lista di improperi alle curie che in questo clima di Chiesa liquida liquidano il cattolicesimo. Non fosse che il testo proposto non è un parto sic et simpliciter del clima franceschiano, bensì recupera un testo analogo già usato nel lontano 1984 a Riva del Garda nell’incontro delle chiese europee e delle conferenze episcopali europee (KEK & CCEE). A dire che l’assurdo ci contamina da decenni ormai, e che la linea di Francesco non ha che sdoganato quelle aberrazioni cui i pontefici precedenti indulgevano in piccole dosi.

Chiudo e lascio a voi ulteriori giudizi, citando due autori che mi sono cari.

Il primo è Romano Amerio di cui cito non una frase bensì un’opera, Iota unum, edita nel 1985 a denuncia definitiva dell’inappropriatezza filologica, filosofica e teologica dell’andazzo pre-in-post conciliare. La cultura cattolica fece la scelta di liquidare il capolavoro e di relegarlo a lettura per le riserve tradizionaliste. Lo accettiamo. Però non lamentiamoci oggi del nulla in cui stiamo rotolando, con annesse retoriche irrazionali e pseudo-teologiche.
Il secondo è Ernst Hello che ci ha insegnato, nel capitolo di apertura al suo “L’uomo”, “l’uomo morto ha perduto il senso dell’unità [...] In cambio compone una parodia satanica dell’unità; cerca di amare insieme il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto; non sempre si adira, almeno in apparenza, se si affermano i dogmi, ma preferisce che si neghino. Non avendo voluto unire ciò che è unito, credere a tutta la verità, conciliare ciò che è conciliabile, cerca di unire ciò che è necessariamente ed eternamente contraddittorio, di credere insieme alla verità e all’errore, di conciliare il Sì e il No; non avendo voluto amare Dio tutto intiero, cerca di amare insieme Dio e il diavolo: ma è l’ultimo che preferisce” (ed. R. Carabba, pp. 19-20).


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1 commento :

  1. Ma perché poi tanto amore per Lutero? E Zwingli, Calvino, Enrico VIII, i mormoni, i quaccheri, i testimoni di geova...? Perché a loro niente? "Ma Lutero è stato il primo". Ma manco per sogno! Ben prima c'erano stati Arnaldo da Brescia, Valdo, Fra Dolcino, Wyclif, Hus, e se vi va a rileggere cosa hanno detto, spesso si tratta delle stesse cose che Lutero ha ripetuto secoli dopo. L'assunzione di Lutero come bandiera tradisce insomma la ricerca superficiale di un uomo-immagine al di là di ogni seria considerazione teologica e storica.

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