26 novembre 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Salus populi romani (Parte LXX)


di Alfredo Incollingo

Si racconta che san Luca avesse dipinto personalmente un'icona della Vergine Maria con il Bambino in braccio. Le sue pennellate resero speciale quella raffigurazione, tant'è che fin dall'antichità è venerata e custodita come una reliquia. Questa antichissima icona mariana, che è stata poi soprannominata “Salus populi romani” (in italiano, “Salvezza del popolo romano), è ancora oggi riconosciuta quale protettrice della città. In tempi antichi venne collocata nel battistero della basilica di Santa Maria Maggiore e nel 1613 venne edificata da papa Paolo V Borghese, dal quale prende il nome,  la “Cappella Paolina” per sistemarla in un luogo di culto riservato. I romani l'hanno sempre ritenuta un'immagine miracolosa, avendo salvato la loro città e la Cristianità da numerosi pericoli: per sua intercessione, ad esempio, la flotta cristiana vinse a Lepanto le navi ottomane il 7 ottobre 1571. I miracoli della “Salus populi romani” sono numerosi e salvarono Roma da epidemie e da nemici acerrimi, con nel 593, quando san Gregorio Magno la portò in processione per far cessare la peste, o nel 1837, invocata da papa Gregorio XVI per fermare il colera. Per questa ragione la devozione popolare l'ha sempre tenuta in grande considerazione, nonostante le icone mariane miracolose siano numerose in città. Anche i papi le riservarono una speciale fedeltà. Nel 1240 papa Gregorio IX la incoronò “Regina del Cielo” e molti secoli dopo, nel 1954, il mariano Pio XII la intronizzò “Regina del Mondo” nella basilica di San Pietro in Vaticano. Allo stesso modo san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I l'hanno pregata per il bene dei romani e della Chiesa Cattolica.
Il viaggio continua.



Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

0 commenti :

Posta un commento