21 dicembre 2017

Argento e Luxuria. Tutti contro il pessimo maschio occidentale?

di Lorenzo Zuppini
Si è sempre trattato di una rissa sgradevole che, come quasi sempre accade, lascia il tempo che trova. Si tratta oltretutto di duellanti che di peso culturale e personale ne hanno ben poco, o almeno questo è il mio modesto parere. Oppure volete dirmi che Vladimir Luxuria e Asia Argento rappresentano le colonne portanti di questo Occidente? Suvvia siamo seri. Né loro, né quella valle di lacrime alimentata dal piagnisteo trendy e modaiolo di tutti i protettori delle non-minoranze, non-violentate e non-odiate. Donne, gay, bisessuali, transessuali e chi più ne ha più ne metta. È un palco di figurine intercambiabili incapaci di una qualsiasi riflessione che vada oltre la punta del loro naso rifatto, che vada oltre la regola delle finte minoranze a rischio d’estinzione per via della solita cattiveria insita in quell’uomo occidentale bianco responsabile di ogni catastrofe, dall’orso polare magro che muore di fame, al femminicidio ogni tre giorni. E poco importa se il fratello islamico infibula la moglie, la copre con l’osceno burqa, fa maritare la figlia ancora minorenne, oppure impicca gli omosessuali in ossequio ad una legge di Stato. La colpa è nostra e che quel faro di speranza per una redenzione occidentale sia ben accolto a casa nostra. Non sto divagando.

La vicende a luci rosse, e di certo non di cronaca nera, del sofà del produttore cinematografico che potrebbe raccontare le storie di mille amplessi ed effusioni intercorse tra il potente del cinema e le belle attrici, è roba risaputa e accettata in ossequio ad un principio consistente nel lasciare ad ognuno di noi la libertà di fare del proprio corpo ciò che preferiamo. La legge deve intervenire in punta dei piedi, certamente senza spiare, origliare, pedinare i concubini o gli amanti, senza ergersi a potere moralista, bacchettone e sputtanatore. Se di peccati si tratta, la questione riguarda il peccatore e il suo confessore. Ma questo concetto è estraneo alle paladine del femminismo.

Palle. Ci vogliono queste, oggigiorno, per affermare a pieni polmoni che Asia Argento non è una vittima della violenza di un uomo, che le violenze sulle donne sono ben altro e che gli uomini non sono cani randagi pronti ad azzannare chiunque porti la gonna, per scostarsi dal conformismo del Presidente Grasso che, il 25 novembre, dall’alto del suo scranno, si è scusato a nome di tutti gli uomini per le violenze inflitte alle donne e per mandare a quel paese la signorina Argento quando afferma, dalla solidale Bianca Berlinguer, che “l’Italia è un paese misogino”.

Alla povera Luxuria, sebbene io non abbia ancora capito se debba esser considerata una donna a tutti gli effetti o no, ma sono al contempo certo che questo mio dubbio verrà considerato un insulto transfobo, vorrei dare una pacca sulla spalla. Mi intenerisci, cara o caro mio. Mi intenerisce la tua debolezza e mi fa addirittura pena la tua fame di notorietà e di perbenismo. Avevi detto tutto ciò che c’era da dire, ovvero che la storia della signorina Argento aveva zone d’ombra che minacciavano la genuinità della sua denuncia. Avevi detto che c’è differenza tra avances e stupro. Avevi preteso rispetto per la tua opinione e per i tuoi dubbi. Ma, appena ti sei trovata la baldanzosa signorina Argento davanti che ringhiava come il rottweiler con cui ha limonato su un palco, e che ti ha urlato “animale” in piena faccia, hai ritrattato tutto quanto scusandoti con quella che adesso magicamente ritieni la vittima perfetta della perfetta violenza maschile.

Il destino, il karma o la provvidenza (ognuno la chiami come vuole) mi ha fatto conoscere proprio il giorno dopo la trasmissione una donna che mi ha raccontato di una violenza subita 30 anni fa e che quando si era confidata per la prima volta nessuno le aveva creduto. Ha pianto davanti a me e io mi sono sentita di merda”. Pare sia l’evento che ha permesso a Vladimir Luxuria di tornare sui suoi passi. Personalmente la ritengo una banale scemenza, certamente non una riflessione, probabilmente tal evento non è neanche mai accaduto. Ma prosegue scrivendo che “ho esagerato e non ho dimostrato compassione e solidarietà. Mi sono rivista nella puntata e mi sono fatta schifo da sola nel riconoscermi” e, riferendosi alla Argento, che “ti ringrazio anche di non essere mai scesa a insulti transfobi per accusarmi: sei sempre stata con noi nelle battaglie Lgbt e credo anche io che saresti una testimonial contro tutte le violenze”. Ma che razza di rocambolesco cambiamento e che assurdo incedere da melodramma.
Dunque non solo la scienza moderna trasforma uomini in donne, ma addirittura delle gabbamondo in vittime serie. Era insomma necessario l’appoggio della non-vittima Argento, compagna di mille battaglie per la trasformazione delle voglie di coppie sterili in diritti riconosciuti dalla legge, proposta addirittura come testimonial per la prossima campagna elettorale che questo ciarpame scatenerà a senso unico contro il solito uomo bianco occidentale, maiale e misogino. La caccia alle streghe è aperta, e noi eretici verremo bruciati nelle pubbliche piazze sotto la montagna di ipocrisia e falsità che questa scalcagnata compagine di imbonitori crea ogni giorno.
Ma ditemi se è definibile misogino un mondo un cui Weinstein viene mandato a pedate a disintossicarsi dal sesso e, dopo vent’anni dal cunniligus, la signorina Argento si trova issata sul trono di questo regime neopuritano in salsa femminista e politicamente corretto.



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