01 dicembre 2017

Bitcoin, ovvero l'ennesimo schema Ponzi


di Giovanni Campari

Siccome alcuni generosi amici mi hanno chiesto un parere sull'affare bitcoin, nel ringraziarli della loro fiducia riporto la risposta che ho dato qualche giorno fa ad uno di questi, il quale mi chiedeva cosa fosse il bitcoin e quale potesse essere il suo futuro: il bitcoin è uno schema ponzi, ho risposto io, aggiungendo con ironia che questo schema è lo stesso del funzionamento dei mercati finanziari.
Ohibò, eccolo l'antiglobal criptocomunista contro il diritto fonamentale di libertà di intrapresa!
In realtà, la questione è molto semplice. Partiamo innanzitutto dalle definizioni.
Bitcoin è "una moneta elettronica che [...] utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l'attribuzione della proprietà dei bitcoin"; si tratta di "una delle prime implementazioni di un concetto definito come criptovaluta": "una valuta paritaria, decentralizzata digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé". Quello che rende differente il bitcoin dalle monete legali, quelle che tutti conosciamo, sta nell'emissione: questa moneta non viene emessa dalle banche centrali o dallo stato, ma è creata via mining. Ma a noi in questo momento non interessa l'emissione, quanto l'essenza stessa della moneta: il bitcoin è considerato, come tutte le altre monete, un titolo che può essere accumulato e il cui valore può fluttuare nel tempo, soggetto alle dinamiche dei mercati finanziari. Sì, avete intuito bene, il bitcoin è uno strumento speculativo (cosa che la moneta comune intesa come unità di misura del valore e mezzo di pagamento non dovrebbe essere).
Lo schema Ponzi è invece "è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi "investitori", a loro volta vittime della truffa": "lo schema di Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote".
Capite bene quale sia allora il legame tra bitcoin come strumento speculativo e schema Ponzi come modalità di scarico della patata (o del tulipano) bollente: il parco buoi si precipita ad "investire" sul bitcoin finché il suo valore (non si sa per quale motivo reale) cresce e, quando la bolla esplode e il panico dilaga, gli ultimi arrivati rimangono col cerino in mano, non riuscendo più a disfarsi di un oggetto che nessuno è più disposto a comprare, il cui valore è praticamente nullo. Non ha insegnato niente la crisi dei subprime? Eppure ci siamo ancora tutti dentro fino al collo...
Avrete quindi capito bene anche il legame tra mercati finanziari e schema Ponzi: i mercati finanziari, che non sono assolutamente la finanza (essendo la finanza quella relazione fiduciaria e solidale tra creditore e debitore in vista dello scambio o dell'investimento), sono quei "luoghi nei quali vengono scambiati strumenti finanziari di varia natura a medio o lungo termine", principalmente per lucrare sul prezzo nel breve termine aggiungo io (è lo short-termism, bellezza, che deriva dall'assoluta libertà di circolazioen del capitale). La recente crisi nasce esattamente così, alla facciaccia dell'auto-equilibrio dei mercati e della speculazione buona perché determina i "veri" prezzi dei titoli.


Il padre Dante al canto XI della sua Commedia poneva gli usurai nel VI cerchio, quello dei violenti, nel III girone, quello più basso, tra i bestemmiatori (i violenti contro Dio) e i sodomiti (i violenti contro natura), in quanto violenti contro l'arte, ovvero il lavoro: solo il lavoro deve fornire all'uomo i mezzi di sostentamento, non l'usura - oggi speculazione. Ecco la sintesi perfetta che Dante, partendo da Aristotele e Genesi, mette in bocca al suo maestro Virgilio, il quale risponde alla domanda sul motivo della condanna dell'usura (mostrando quanto fosse importante la questione usuraia, fonte di avarizia e conseguentemente di ingiustizia sociale, nella cultura medioevale):

«Filosofia», mi disse, «a chi la ’ntende,
nota, non pure in una sola parte,
come natura lo suo corso prende

dal divino ’ntelletto e da sua arte;
e se tu ben la tua Fisica note,
tu troverai, non dopo molte carte,

che l’arte vostra quella, quanto pote,
segue, come ’l maestro fa ’l discente;
sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote.

Da queste due, se tu ti rechi a mente
lo Genesì dal principio, convene
prender sua vita e avanzar la gente;

e perché l’usuriere altra via tene,
per sé natura e per la sua seguace
dispregia, poi ch’in altro pon la spene.



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