07 dicembre 2017

Cambio del Padre Nostro. Una polpetta al cianuro


di Francesco Filipazzi
 
Questo pontificato regala sempre nuove emozioni a quei cattolici che, come noi, non chiedevano altro, fino a pochi anni fa, di vivere la propria fede concretamente e in linea con la bimillenaria tradizione cristiana. L'ultima trovata di Bergoglio e dei suoi è quella di "cambiare il Padre Nostro" perché tutti gli altri fino ad oggi erano dei deficienti, non si erano accorti che la "traduzione dal greco era sbagliata", che "Dio non può indurre in tentazione perché il tentatore è Satana". Dunque si dirà "non abbandonarci alla tentazione".

Il livello di ciarpameria è elevatissimo, come sempre, dato che l'assunto che sottostà a questa decisione è abbastanza infantile. "Non ci indurre in tentazione", come spiegava nei suoi libri Benedetto XVI, vuol dire "mettici alla prova secondo le nostre possibilità", dato che è sì il Demonio che tenta, ma ogni sua opera è in un ambito di "tolleranza" divina. D'altronde il povero Giobbe ne sapeva qualcosa, ma a quanto pare anche quel libro dell'Antico Testameno è sbagliato, va rifatto da capo. Giobbe si è fatto una scampagnata e alla fine era fresco e riposato. Lo stesso Gesù, che secondo il Vangelo venne condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato, ha sbagliato tutto, il Vangelo secondo Jorge Mario dice altro. D'altronde, se siamo già salvi senza impegnarci, senza fare un tubo, senza pentirci, perché mai dovremmo essere messi alla prova? Mistero della fede, anzi della sede (petrina).

E' chiaro che a Francesco e soci, del Padre Nostro non interessa nulla, ma i fini di questa decisione, di cui nessuno sentiva il bisogno, sono ben altri. Nell'immediato, essendo Bergoglio in calo di presenza sui media e dopo il disastro del viaggio birmano, serve un modo per finire un po' sui giornali, per motivi diversi dalle grane dello IOR.

Nel lungo periodo, il cambio del Padre Nostro serve a ribadire che tutto è in discussione, niente può sfuggire alla mannaia devastatrice del nuovo corso. Il passo successivo sarà probabilmente il Credo, che ad oggi è un po' poco ecumenico. Anche prima dell'introduzione del Novus Ordo si iniziò facendo piccoli cambiamenti qua e là, ad esempio cambiando il canone, giungendo poi dove ben sappiamo.
Dunque, in attesa che anche la frase "dai loro frutti li riconoscerete" venga modificata nella prossima edizione della Bibbia Cei, continuiamo a riconoscere i frutti ben poco commestibili della rivoluzione nella Chiesa. Il veleno è sempre più in circolo e rende il corpo sempre più malato.



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3 commenti :

  1. Mi auguro non si voglia inculcare nel fedele medio l'idea che i testi fondativi della nostra fede sono astrusi, fuorvianti, ambigui a meno che non si presenti un Illuminato a spiegarli e riscriverli.

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  2. Personalmente non sono affatto d'accordo con la decisione del Pontefice di "correggere" il Padre Nostro, ma quella della modifica della traduzione del "Non ci indurre in tentazione" è una vecchia battaglia, sostenuta in passato anche da cattolici conservatori come Jean Carmignac e il cattolicissimo Vittorio Messori, spesso elogiato su queste pagine:

    http://www.vittoriomessori.it/blog/2014/04/22/la-tentazione-sbagliata/

    Quindi ci andrei con i piedi di piombo prima di gridare all'eresia (anche se, lo ammetto, l'occasione è ghiotta...)

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    1. La critica principale che muoviamo è che su vuole cambiare tanto per cambiare qualcosa, come vede non entriamo in profondità nella disputa.

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