07 dicembre 2017

Cinque tramonti


di Aurelio Porfiri

Nella situazione complessa e difficile in cui ci troviamo ad agire oggi, intra ed extra ecclesiam, non può sorprenderci che ci si trovi a convergere più che spesso con pensatori che non si professano cattolici ma il cui pensiero ci offre più di un elemento utile anche per meglio articolare la nostra battaglia all'interno del cattolicesimo. In questi giorni di politically correct sfrenato, quante volte ci è utile ascoltare un Vittorio Sgarbi, un Diego Fusaro, un Vittorio Feltri e molti altri, che con coraggio cercano di scardinare i catenacci del pensiero unico per liberare il nostro pensiero dalle catene della paura. Uno dei pensatori più importanti in questo senso è senza dubbio il filosofo Marcello Veneziani, attivo anche nel campo giornalistico, ma soprattutto autore di alcuni saggi fondamentali nella elaborazione di una via italiana ad un pensiero che ancora dà importanza alla Tradizione, all'identità, ad un senso della storia che sia al di fuori dalla narrativa che una certa cultura cerca di imporci. Quindi, ogni suo nuovo libro è certamente un avvenimento e lo è certamente anche "Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia" (2017, Giubilei Regnani), presentato a Roma il 7 Novembre presso il Pio Sodalizio dei Piceni con interventi dell'autore stesso, di Fausto Bertinotti e di Dino Cofrancesco, con la moderazione di Daniele Scalea.
Un libro importante dicevamo, in cui l'autore rileva che "siamo dinnanzi al collasso della modernità e al tramonto di cinque mondi": comunismo, occidente, cristianità, destra e democrazia. Ma, nota l'autore, a fronte di questo sfaldamento non sorge un mondo nuovo. Quindi, diremmo, ci troviamo in questa sorta di "terra di mezzo", gravida di qualcosa a cui non sappiamo dare un nome.
Molto bello il primo capitolo, quello sul comunismo e sulla sua caduta - o per meglio dire trasformazione -, un capitolo assolutamente da leggere non solo per leggere gli scenari politici e sociologici che oggi viviamo, ma anche per capire i cambi paradigmatici in seno alla religione cattolica stessa. Come non pensare anche a un certo cattolicesimo quando Veneziani ci spiega la genesi e lo sviluppo del politically correct? "L'eredità ideologica del comunismo è nel passaggio dal Pc al Pc, ossia dal Partito Comunista al Politically Correct, che è il nuovo PC del nostro tempo, il nuovo canone ideologico e il nuovo codice lessicale a cui attenersi per dividere il mondo tra chi rappresenta la parte giusta e progressiva dell'umanità e chi invece ne rappresenta la parte infame e regressiva". Molto interessante e pregna anche la parte dedicata al cristianesimo, una parte che si estende per ben 62 pagine e in cui l'autore si confronta, con cognizione di causa pur se da osservatore - in un certo qual modo - esterno, con l'eredità di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (molto intense e sentite, anche originali, le pagine dedicate a quest'ultimo) e certamente affronta anche le problematiche e le sfide che vengono portate dal recente pontificato.
Insomma, un altro libro che offre un contributo di idee interessante da parte del pensatore di Bisceglie; e senz'altro un testo da leggere, anche per cattolici consapevoli (ma poco adulti), con grande attenzione.



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