06 dicembre 2017

È tornato don Camillo/35. Gli angeli del Natale. Parte Quarta

di Samuele Pinna
Seconda notte: la Gioia
Il mattino seguente il nostro don Camillo si destò fresco, scattante e riposato, benché avesse dormito solo poche ore. Si era domandato più volte se quello che aveva vissuto la notte prima era stato soltanto un effetto della visione onirica, particolarmente veritiera e intensa. E alla fine si convinse, che sì, era stato un bellissimo sogno. E con questa indomita e un poco cocciuta consapevolezza aveva vissuto una giornata come tante altre. Decise per quella notte di non fare scorribande in chiesa e di moderare in qualche misura la sua devozione. Andò, pertanto, a letto a dormire a un orario decente. Nel suo cuore, però, si accorse esserci un po’ d’inquietudine.
“È stato davvero tutto frutto della mia fantasia?”, si chiedeva ancora tormentato, “Eppure ogni cosa mi appariva così reale e…”, ma lasciava nella sua testa dura la frase a metà. Qualcosa nel suo profondo si rasserenava e lo portava a sorridere al pensiero della visione della notte prima. Possibile che un sogno avesse lasciato un’impronta tanto indelebile?
Tra queste domande e le preoccupazioni prese sonno, che si rivelò agitato. Beh, forse sto drammatizzando, non era proprio agitato. Va bene: per niente agitato. Si addormentò, punto. Ed ecco – nel suo intimo il pretone se lo sentiva –, di nuovo una luce soffusa abitò la sua camera da letto.
«Oh!», fu l’unica esclamazione che, però, gli uscì dalla bocca.
La creatura celeste lo salutò, «Sono l’Angelo della Gioia», disse e iniziò a parlare e il suo dire era come la forza e l’energia travolgente di un fiume in piena.
«Come avrai capito, il Divin Redentore, vuole farti un regalo meraviglioso e per questo ci ha inviati, noi, i suoi messaggeri. Desidera raccontarti alcuni tra i tanti bellissimi insegnamenti che sono nel Suo cuore, perché tu possa cambiare. Noi vogliamo convertire gli altri, anche quando capiamo che è qualcosa in noi che non va bene. A volte ci abbacchiamo e demoralizziamo, non siamo contenti, non siamo gioiosi».
Si fermò e fece come una smorfia che rese ridicolo il suo bel viso rubicondo, poi continuò. «Non è pensabile per me che non vi sia gioia! Succede a volte, purtroppo. Dobbiamo, invece, cambiare noi per primi e scopriremo una cosa grande: intorno a noi forse la realtà non varierà o muterà poco, ma noi avremo occhi nuovi per vederla e giudicarla. Gli occhi di Gesù, gli occhi dell’Amore! Wow, non è stupendo?!?».
Disse proprio “Wow” e la cosa sorprese don Camillo redivivo e lo fece sorridere. D’altronde, è inevitabile: quando uno è gioioso esce dagli schemi e si permette qualche licenza, perché non riesce a trattenere l’entusiasmo.
L’angelo proseguì e spiegò che l’attesa, per essere tale, produce inevitabilmente gioia, la gioia per la realtà desiderata. Ecco perché lui è venuto dopo l’Angelo dell’Attesa: questa porta con sé la gioia. Attesa dell’incontro che si vive nella gioia, la gioia dell’attendere, la gioia dell’incontro che avviene! Così dobbiamo pensare al santo Natale come l’incontro gioioso con Gesù: non sarebbe Natale senza questo incontro e questo incontro non sarebbe vero senza la gioia. La gioia è un dono di Gesù, sempre, anche quando non sembra chiamato in causa. È lui che ci ha creati per un fine: essere nella gioia. Ma non per un attimo, bensì per l’eternità! Come non diventare suo amico, quale potrebbe essere mai il motivo per evitare l’incontro?
Non una gioia effimera o passeggera, che dura un momento e che basta poco per farla finire e non esserci più! La gioia donata da Gesù è radicata nel profondo, è uno stile che ci fa contenti di quello che in ogni giornata ci capita di vivere: ogni realtà è un dono! Non solo, il Signore – l’ha detto proprio lui – ci ha assicurato che la sua gioia è “piena”, ossia non manca di nulla e di altro non ha bisogno! Quant’è vero! Soltanto che noi spesso non sappiamo godere della gioia. Seguire Gesù e incontrarlo: ecco l’impegno per Natale; lui può insegnarci la felicità vera, quella che il tempo non consuma, perché lo supera incredibilmente non avendo mai fine.
Quante altre liete parole pronunziò l’angelo e quanto fecero riflettere il nostro amico in talare. Troppo spesso siamo annoiati, stressati, preoccupati per le “cose da fare”, tanto che non riusciamo a gustarcele. Siamo pigri, insofferenti, vogliamo fare sempre di testa nostra. E perdiamo la gioia!
«Poveri!», disse proprio così l’angelo, «Poveri! Avere la chiave che apre lo scrigno della gioia e non volerlo aprire…».
L’Angelo della Gioia sembrava voler pernottare dal nostro don Camillo e non se ne andava via, tanto che raccontò ancora tante bellissime “cose” gioiose. Purtroppo, però, la fine arriva sempre e, dunque, pure la chiacchierata con lui si concluse, suo e nostro malgrado. Don Augusto era così felice grazie alla sua presenza! Appena rimasto solo nella stanza, si riaddormentò subito, con un sorriso ancor più accentuato sulle labbra e quella notte i sogni furono bellissimi e, alzandosi di buon mattino, scoprì di possedere un entusiasmo che non sentiva da tempo.

Terza notte: la Fede
Don Augusto, comprese la mattina seguente che i suoi incontri con le creature angeliche non erano sogni. Erano un dono. E come tale non poteva trattenerlo per sé, ma doveva raccontarlo con il rischio di essere preso per uno picchiatello (non penserete davvero che si sia ammattito?). Il rischio vale la pena affrontarlo quando si può fare il bene. Non ha potuto, pertanto, esimersi dal renderci noto ciò che gli accadde la terza notte.
Quella sera non riusciva a prender sonno, continuava a domandarsi chi sarebbe venuto a trovarlo. E pensa che ti ripensa si assopì, fino a che fu destato dalla solita luce che segnalava la presenza dei nostri amici spirituali.
Si destò felice eppure subito si fece oltremodo serio. L’angelo dinnanzi a lui pareva molto severo e austero, i capelli erano bianchissimi e il viso appariva, in netto contrasto, come quello di un giovinetto; gli occhi poi erano grandi e vivacissimi.
Mentre era ancora intento a studiarlo, una voce profonda, che incuteva deferenza e suggeriva riguardo e considerazione, proruppe nella stanza. «Figliolo, sono l’Angelo della Fede».
Don Camillo redivivo si mise in piedi, mosso dal rispetto, per poi sedersi composto sul suo giaciglio: la fede è una realtà importante, non si scherza con lei!
Sicché, si chiese cosa poteva dirgli mai questo angelo. È ovvio che ci vuole la fede per comprendere nel suo senso più profondo la nascita di Gesù, ma forse questo oggi non è così scontato per tutti.
C’è un grande rischio, anche per i cristiani, di vivere il santo Natale senza sapere qual è il motivo per cui lo si celebra. Credo che l’Angelo della Fede sia venuto dal povero pretone proprio per ricordarci tale verità.
Iniziò a parlare e vi riporto alcuni dei passaggi di ciò che rimase impresso nella memoria del nostro reverendo. Bisogna essere, infatti, avvezzi per comprendere il linguaggio della fede che a volte ci può apparire aulico, un po’ difficile, se non addirittura superato, secondo quanto dicono coloro che con serietà si credono “grandi”. Niente di più sbagliato: in realtà, è un linguaggio profondo (altus) e soprattutto vero (verum), esprime verità eterne, che valgono per tutti e in ogni tempo.
La fede è, infatti, un dono gratuito di Dio ed è accessibile a quanti con umiltà la chiedono. È la virtù necessaria per conseguire la salvezza donata da Gesù, appunto il Salvatore! La fede è, inoltre, un atto umano – tutte le persone possono riceverlo e viverlo – perché è un atto dell’intelligenza dell’uomo che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio, dà in libertà il proprio consenso alla verità che è Gesù. Infine, la fede, fin d’ora, ci fa pregustare la gioia che vivremo nel cielo. Ecco il motivo per cui l’Angelo della Fede viene dopo quello della Gioia.

Che bella virtù è la fede! E come è importante per capire il santo Natale! L’Angelo della Fede spiegò, a un certo punto, il senso del santo Natale: ricordare la nascita di Gesù Cristo. Non come un compleanno, bensì come un incontro. È il giorno, specialissimo, in cui – se ci siamo preparati a dovere – possiamo fare esperienza dell’amore di Dio su di noi. Altrimenti rischiamo di aver imbandito la tavola con le stoviglie più belle, addobbandola con fiori e candele e, dopo aver fatto accomodare i commensali, notare che ci siamo dimenticati di preparare il pranzo! La tovaglia è importante, ma le lasagne e il panettone di più, parola di don Camillo redivivo (oltre che dell’Angelo)! Certo, l’esperienza dell’incontro con il Signore Gesù, possiamo viverla tutti i giorni dell’anno, ma nel giorno del santo Natale il nostro cuore è più recettivo e capace di accogliere nella nostra anima questo grande dono. I piccoli lo sanno sperimentare, perché tralasciando il contorno sanno mirare al cuore delle cose. E non v’è età per essere piccoli: ci sono nonni che – ve lo assicuro! – lo sono ancora e bambini che hanno già smesso di esserlo!
Celebriamo i natali di Gesù a motivo di quello che Lui ha fatto per noi: ci ha redenti! Ci ha salvato dal peccato e dal male, che rende brutta la nostra vita. Ci ha salvato da quello che fa diventare tenebrosa la nostra esistenza e ci ha donato una gioia grande, a tal punto profonda che è capace di affrontare ogni avvenimento negativo che ci avversa. È troppo radicata questa gioia per chi l’ha sperimentata e nulla può scuoterla.
Tutto è possibile nella fede: “Gesù ho fiducia di te, so che, anche se tutti mi abbandonassero, tu non mi abbandoneresti mai, accada quel che accada! Tu sei fedele, per sempre!”.
Dobbiamo, quindi, credere che il santo Natale è l’incontro con Gesù, questo è il suo vero significato, così da poter accoglierlo nel nostro cuore. Se gli lasciamo spazio Lui lo trasformerà, toglierà ogni tristezza e angoscia, abbatterà il male che vi alberga, ci donerà pace e serenità: ci renderà liberi e capaci di voler bene agli altri, saremo nella gioia.
L’Angelo della Fede, ha inoltre confidato che se a Natale crediamo fermamente di incontrare il Bambinello, ciò renderà l’attesa più bella e la gioia più grande. Ecco chi aspettiamo con trepidazione: Gesù! Solo allora sarà un Natale indimenticabile! Possiamo, allora, esclamare con entusiasmo: “Signore abbiamo fiducia che tu verrai alla porta del nostro cuore e che, se ti apriremo, entrerai e starai con noi!”.



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