19 dicembre 2017

Ero Cras: le antifone di Avvento

di Francesco Apponi


"(Ci) Sarò domani": questo l'acrostico risultato dell'unione della prima lettera della seconda parola delle antifone maggiori di Avvento o in O. Queste antifone sono preludio al canto del Magnificat dei Vespri, la preghiera serale della Chiesa, nel tempo di Avvento, dal 17 al 23 dicembre, in preparazione alla nascita del Salvatore e risalgono a circa l'anno 600, epoca di papa San Gregorio Magno.

Con un incedere sempre più rapido, la Chiesa prega il suo Signore di venire nel mondo, glielo ripete incessantemente, sempre di più, fino al culmine della vigilia di Natale, in un susseguirsi frenetico di invocazioni intessute di riferimenti scritturali.
Non potendo analizzarne il testo in modo esaustivo e per ciascuna, diciamo subito che queste sono dette "in O" perché iniziano tutte per questa lettera, che da l'idea dell'invocazione, del chiamare: Cristo risolleva dalla polvere e dal peccato l'uomo creato a Sua immagine e somiglianza, tramite l'assunzione della natura umana, della carne, per poterci riscattare essendo anche vero Dio.
Questo l'inizio delle antifone: O Sapientia, O Adonai, O Radix Jesse, O Clavis David, O Oriens, O Rex Gentium, O Emmanuel. L'acrostico è al contrario, cioè si parte dall'antifona del 23 dicembre e si risale fino a quella del 17.

Ogni parola di questi piccoli versetti si rifà alla Bibbia, e al Nuovo e all'Antico Testamento, e come ne risultano due parole, possiamo dividere le antifone per la loro analisi in due gruppi, anche qui con un climax ascendente che più si avvicina il momento del Natale più si fa roboante:
- le prime quattro, che formano l'acrostico al rovescio CRAS, si rifanno all'Antico Testamento. La Sapienza invocata è Cristo che viene a liberarci dai legami dell'ignoranza e dell'errore (O Sapientia) e che tutto ha disposto con braccio potente per salvarci fin dal momento della creazione; poi si passa all'invocazione propriamente ebraica di Adonai, Signore, riferendosi al libro dell'Esodo quando Mosè ricevette le tavole della Legge (O Adonai); la terza, O Radix Jesse, è un esplicito riferimento a Isaia 11,10, quando afferma che sorgerà il germoglio messianico promesso da Dio alla casa d'Israele; l'ultima, O Clavis David, prosegue questa descrizione del Messia davidico insistendo non tanto sulla figura di questo in sè, come l'antifona precedente, ma sul suo potere assoluto di chiudere ed aprire cui nessuno può opporsi.
- le ultime tre, che formano l'acrostico al rovescio ERO, si rifanno più al Nuovo Testamento. S'inizia subito con O Oriens, riferendosi al Benedictus di Zaccaria (visitavit nos Oriens ex alto), il canto che il padre del Battista fa lodando il Signore per la nascita dell'ultimo profeta e precursore di Gesù; la seconda O Rex Gentium ci parla del Sovrano che, atteso da tutte le genti, è la pietra angolare, come ci ricorda San Paolo agli Efesini, che riunisce tutti in uno; infine l'ultima, O Emmanuel, in cui viene riconosciuto nel Dio-con-noi il Re, il legislatore supremo e il Signore nostro Dio.
Oltre ad iniziare per O, tutte quante contengono l'invocazione Veni, ben accentuato nel canto gregoriano. Inoltre quella del 21 dicembre, solstizio d'inverno, richiama la luce (O Oriens) a significare proprio come anche il cosmo partecipa di quella Luce ben più alta e più importante che è Dio per l'uomo. 



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