14 dicembre 2017

Il biotestamento mostra la fine della civiltà


di Giuliano Guzzo

Qualcuno mi deve spiegare perché, per sponsorizzare il biotestamento, [appena passato] all’esame del Senato, si seguita ad affermare che «serve una legge sul fine vita», pena il mancato riconoscimento del «diritto a morire». «Serve una legge sul fine vita»? E chi lo dice? Nostradamus? Gli italiani senza lavoro? Quelli truffati dalle banche? Lo chiedo perché non vorrei si scambiasse l’agenda dei politici radicali per monito evangelico o, più banalmente, per priorità. E poi, che significa riconoscimento del «diritto a morire»? Esiste forse un dovere di vivere all’infinito?

Certo che no. Esiste, semmai, il rischio di non poter vivere abbastanza, come testimoniano i 45.000 morti all’anno per malasanità (fonte: Associazione Luca Coscioni). Per questo una legge sul biotestamento, che oltretutto trasforma alimentazione e idratazione in terapie rifiutabili, ha ben poco a che vedere col «fine vita», ma molto col fine civiltà. Una società con tassi di natalità cimiteriali, che già non riesce ad assistere degnamente tutti i propri malati e che pensa a come meglio garantire il «diritto a morire», non è infatti una società che vuole poter decidere, ma una che ha già deciso. Purtroppo.

https://giulianoguzzo.com/2017/12/12/il-biotestamento-non-e-per-il-fine-vita-ma-per-il-fine-civilta/



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1 commento :

  1. Mi piacerebbe pensare che questa legge sia solo l'inutile conato di una classe politica che ha ceduto ad altri i suoi reali poteri e quindi cerca di mostrare una residua utilità sfornando leggi su questioni che ricordano da vicino il dibattito sul sesso degli angeli. Certo, fra un paio d'anni ci informeranno che gli italiani accorsi a compilare quell'imprescindibile strumento di civiltà che sono i Dat saranno gli stessi accorsi a celebrare le unioni civili, ovvero poche migliaia (e forse in gran parte si tratterà delle stesse persone). Ma adesso quale sarà la prossima mossa? Lorsignori di sicuro non si fermano qui nella loro generosa corsa alla distribuzione di libertà che non interessano a nessuno.

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