30 dicembre 2017

Il falso dio

di Lorenzo Zuppini
Ho assistito e ascoltato un’omelia durante la notte di Natale sorprendente, ma questo non è una novità. Il mio parroco, di cui ometterò il nome poiché a niente servirebbe, ha ad un certo punto pregato per coloro che, nel nome di un falso dio, perpetrano atroci violenze. È del tutto evidente che si stesse riferendo ai terroristi islamici e al progetto di conquista che da tempo immemorabile portano avanti. Terroristi e non, poiché le prove che il mondo islamico tutto sia in fibrillazione, e intenda espandersi o imporsi laddove già sia presente, sono inconfutabili.
Mi preme e mi interessa però scrivere qualche riga sul concetto di “falso dio”, e soprattutto approfondire brevemente la figura del Profeta Maometto, colui che più di ogni altro è fondamentale nella cultura islamica e nella vita di ogni buon islamico.
L’islam non è una vera religione. Allah non è un vero dio. Va da sé che Maometto non sia un profeta, o, al massimo, può esser definito profeta di ciò che lui ha definito “l’unica vera religione” imponendola con l’uso della spada.
Tutto parte da una constatazione oggettiva: Allah era uno dei trecentosessanta idoli del pantheon politeista arabo, il più importante, proprio come Zeus lo era per i greci e Giove per i romani. Allah, dunque, fa parte di un folto gruppo di statuette di pietra situate nella Kaaba, luogo cubico e uno dei posti sacri più importanti nell’islam. Dopo la cacciata di Maometto dalla Mecca, a causa della sua proposta di avviare l’adorazione del solo Allah, egli tornò vittorioso nella sua città natale e distrusse tutti gli altri idoli, facendo rimanere il solo Allah e imponendone il culto. Maometto ribattezzò la Kaaba come luogo principale di culto dell’islam, appropriandosi quindi di qualcosa di preesistente, che aveva in precedenza ospitato una religione politeista e del tutto differente dal nuovo culto monoteista islamico.
Tutti i profeti citati nel Corano, che ricordiamo ha la stessa valenza di Gesù Cristo nel cristianesimo essendo esso stesso Allah, sono anche presenti nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e, sia il Corano che gli ulema, ci spiegano che, essendo l’islam l’unica vera religione, costoro sono in realtà profeti islamici e non certo cristiani o ebraici. La realtà è ben diversa, partendo dal presupposto che l’islam non prevede la presenza di altre religioni, condannando per altro il cristianesimo come politeista in quanto credente nella Santa Trinità. L’Abramo coranico non ha niente a che vedere con l’Abramo biblico. Si tratta al massimo di un caso di omonimia. Stesso discorso vale per Gesù, considerato nel Corano come profeta islamico. Inoltre l’islam nasce circa seicento anni dopo Gesù Cristo, con la pretesa, oltretutto, di impossessarsi delle figure bibliche. Come è possibile e come potremmo accettare che sei secoli dopo la nascita del figlio di Dio qualcuno si svegli e decida che il cristianesimo sia da eliminare, che le figure presenti nella Bibbia siano in realtà profeti di questa nuova religione e che, oltretutto, il singolo fedele cristiano debba essere perseguitato perché politeista? “(…) Il Messia Gesù, figlio di Maria, non è altro che un messaggero di Allah (…). Credete dunque in Allah e nei suoi Messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per voi. Invero Allah è un dio unico” (4, 171). È forse accettabile?
Inoltre, la pergamena su cui sono scritte parti delle sure 18, 19 e 20 del Corano più antico conosciuto come il Corano di Birmingham, appartengono all’epoca meccana che va dal 610 al 622, eppure, tramite, la datazione al carbonio 14, essa risale ad un periodo tra il 568 e il 645. Intercorre un lasso di tempo di 42 anni tra il 610 e il 568, dunque i conti non tornano. Tom Hollande, esperto delle sure coraniche, ha affermato che “certo ciò destabilizza l’idea che noi abbiamo sull’origine del Corano e comporta delle implicazioni sulla storicità di Maometto e dei suoi seguaci”.
Sarà interessante analizzare quanto detto da Benedetto XVI nella ormai storica lectio magistralis tenuta all’Università di Ratisbona nel 2006 sul binomio fede e ragione, e su quanto sia irragionevole, e quindi contrario a dio, promuovere una religione tramite la violenza. O forse c’è ancora qualcuno pronto a ritenere l’islam una religione che promuove la pace nel mondo?



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2 commenti :

  1. Tutto vero e condivido, ma, come fatto notare da 'Alī M. Scalabrin (autore de: http://www.islamitalia.it/islamologia/corano_birmingham.html), anche a non voler considerare il fatto che comunque il range temporale presunto non esclude la compilazione contemporanea/successiva a Maometto, la datazione a carbonio riguarda il supporto di pelle (il libro), non l'inchiostro utilizzato (che dunque può ben esser stato successivo all'animale da cui furono ricavate le pagine ritrovate.

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  2. Le contraddizioni all'interno del Corano, che è un coacervo delle tradizioni più disparate mal comprese e mal digerite, sono tanto plateali quanto grossolane. Prendiamo un esempio "cristologico": nel Corano è continuamente proclamato che Gesù era soltanto un uomo, un grande profeta ma non Dio. Però poi nella Sura IV si afferma che Gesù non fu in realtà crocifisso, "ma qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui". Questa è una tradizione (denominata "docetismo") che proviene dal monofisismo estremo, secondo il quale Gesù aveva una natura puramente divina, e quindi non aveva un corpo e non poteva essere realmente crocifisso: in croce andò solo un fantasma, un'immagine. A Maometto questa versione piacque e la mise nel suo Corano, senza nemmeno capire che era in totale contraddizione con quello che affermava altrove...

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