26 dicembre 2017

Il protomartire Stefano

di Alfredo Incollingo
Trascorso il Natale, la Chiesa Cattolica si appresta a celebrare la memoria liturgica di santo Stefano, il protomartire, così chiamato perché fu il primo cristiano ad essere ucciso in odio alla fede. Nei giorni successivi la nascita del Signore si ricordano quindi i primi fedeli di Cristo, che diedero la vita per difendere il suo insegnamento dalla persecuzione ebrea e pagana.

San Paolo, l'Apostolo delle Genti, era presente durante la lapidazione di Stefano: prima della folgorante conversione era un acerrimo nemico del cristianesimo. Stefano era di origini greche, molto probabilmente, e fu uno dei primi seguaci dei Discepoli. Gli Atti degli Apostoli ricordano il suo zelo nel predicare ai pagani e agli ebrei, impegnandosi attivamente per difendere la comunità cristiana di Gerusalemme, dove viveva.

Il suo apostolato non passò inosservato e il Sinedrio, che vedeva con crescente preoccupazione il gran numero di battezzati, ordinò l'arresto immediato di Stefano. Il Nostro non si perse d'animo e iniziò a spiegare la verità cristiana agli anziani e agli scribi, sperando che le sue parole potessero convertirli. Probabilmente le sue prediche stavano sortendo l'effetto sperato, se tutto il Sinedrio volle a gran voce che fosse lapidato per blasfemia. Una folla inferocita lo trascinò fuori da Gerusalemme e qui, senza un processo regolare, lo uccisero. Nonostante le pietre lo ferissero in continuazione, Stefano pregò affinché il Signore gli perdonasse i suoi peccati e lo accogliesse presso di sé, riconoscendogli il merito di quanto stava facendo. Morì, probabilmente, intorno al 36 d.C., e solo la pietà di qualche astante lo salvò dalle bestie: era consuetudine lasciare il cadavere dei lapidati alla mercé degli animali, senza una degna sepoltura. Nel frattempo, in città, iniziavano ad acuirsi le prime tremende persecuzioni contro cristiani, aizzate dagli ebrei più oltranzisti, e Paolo, altro futuro campione della fede, le patrocinò.



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