28 dicembre 2017

Il Puntatore. Un'idea della fine


di Aurelio Porfiri

Ho letto recentemente un libro di Aldo Maria Valli, dal titolo "Come la Chiesa finì" (Liberilibri 2017). Questo testo in effetti prende le mosse dal precedente, pubblicato presso lo stesso editore, "266", uno sguardo inquieto sul presente pontificato. Aldo Maria Valli, giornalista di lunga vaglia, certamente scrive bene, ha una penna intrisa di levità che è ormai anche intrisa di una vena quasi apocalittica, uno sguardo sereno su un tragico presente. Sembra come quelle persone che sanno mantenere una serafica compostura pure quando devono fronteggiare grandi drammi.
Qui il dramma è metaforizzato con l'uso dell'artifico retorico del racconto. Un racconto che ci proietta nel futuro lontano della Chiesa, un futuro in cui una pletora di Papi tutti dal nome di Francesco e tutti con origine sudamericana stanno portando la Chiesa verso il suo dissolvimento (ci riusciranno? Leggete il libro...).
Il racconto si apre con una visione d'insieme di questo mondo a venire: "Nel Mondo Finalmente Unificato l’umanità vive sotto un regime planetario, guidato da un’entità misteriosa e totalitaria: Coloro che Amano. Le informazioni viaggiano velocissime attraverso la Grande Rete Cosmica, ma non c’è libertà. Il regime controlla tutto. Niente e nessuno può incrinare l’imperturbabilità delle coscienze". Quale è il simbolo di Coloro che Amano? "Tre parole – Unità, Uniformità e Universalità – compongono la cosiddetta Triplice Corona, simbolo dell’Impero. La storia dell’umanità è stata riscritta in modo funzionale alla nuova visione del mondo. Ma ecco che un uomo, che si presenta come il Cantore Cieco, rivela che non tutti si sono uniformati. Qualcuno, da qualche parte, ha mantenuto viva l’autentica memoria storica e sente il bisogno di trasmetterla ai posteri, così che la fiammella della libertà, per quanto stentata, resti in vita".
Ed eccoci a seguire il Cantore Cieco e questo racconto che si dipana fra documenti pontifici, decisioni, consigli di cardinali sempre più allargati che ci sembrano un simbolo di quegli avvertimenti del tipo "guarda che se continui così....". Insomma, con la scusa di prevedere il futuro, in realtà si legge il presente. Valli fa una operazione storiografica che farebbe incuriosire più di qualche storico, cioè inventa un futuro possibile (ormai probabile) per intepretare il presente.
Parlando di Coloro che Amano ci viene detto: "Nessuno può insinuare dubbi sulla giustizia magnanimamente garantita da questa entità misteriosa, sovranazionale, che si fa chiamare Coloro che Amano. Un potere tanto buono e umano all’apparenza quanto crudele e spietato nella pratica". Ring a bell?
La rivista dei gesuiti "La Civiltà Accogliente", per fare un altro esempio, ci offirà un Vocabolario per fare senso di questa nuova Chiesa Accogliente. Leggendone le voci si trasalirà, in quanto questi echi che ci giungono dal futuro valliano risuonano sinistri anche nel presente. Sentite la nuova definizione di popolo: "Ha sempre ragione, è praticamente santo. Parola da utilizzare a profusione. Il popolo non può sbagliare. Può solo essere oppresso e sfruttato. I movimenti che lo rappresentano vanno accolti a braccia aperte ed elogiati. I capipopolo sono simpatici. Se sostengono idee assurde e dicono banalità, non si deve farci caso. Ancora meno se si comportano da tiranni. Sottolineare invece la bellezza dei loro abiti colorati".
Parlando sempre di questo "lontano futuro", veniamo a conoscenza che il Papa non vivrà proprio più in Vaticano: "All’epoca infatti, per andare incontro alla sensibilità popolare, il papa ha smesso da tempo di risiedere in Vaticano, nella casetta di legno del giardiniere, la casetta Santa Flora, scelta per dimostrare la semplicità e la frugalità del pastore. Ora i papi vivono al Corviale, zona Portuense. Noto ai romani come “il Serpentone”, si tratta di un palazzone lungo un chilometro, grigio, anonimo, mezzo diroccato, di proprietà dell’Istituto Case Popolari. Papa Molina abita al quarto piano, interno P, due camere e cucina, citofonare Francesco. Soltanto quando riceve capi di Stato e di governo si trasferisce per qualche tempo all’Hilton". Insomma, avete capito il tono. E c'è molto di più.
Non è una critica ad una persona (come molti sarebbero portati a pensare), ma è la critica ad un processo di cui le persone sono protagoniste, non sempre volontariamente. È un libro che vi farà sorridere molto, ma non ridere, a meno che non troviate divertente l'idea di un corpo in decomposizione.



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