02 dicembre 2017

Lettera aperta ai divorziati, ai conviventi e a tutte le famiglie


di Isidoro D'Anna

Cari tutti,

è con grande premura che mi rivolgo a ciascuno di voi: uomo o donna, giovane o meno giovane, divorziato e risposato civilmente, convivente o fedele al sacramento del Matrimonio. Vi offro fin d’ora la mia vicinanza e la mia amicizia.
Il mio nome conta poco qui, perché non aspiro a donarvi le mie opinioni personali, di cui non avete alcun bisogno. Desidero invece porgere a voi il tesoro di una Verità più grande di tutto, che apre alla Speranza, perché è Dio che ce la dona.
Il nome del Signore suona distante all’uomo di oggi, ma che ne sarebbe di noi se la nostra vita fosse in mano solo ad altri uomini? E magari proprio ai governi dell’Occidente, che fanno di tutto per cancellare dai nostri cuori la fede, l’innocenza, l’amore per la famiglia e la vita? Possiamo noi sentirci debitori di questa gente, e vivere come loro ci comandano?
Oppure ci sono dei Comandamenti che valgono ora e per sempre, perché Chi ce li dona ci ha donato con Amore la nostra vita e la sua sulla Croce?
Sì, non importa come si è ridotto il mondo, e come si ridurrà ancora, e lo stesso vale per la Chiesa visibile. Dio è sempre lo stesso, e la Madonna, che Dio ha dato per Madre ai cristiani, è sempre meravigliosamente la stessa.
Loro, soltanto Loro, ci garantiscono in questo momento la possibilità di una rinascita a vita nuova, nell’amore, nella fedeltà, nella bellezza, nel coraggio.
Non solo Dio non vuole accusarci, ma ci ha dato la Madonna come Madre e Mediatrice presso di Lui, per ottenere i doni più grandi.
Sta a noi fare le nostre scelte, mentre Dio ancora ci chiama con la sua vera Misericordia. Quando verrà la Giustizia di Dio, ci darà quello che avremo scelto. Dio non può darci certo, nel bene e nel male, quello che non abbiamo scelto!
La nostra scelta definitiva sarà il passaggio a un infinito di gioia e di gloria, o di tormenti e di ignominia.
E cosa vuole Dio da noi? Che ricambiamo il suo Amore. E come ci ama Dio? Ci ama infinitamente, senza secondi fini, sempre, qualunque cosa succeda, e anche quando lo offendiamo o lo amiamo poco. Se Dio ci amasse quanto noi lo amiamo, staremmo freschi!
Dio entra nella nostra vita, se lo vogliamo, dopo che ha bussato alla porta del nostro cuore. E ci dona Se Stesso e il suo Amore.
Noi non possiamo amare Dio e il prossimo, tra cui la moglie, il marito e i figli, con le nostre forze. Da noi stessi non possiamo amare né perdonare, perché siamo creature e nel bene dipendiamo in tutto da Dio.
Se noi, con umiltà e fiducia, gli chiediamo perdono delle nostre infedeltà e l’aiuto della sua grazia, Dio farà meraviglie nella nostra vita.
Invece di correre verso la fine, verso la rovina definitiva, noi, tu, io, possiamo fermarci ad ascoltare, come ci è dato, la voce di Dio che bussa alla nostra porta.
«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Così dice il Signore Gesù nel libro dell’Apocalisse (3, 20). Questo è il nostro Dio, che ci offre l’intimità più vera, più profonda, più bella.
Con l’aiuto di Dio, possiamo anche noi amare il marito, la moglie, i figli, i genitori, il convivente con l’amore più grande, senza secondi fini, sempre, qualunque cosa succeda, cancellando il ricordo delle offese e del poco amore.
Come si può amare lo sposo o la sposa cristiani? Rinnovandogli per amore di Dio la nostra fedeltà, anche quando fosse una persona pericolosa, dalla quale ci siamo dovuti separare. L’amore che non ama, o non ama più, non è amore. L’amore che esclude e dimentica le persone, non è amore. L’amore che non si sacrifica e non porta la croce, che Gesù ha portato per noi, non è amore. Cercando di vivere insieme nella fedeltà a Dio innanzitutto, pregando, purificandosi, facendosi del bene, possono nascere e rinascere grandi amori.
Come si può amare il convivente o la persona sposata civilmente dopo il divorzio? Guardando questa persona con occhi nuovi, con lo sguardo di un fratello per una sorella, di una sorella per un fratello. Anche qui si può fare un patto, quello di compiere la volontà di Dio, e non la volontà di peccato. Se sono venuti figli da questa relazione, è bene prendersene cura, guardando a Dio e invitando i figli a guardare a Dio.
Se non sono venuti figli dalla convivenza o dal matrimonio civile, bisogna comunque astenersi da ogni confidenza sensuale, lecita solo tra sposi cristiani. Se si è sposati con un’altra persona, dobbiamo essere fedeli al sacramento che Dio ha stabilito come indissolubile. Se non si è sposati, bisogna considerare attentamente, nella purezza di cuore, e magari con l’aiuto di un sacerdote fedele, quale può essere la nostra vera vocazione. Dio ci chiama al Matrimonio, e magari con quello che è stato il nostro o la nostra convivente? Oppure vuole da noi la vita consacrata, come da Sant’Agostino che diventò sacerdote, Vescovo e grandissimo Dottore della Chiesa dopo aver convissuto e aver persino avuto un figlio da una convivenza? Del resto, ci si può consacrare anche come laici.
Ma soprattutto, pensiamo al bene dei nostri figli. Non permettiamo più che i loro cuori e le loro menti siano desolati a causa delle nostre infedeltà!
Riscopriamo la bellezza della castità, di servire Dio con tutto il cuore, di alzarci la mattina e attraversare la giornata con la coscienza serena e pulita. Allora non sentiremo più l’amaro peso della vita, ma solo il peso della croce che in questa valle di lacrime è normale portare.
Il mondo di oggi ci spinge ad adorare gli idoli, e non Dio. L’idolo di noi stessi, del piacere carnale, dell’approvazione umana, del denaro, del potere… E l’uomo rimane terribilmente solo, pur in mezzo a tanta gente.
Solo Dio è il fine della nostra vita e di tutto quello che facciamo. Le nostre scelte diventano oro puro quando sono rivolte innanzitutto a Dio, e poi al bene, non allo sfruttamento delle persone. Il mondo, invece, ci insegna il contrario: a usare le persone per il nostro piacere, a servire il piacere carnale come un idolo, e a dimenticarci che Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo, adorarlo, servirlo e goderlo per l’eternità.
L’atto con cui un uomo e una donna possono congiungersi è un atto capace di donare la vita, di far sorgere un nuovo figlio o una nuova figlia, chiamati a diventare figli di Dio.
Condividere la vita tra sposi è cosa grande, ma donare la vita ai figli è cosa ancora più grande. Donare la vita è più grande che condividerla. Inoltre, la procreazione è rivolta prima di tutto a Dio, per dargli nuovi figli, mentre il piacere e l’amore coniugali sono rivolti alla creatura umana. Per questo la procreazione e il bene dei figli sono il primo fine del Matrimonio.
La Chiesa, quella fedele, Madre e Maestra, ha concesso che nel sacramento del Matrimonio, quando le anime sono unite dal sacro vincolo, si possa compiere quell’atto anche per il solo piacere tra sposi, nei periodi infecondi del ciclo della donna. E la Chiesa ha concesso di astenersi dal donare la vita ai figli, se ci sono motivi gravi per questa decisione.
Ci sono poi sposi cristiani con un amore così puro, fine e spirituale che non cercano mai il piacere carnale, ma solo l’amore, e si uniscono solo per dare vita a nuovi figli, e nuovi figli a Dio. Questa via dell’amore coniugale è la più nobile e santa, e ci si arriva spontaneamente con una profonda devozione per l’Eucaristia e la Madonna. Allora si realizza in pieno l’esortazione del Signore a diventare «come bambini» per poter entrare, perfetti, «nel regno dei cieli» (Vangelo di S. Matteo 18, 3): puri, innocenti, con il cuore spalancato alla grazia di Dio.
Nella società capovolta, anticristiana di oggi, il principio è stato pure rovesciato, capovolto: si considera una concessione, qualcosa di secondario, non il piacere carnale, ma il dono della vita ai figli.
La contraccezione, e persino l’aborto, cioè l’uccisione del bimbo nel grembo materno, obbediscono a questa idolatria del piacere e dell’egoismo.
Il nostro corpo funziona come Dio comanda, come strumento per donare vita e amore. Ma l’uomo di oggi vuole forzarlo e raggirarlo, spesso con risultati anche fisici disastrosi, per farne uno strumento di piacere carnale e di negazione della vita.
E il risultato dell’idolatria lo vediamo bene in tutto il mondo: malattie fisiche e mentali, litigi, odio, disprezzo, indifferenza, freddezza, volgarità, oscenità, separazioni, divorzi, accuse, incomprensioni e soprattutto la disperazione dei poveri figli senza fratelli e sorelle, e senza genitori uniti, puri, fedeli.
Guardateli, questi poveri giovani che appaiono, a causa degli adulti, come la generazione più spietata: non vi fanno pena? Non ci viene il rimorso per averli ridotti così, negando loro una casa che fosse un focolare domestico, accogliente verso la vita, con premure sante verso ogni nuovo figliolino che viene al mondo?
Vi lascio queste riflessioni, concludendo con un invito: invocate Maria, Madre di Dio e dei cristiani, Madre della purezza. Sia Lei, per la vostra fiducia e la vostra consacrazione al suo Cuore Immacolato, a guidarvi nella buona battaglia per la riconquista della grazia e della santità.

Un sincero abbraccio a ciascuno di voi.


https://lucechesorge.org/2017/10/17/lettera-aperta-ai-divorziati-ai-conviventi-e-a-tutte-le-famiglie/



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