15 dicembre 2017

Libri. "Ci chiedevano parole di canto". Saggio di Porfiri sulla musica liturgica

In questo testo che raccoglie vari articoli scritti durante gli anni e accomunati dall'analisi della situazione attuale della musica liturgica, Aurelio Porfiri intende proporre una riflessione che si basi su dati di fatto non piacevoli: uno dei più grandi patrimoni della nostra civilizzazione è ora in profonda crisi. La Chiesa, che fu madre e patrona insigne anche dell'arte più grande, ora rincorre stanche mode nate e cresciute al di fuori dei suoi sacri recinti. Come dice Il Maestro Valentino Miserachs Grau, preside emerito del Pontificio Istituto di Musica Sacra e Maestro Direttore della Cappella Musicale Liberiana nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma: "La crisi della musica nella liturgia oramai ha toccato delle vette (o degli abissi, dovremmo meglio dire) drammatici. Siamo in una situazione che non fa intravedere una via di uscita facile o immediata. Ci sono molte iniziative buone e di persone che hanno a cuore l'importanza di questa grande arte a servizio della liturgia, ma purtroppo poco si muove ai vertici, poco si muove da parte di coloro che dovrebbero prendere decisioni importanti in questo campo".

Lo stesso Maestro aggiunge più in là: "Aurelio Porfiri in questo suo testo ha voluto richiamare tutti ad un severo esame di coscienza, un salutare richiamo all'ordine per poter ripartire, quando tutto sembra perduto. Non è assente una certa vis polemica, ma in fondo è ruolo dei laici anche quello di avere il coraggio di denunciare con rispettosa libertà situazioni che mettono a rischio la salus animarum. Lui lo fa con coraggio e chiarezza, come del resto lo ha fatto sempre anche nei suoi scritti precedenti. Nei vari capitoli si affrontano in modo sintetico ma pregno alcuni degli snodi importanti, come quello della preparazione del clero (di cui già abbiamo parlato), degli strumenti musicali e molti altri. Verso la fine offre anche degli esempi di musica liturgica contemporanea che sa mantenere però la dignità della grande tradizione. Sarà utile ripetere che non mancano i compositori ma manca la volontà di cambiare le cose perché si è smarrito il senso e la dignità della musica nella liturgia; questo è conseguenza del fatto che si è smarrito anche e soprattutto il senso e la dignità della liturgia stessa, del senso del sacro. Un testo utile per riflettere e per continuare la buona battaglia, un testo rispettoso delle persone ma fermo nei suoi principi che sono poi i principi della grande tradizione". Si parla di molte cose nel testo, del disprezzo per la forma, gli strumenti musicali, l'abbandono delle antifone del messale, le resistenze nel clero e molto altro. Un testo utile, importante, scomodo. Certamente da leggere con attenzione.


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