14 dicembre 2017

Libri. "La sintesi del Tomismo" e l'attualità del dottore angelico


di Enrico Maria Romano

Quando c’è un eclissi siamo tutti immersi nelle tenebre. Così ripeteva l’intellettuale francese Jean Madiran (1920-2013), riprendendo un’espressione di altri. Più il buio è fitto poi, e più urgono le luci ad illuminarci nel periglioso ed avventuroso cammino della vita.
Abbiamo tutti quanti bisogno di padri, di punti di riferimento, di uomini forti che ci siano di esempio, nella vita e nel pensiero. Nel cattolicesimo romano queste figure non sono mai mancate e per fortuna non mancheranno mai alla Chiesa.

Tommaso d’Aquino (1225-1274) fa parte, indubitabilmente, di quei Maestri spirituali che durano secoli e che anzi resteranno sempre attuali, starei per dire, fino alla fine del mondo.
Le cattedre di tomistica si sono diffuse nel Novecento in tutto il mondo, e la pubblicazione delle opere del Dottore Angelico, ha travalicato ampiamente i confini della sua amatissima patria, l’Italia.
Esistono ormai molte traduzioni delle opere del Nostro, specie dei suoi capolavori, come la Summa teologica e la Summa contro i gentili. Alcune traduzioni dal latino ancora mancano, ma si può ben sperare che nei prossimi anni queste lacune saranno colmate. Abbondano invece i commenti e la letteratura scientifica sul pensiero dell’Aquinate, come pure le edizioni critiche e manegevoli di molti testi tomisti già editi in latino, e piuttosto riservati ai dotti.
Si pensi alla magnifica nuova edizione della Somma curata dai padri domenicani di Bologna (Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, Edizioni Studio Domenicano, 2014-2016, in 4 volumi rilegati ad arte, con il testo originale e una nuova traduzione italiana). Un’opera eccezionale che vale oro e che farà silenziosamente del bene. La luce che apporta san Tommaso all’umanità e alla cattolicità infatti non è immediata e abbagliante, ma è una luce pacata e soffusa, quasi in chiaroscuro, che progressivamente tende a far innamorare il fruitore come in un lungo corteggiamento casto, destinato poi all’amore eterno.
Tra le opere di commento e di semplificazione edite di recente spicca quella del grande teologo francese padre Garrigou-Lagrange (cf. La sintesi tomistica, Fede & Cultura, 2015, a cura di Marco Bracchi, con la presentazione di mons. Antonio Livi).

A queste opere diciamo classiche, quella del Garrogou è infatti del 1950, si è appena aggiunto un nuovo manuale di introduzione, di analisi delle difficoltà e di chiarificazione: Curzio Nitoglia, La sintesi del Tomismo. Sua attualità e suo valore (Effedieffe, 2017, pp. 402, euro 22).
L’Autore, già noto per le sue pubblicazioni apologetiche e filosofiche, presenta i punti forti del tomismo, illustrandone tutta la complessità, la coerenza interna e le virtualità logiche e metafisiche. Risponde poi alle obiezioni della altre scuole filosofiche, sia quelle storiche, interne al cattolicesimo (Scoto, Suarez, Rosmini), sia a quelle, assai più distruttive ed eretizzanti, della filosofia post-kantiana divenuta dopo il Concilio l’orizzonte comune della teologia contemporanea.

Si ricordano poi, giustamente, le tante prese di posizione del Magistero ecclesiastico medievale e moderno in favore della filosofia e della teologia di san Tommaso, culminato con l’encliclica Aeterni Patris di Leone XIII (1879). Ma la preferenza della Chiesa per l’Angelico non si arrestò a Pio XII (1939-1958), e ci sono numerosi scritti dei Pontefici Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che mostrano una luminosa continuità coi loro predecessori.
Ricorda in proposito il grande studioso tomista Enrico Zoffoli che, “Il nuovo [Codice di diritto canonico, pubblicato da Giovanni Paolo II nel 1983] conferma la volontà della Chiesa (canoni 252,253), ispirandosi al Concilio Vaticano II che nel decreto sulla formazione sacerdotale  (OT 16)  e in quello sull’educazione cristiana (GE 10), raccomanda di avere per maestro l’Angelico”.
Così, il beato Paolo VI diceva che “E’ la prima volta che un Concilio ecumenico raccomanda un teologo, e questi è san Tommaso” (Lettera del 20.11.1974).
Tra i più begli elogi fatti a san Tommaso c’è proprio quello di Paolo VI, espresso nella Lettera ciata: “Senza dubbio, Tommaso possedette al massimo grado il coraggio della verità”. E altresì quello di Giovanni Paolo II: “La sua [di san Tommaso] è veramente la filosofia dell’essere e non del semplice apparire” (Fides et ratio, 44).

La prosa di don Nitoglia, scorrevole informata e a tratti polemica (come lo fu anche l’Angelico contro i nemici della povertà monastica e della vita religiosa), ci aiuta ad entrare nella mens del genio medievale e a diventare nel pensiero e nella vita dei piccoli Tommaso d’Aquino del XXI secolo.



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