07 dicembre 2017

L'onda nera che avanza


di Lorenzo Zuppini

Si deve essere in malafede o totalmente scollegati dalla realtà per affermare, con un insopportabile cipiglio, che un’onda nera sta per travolgere l’Italia la quale rappresenta, tre le altre cose, il maggior rischio per gli ebrei, il popolo massacrato nel secolo scorso dal nazismo coadiuvato poi dal fascismo nostrano. Gli aperitivanti che, tra una tartina e l’altra, ogni mattina ritengono che lo tsunami nero si stia avvicinando sempre più alle nostre coste (e ovviamente non mi sto riferendo agli invasori clandestini, sebbene la metafora risulti ghiotta) fanno riferimento di volta in volta a dei casi di intemperanza da parte di gruppuscoli di estrema destra che esprimono in modo colorito le loro idee. Idee forti, talvolta assurde, spesso oggettivamente sbagliate su un piano storico, ma sempre di idee stiamo parlando. La peggiore carogna che mette in discussione l’Olocausto (pratica cara a certi soloni islamici) avrà comunque, a parere del sottoscritto, il diritto di esporre le proprie odiose idee per il semplice motivo che le idee non sono arrestabili, né se si tratta di una legge imbellettata e scritta da un parlamentare la cui famiglia è stata perseguitata dal nazismo, né se si tratta della richiesta avanzata dal peggior cascame comunista che, esponendo la propria faccia tosta, pretende tolleranza zero per chi professa il nazifascismo ma massima comprensione per chi sventola la falce e il martello. Ma si sa, chi scrive è un convinto liberale, e, sebbene vada di moda definirsi tali, in realtà in pochi si comportano di conseguenza.
Il mainstream grida allo scandalo per la visita fatta da un gruppo di skinhead ad un’associazione di Como chiamata “Como senza frontiere”. Le teste rasate sono entrate senza invito, hanno esposto la loro idea sull’operato dell’associazione (il cui scopo potete facilmente immaginare) ed hanno tolto il disturbo. Neanche una parolaccia, ma pare si tratti di blitz. I blitzettari, in realtà, sono gli unti del Signore come Emanuele Fiano che ritengono intelligente e costruttivo gridare costantemente all’onda nera che avanza e, addirittura, che sia utile creare una nuova legge che, aggiungendosi alla Mancino e alla Scelba, vieti le idee contenute in un busto o in un quadro. Non è sopportabile che il Fiano, sostenuto da quell’accrocco che è la sinistra oggi, giustifichi una legge liberticida ed inutile utilizzando il caso della propria famiglia: nessuno nega ciò che fu l’Olocausto, ma certamente non si può far leva sull’opinione pubblica contando le gocce di lacrime che qualcuno riesce a tirar fuori. Il fascino che esercita il fascismo, assai minore rispetto a quello esercitato dal comunismo, è del tutto fisiologico sebbene sia deprecabile: è un’ideologia antica, forte e che può far gola in momenti di crisi economica e valoriale, ma la nostra Repubblica italiana si è organizzata a dovere per scongiurarne il ritorno. Punto.
Siccome quelli che oggi hanno il coraggio di definirsi nazisti vengono ritenuti pericolosi per le comunità ebraiche, è probabilmente il caso di dare una sveglia ai bontemponi impegnati nell’aperitivo a base di antifascismo e immigrazionismo ricordando chi rappresenta oggi in Europa l’antisemitismo violento e pericoloso.
Nel 2015, arrivò un documento sulla scrivania del presidente israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui ben 120mila ebrei, ovvero un quarto degli ebrei in Francia, avevano l’intenzione di trasferirsi in Israele. Un altro documento venne fatto recapitare sul tavolo del presidente, inviato dal ministero della Diaspora israeliano, secondo il quale la Francia era divenuto uno dei luoghi più pericolosi per gli ebrei. Si contano circa 550mila ebrei in Francia, a fronte di oltre 6 milioni di islamici, e ogni anno gli ebrei subiscono circa 500 attacchi.
In Inghilterra la situazione non è migliore: circa 100mila ebrei hanno dichiarato di voler abbandonare quel territorio per trasferirsi in Israele. Tutti voi ricorderete le parole del rabbino capo di Barcellona all’indomani dell’attentato terroristico islamico sulle ramblas, il quale affermò che “questo posto è perso. Meglio andarsene in Israele. La nostra comunità è condannata sia a causa dell’islam radicale sia per la riluttanza delle autorità a confrontarsi con questo”.
Nel 2015 lo Stato Islamico dell’Isis pubblicò un video in cui esortava i palestinesi ad attaccare senza sosta gli ebrei, e in quel periodo, lo sceicco Hassan Nasrallah leader di Hezbollah, dichiarò che “questa nuova intifada è l'unica speranza per i palestinesi di porre fine all’occupazione. Oggi stiamo assistendo a ciò che una nuova generazione è disposta a sacrificare per Gerusalemme, combattendo con i coltelli”.
Nell’estate del 1921 un certo Amin al Husseini, già odiatore di ebrei e fomentatore di violenze contro questi ultimi, viene nominato Gran Muftì di Gerusalemme, l’allora più alta carica islamica. Ebbene questo pagliaccio, quando nel 1933 Hitler salì al potere, confidò di “intravedere un nuovo radioso futuro”, predicendo “l’avvento di una nuova era di libertà per i musulmani di tutto il mondo”. Addirittura il 21 luglio del 1934 egli si recò in visita al nuovo console tedesco di Palestina, tale Dhöle, per instaurare un rapporto proficuo col nazismo e per capire “fino a che punto il Terzo Reich fosse disposto a sostenere il movimento arabo contro gli ebrei”. Mi pare di scorgere una certa stima nutrita dalla più alta carica islamica nei confronti di uno dei più grandi massacratori di ebrei. E la differenza, oggi, tra queste due realtà è macroscopica sebbene astutamente celata: esistono svariate leggi che impediscono il ritorno di una dittatura, che ne impediscono la propaganda e che sanzionano le opinioni che fomentano l’odio razziale. Al contrario, nel momento in cui chicchessia osi mettere in discussione la natura dell’islam, viene tacciato di islamofobia e ricoperto di improperi.
Potrei essere accusato di benaltrismo o addirittura di spalleggiare gli attuali neonazisti. In realtà il motivo per cui non posso definirmi antifascista è dovuto al fatto che, da liberale incallito, io sono contro ogni forma di totalitarismo, e, anche e soprattutto, perché definirsi oggi antifascisti significa infilarsi in un quel cascame di comunismo social mondano che osteggia gli skinhead ma tace quando i centri sociali aggrediscono Giampaolo Pansa o il professor Panebianco all’università.
Tra pochi giorni ricorderemo la nascita di un ebreo chiamato Gesù Cristo, ed è oggi ancor più importante di ieri ricordare chi incarni attualmente il vero odio antisemita.



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