14 dicembre 2017

L'ultima pecora (parte I)


(OVVERO PICCOLO MANUALE DI RESISTENZA DEL GENITORE CATTOLICO:
CONSIGLI PER MANTENERE CATTOLICI I VOSTRI BAMBINI, NONOSTANTE IL PRETE)

«Laggiù è seduto un uomo dalla mente aperta. Si sente lo spiffero fin da qui».
(Groucho Marx)

di Matteo Donadoni

Ogni domenica mattina in Argentina un chierichetto si alza e sa che può arrivare tardi alla Messa, tanto non è più necessario cambiarsi, si può servire beatamente in tuta.
Ogni domenica mattina mio figlio si alza e mi ricorda di non voler più fare il chierichetto. E io lo accontento vietandogli espressamente di fare il chierichetto, puta caso il prete, in tuta, glielo chieda, nel frattempo mi chiedo io come sia mai possibile esser giunti a questo punto.

Ora, il fatto che un genitore cattolico, che è sempre stato cattolico, senza sbandate giovanili, senza crisi di fede con cadute nell’agnosticismo, senza aver messo mai in discussione la legge di Dio, pur avendola infranta parecchio, si ingegni a istruire i figli sul: cercare il più possibile di non ascoltare le omelie; sull’andare al catechismo lo stretto legale per l’accesso ai Sacramenti e comunque cercando di non mandare a memoria mai nulla che non sia nel vero catechismo cattolico; se interrogati, rispondere con circonlocuzioni e paralogismi sofisticati del tipo “certamente potrebbe essere uno di quei casi imprevedibili in cui, non essendo del tutto chiaro, quanto meno sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni in merito, per non essere completamente in disaccordo con lei” o “non sono sicuro che il passo in questione si possa non interpretare tramite un’ermeneutica diversa dalla sua”. Bene, questo fatto è un fatto che comporta una certa dose di sforzo meningitico e avrebbe quasi del miracoloso, se non fosse che è un fatto puramente drammatico.
Naturalmente, a un bambino risulta piuttosto difficile affrontare una disputa teologica con un catechista o un sacerdote, tendenzialmente adulti, formati da anni di agguerrito lavaggio del cervello modernista, conviene forse consigliare i propri figli di esporsi il meno possibile e, qualora chiamati in causa, di limitarsi a snocciolare quelle quattro-cinque ovvietà sub-teologiche che i catechisti riescono ad afferrare molto facilmente: Gesù ama tutti, perché è buono e, dato che ci ama proprio tutti tutti, ci perdona tutti, quindi  bisogna fare come Lui e amare il prossimo come se stessi e perdonare tutti. Se proprio si deve recuperare in simpatia, o fare la figura di bambini intellectual progress, buttare lì un “inclusivo” o “apertura” o “in uscita” da qualche parte nel discorso. Stigmatizzare sempre i Farisei.

Tocca fare i miracoli ai laici. Dato che ormai il sacerdote non guarisce più i malati, nemmeno ci pensa, ed è già bello che, sempre se ha tempo, porti l’olio santo ai moribondi, sempre che faccia in tempo con gli impegni, altrimenti tranquilli, non resusciterà comunque il morto. E dato che tanto meno gli passa per l’anticamera del cervello di scacciare i demoni, dal momento che non esistono e sono simboli, cari genitori, vi tocca fare miracoli per far crescere cattolici i vostri figli. Nonostante il prete.
Come genitori cattolici facciamo in piccolo ciò che ha fatto nei giorni scorsi un folto gruppo di associazioni pro life di tutto il mondo, firmando un documento nel quale dichiara la propria fedeltà al magistero autentico ed immutabile della Chiesa, oggi messo in discussione dai vertici della Chiesa stessa. Restiamo fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano.
D’altra parte, visto che siete cattolici, non devo essere io a spiegarvi cosa sia diventato il prete del millennio, lo vedete da soli. Allora giudicate da voi se è il caso di affidare i vostri figli e le loro giovani innocenti anime, i vostri virgulti d’ulivo, proprio loro, quegli occhi vivi di speranze e ricchi della fede dei piccoli, alla direzione spirituale di certi personaggi. E ovviamente non mi riferisco ai rari casi di spostati, pervertiti che si aggirano nelle parrocchie piene di spifferi, mi riferisco al sacerdote medio, a parroco “normale”.
Oggi, regnante “el papa”, sembra infatti che siano tornati i tempi della confusione teologica degli anni settanta e della fantasia al potere che fu il post-concilio. Dunque, di default abbiamo l’abbandono dell’abito e la mimetizzazione sociale, l’invito all’anonimato cristiano e le reprimende a chi asserisca una qualsivoglia verità, subito derubricata ad opinione personale del reticente. La fine della direzione spirituale, tanto i peccati non esistono, nemmeno castigo e inferno, ma governa la misericordia universale. In compenso, dopo decenni di spiritualismo anti-istituzionale in velata o aperta polemica con i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, oggi s’impone una prostrata e idolatrica adorazione verso “il nostro bravo papa Francesco” e la sua cricca di menti aperte: i kasperiti scardinatori di sacramenti.
Invece di avere a che fare con un prete in tonaca, un sacerdote palese per tutti e di fronte a tutti, un uomo con i difetti degli uomini, ma pronto a tutto per servire Dio e il suo mandato, abbiamo un prete che a parole è aperto, inclusivo e al passo con i tempi, ma nella realtà è un uomo chiuso in canonica con la sua cerchia di parrocchiani amici, catechisti consenzienti e lacchè, perso e consumato da mille attività secondarie.
Certamente non si generalizza, ma occorre aprire gli occhi, perché non serve la lente d’ingrandimento, è un fatto reale e drammatico che i seminari abbiano sfornato negli ultimi cinquant’anni un esercito di incompetenti, in cui, a fronte di pochi santi, non è raro incontrare sacerdoti che non credono alcune verità di fede, a partire dalla transubstanziazione. Sarebbe ora di dirlo. La liturgia ad esempio, viene celebrata sciattamente come per un obbligo formale, e quando viene celebrata con entusiasmo spesso è un carrozzone da circo che nulla ha a che vedere con il luogo di culto, con balli e baccano vario, senza sostanza di mistero e il sacramento è in mano all’iniziativa estemporanea di laici ingenui e sprovveduti, quando non apertamente in malafede, perché protestanti consapevoli.

(continua)



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