12 dicembre 2017

Lutero e lo gnosticismo: l'interprete moderno di un'eresia antica


di Alfredo Incollingo

I protestanti (e i cattolici) hanno celebrato nel 2017 i cinquecento anni della Riforma protestante. Si è elogiato il riformismo di Martin Lutero e le (presunte) ricadute positive sul cattolicesimo. Non è mancato chi ha intravisto nel protestantesimo una soluzione per le questioni più urgenti della Chiesa Cattolica, dal celibato dei sacerdoti alle più minuziose definizioni teologiche. Si è eccessivamente parlato di “riforma”, ma pochi osservatori hanno evidenziato il carattere rivoluzionario del luteranesimo. I riformisti sono stati san Pio V e i gesuiti, per esempio, che hanno rinnovato la Cattolicità: Lutero, al contrario, ha distrutto in Germania il corpo sociale e spirituale della Chiesa. Il suo insegnamento è un tentativo perpetuo di demolire pezzo dopo pezzo la tradizione cattolica. Le rivoluzioni moderne, con il loro piglio anticattolico, sono direttamente o indirettamente frutto del pensiero dell'eresiarca tedesco. Nicola Tomasso ha deciso di raccontare le origini della Riforma protestante nel suo ultimo lavoro, Iniquitas Lutheri ovvero le radici gnostiche del protestantesimo (Solfanelli, 2017). Non è un saggio sul magistero luterano, perché non si limita a enunciare le tesi del frate eretico: l'autore cerca di rintracciarvi la matrice gnostica, considerando Lutero l'interprete moderno dell'antica rivale del cattolicesimo. Il conflitto tra lo gnosticismo e il cristianesimo concerne il ruolo della ragione, il valore del creato e il libero arbitrio. Come afferma l'autore nell'Introduzione:

“Argomenteremo […] cogliendo nella cancellazione luterana del senso del peccato il tentativo gnostico di porre la materialità del creato in una connotazione negativa, perché laddove si rifiuta ogni attesa di redenzione, l'uomo sarà sempre nel 'Giardino Antico' ad annuire al serpente ritrovandosi nudo pochi istanti dopo: è il trionfo dell'assurdità, della ragione corrotta, del nonsense esistenziale, è il 'suicidio' di Lutero, il mysterium iniquitas.” (p. 16)

Tomasso ci accompagna nella definizione dello gnosticismo (“La gnosis è la dottrina secondo cui la 'conoscenza' è lo strumento per raggiungere la verità e la perfezione”, p. 13), che è necessaria per comprendere le origini dell'eresia luterana, e nella classificazioni delle maggiori correnti gnostiche, secondo quando emerge dagli scritti dei Padri della Chiesa e dei codici di Nag Hammadi. Lutero riteneva che bastasse la sola fede per salvarsi e che il Signore, nella sua onniscienza, avesse predestinato alla salvezza solo una parte dell'umanità. Queste dottrine hanno una chiara origine gnostica nel loro carattere elitario e negativo dell'esistenza umana, del rapporto con Dio (l'umanità e la divinità sono due poli opposti) e della creazione. Riprendendo alcuni motivi della filosofia medievale, quella di Duns Scoto e di Eckhart, per esempio, Lutero compie una rivoluzione copernicana, abbattendo i pilastri della fede nel pieno disprezzo della scolastica (San Tommaso d'Aquino). La Riforma protestante fu una rivalsa del pensiero gnostico sul cattolicesimo. Il libro di Tomasso ci svela Lutero da una prospettiva diversa e inusueta.



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