25 dicembre 2017

Simboli del Natale: chiarimenti cristiani

di Alfredo Incollingo
È il 25 dicembre, la vigilia della nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, e le nostre case, così come le vie e le piazza pubbliche, sono addobbate di tutto punto per celebrare il Santo Natale. A prima vista potrebbero sembrare ritrovati moderni e poco attinenti alla tradizione cattolica, ma un breve prontuario ci può aiutare a comprendere, cristianamente, i simboli natalizi.

Il Presepe: una spiegazione
Nel 1223, a Greccio, nel Lazio settentrionale, san Francesco d'Assisi allestì il primo presepe della storia cristiana. Da allora, in tutte le case e chiese dell'ecumene cattolica, lo si prepara con muschio, paglia e statuine su misura. Di presepi ce ne sono di tutte le fatture, ma la loro sacralità non varia secondo la forma. Basandosi sui cosiddetti “Versetti dell'Infanzia”, nei Vangeli di Luca e di Matteo, dove si racconta la nascita di Cristo, san Francesco preparò la prima rappresentazione (vivente) della Natività. Anche noi, a distanza di secoli, facciamo la stessa cosa.
Il fulcro del presepe è naturalmente la “Sacra Famiglia”: Giuseppe, Maria e Gesù in fasce nella mangiatoia. Ricorrono altri personaggi e altri simboli, ma spesso sono ignoti a quanti si accostano alla santa rappresentazione. Un asino e un bue riscaldano con il loro fiato il Messia, ma, come è ben noto, i due animali non sono presenti nei Vangeli canonici, ma nei racconti apocrifi. Il profeta Isaia, nell'Antico Testamento, li annovera nella profezia che annuncia la venuta del Salvatore: sono infatti simboli di sottomissione e si rendono mansueti alla presenza del loro padrone. Sono immagini del popolo cristiano o di quelle genti, ebrei (bue) e pagani (asino), che compresero la portata storica e umana della nascita di Gesù Cristo. Anche la grotta o la stalla, dove nacque Gesù, non è presente nei Vangeli canonici. Nelle antiche tradizioni mediterranee gli antri rappresentavano il cosmo nella sua totalità: votando questi luoghi ad una divinità, si poneva sotto la tutela di un nume l'esistenza stessa dell'universo. I cristiani, mettendo da parte Mitra o qualche altro dio misterico, consacrarono questi siti a Cristo, sovrano del cosmo. I tre Re Magi, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, figurano nel Vangelo di Matteo e nell'apocrifo Vangelo armeno dell'infanzia. Recano con sé tre doni: l'oro, segno di regalità, l'incenso, simbolo di divinità, e la mirra, che preannuncia il suo sacrificio redentore, esplicitando così la missione di Gesù. I pastori, gli umili di cuore, e i sapienti onorano insieme il Salvatore. I Magi, come gli eruditi di tutte le epoche, sono alla ricerca della verità, che si rivela loro per volere di Dio. La mente umana da sola non può oltrepassare i suoi limiti cognitivi e solo la Grazia di Dio consente di contemplare la luce divina. Il presepe, più che un semplice esercizio di stile e d'arte, del tutto lecito, è soprattutto la rappresentazione vivente del messaggio cristiano.

Pandori e panettoni: un gustoso simbolismo
Nel nostro prontuario c'è posto anche per il pandoro e per il panettone, tradizionali dolci natalizi del Nord Italia. Nei Vangeli troviamo molti riferimenti a Cristo quale “Pane di Vita”, ovvero nutrimento spirituale essenziale per la nostra esistenza. Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù, rispondendo a quanti lo seguono, afferma: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (Gv 6,35) Da questo passo evangelico è nata l'usanza tutta italiana di cuocere dei pani natalizi per onorare il “Pane di Vita”, Gesù, nutrendoci così della sua Parola.

Babbo Natale o San Nicola di Bari
Fu la Coca Cola a costruire il mito moderno di Babbo Natale, questo anziano signore, affabile e amabile, che porta i doni ai più piccoli e alle volte non dimentica di assecondare i desideri degli adulti. Chi è in realtà Babbo Natale? Alfredo Cattabiani ha vergato parole chiare e precise che rispondono a questo quesito.
San Nicola, che nel primo medioevo si chiamava Sanctus Nicolaus […] divenne popolare nell'Europa centrale e settentrionale dove il nome si storpiò in Santa Claus. Emigrato in America, il suo aspetto subì una metamorfosi: il mantello vescovile diventò un robone rosso orlato di pelliccia, la mitra un cappuccio a punta. E con queste nuove sembianze è tornato in Europa come Babbo Natale: maschera – simbolo della frenesia laica che informa quello che un tempo era il memoriale della nascita di Gesù e oggi è per molti la festa principale del consumo.” (Alfredo Cattabiani, Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno, Rusconi Libri, 1985, p. 60)

L'abete natalizio: una storia
Stando a san Clemente d'Alessandria le religione pagane, pur persistendo nell'errore, avevano per certi aspetti preannunciato la rivelazione cristiana. Nella tradizione norrena e germanica gli alberi, soprattutto quelli secolari, erano manifestazioni materiali delle divinità. Le altezze vertiginose e lo spessore dei fusti non erano opera della natura: al loro interno vivevano gli dei silvani, dai quali traevano la linfa celestiale che li faceva crescere esponenzialmente. Nelle culture precristiane gli alberi secolari, che fossero Pini, Abeti o Querce, erano gli assi del cosmo, intorno ai quali l'universo si strutturava. Pensiamo all'Yggdrasill dei Vichinghi, un Frassino gigante che sorreggeva il nostro mondo, gli Inferi e i Cieli. Anche la Bibbia è foriera di piante sacre, come l'Albero della vita, nel centro dell'Eden, o l'Albero del Bene e del Male. Quando il cristianesimo giunse in Europa, soprattutto nelle fredde terre del Nord, questi assi cosmici arborei furono consacrati a Cristo, che è il vero e irrinunciabile pilastro della nostra esistenza, della società umana e del nostro destino. L'Albero di Natale, pieno zeppo di luci e di palline colorate, non è un semplice sfoggio di raffinatezza, ma è un modo popolare di esaltare il pilastro portante dell'universo e del genere umano. Oggi, purtroppo, è poco comprensibile, ma un tempo lo si decorava con candele accese, le cui fiamme richiamavano la luce divina e maestosa di Gesù. L'Abete è l'albero tipico del Natale e non è un caso: essendo una pianta sempreverde, i Germani lo consideravano un essere eterno e quindi divino, come lo è il Padre e suo Figlio, Gesù. Tutte queste simbologie, pur appartenenti al mondo pagano, sono utili, a livello popolare, per esplicitare la verità cristiana.

Queste brevi riflessioni sono tanti spunti per approfondire la nostra tradizione religiosa e popolare, che, a differenza di quanto si pensi, non sono realtà a se stanti. Si spera che la lettura di questi paragrafi possa gettare nuova luce sulle verità cristiane, che in questo periodo sono sommerse dalla valanga di doni e di dolciumi. Confidando nella Grazia di Dio, che ci illumina sui nostri errori e ci consente di porvi rimedio, auguriamo un Santo Natale.



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