29 dicembre 2017

Un altro anno di lotta per la verità se ne è andato


di Enrico Maria Romano

Alla fine di un anno si è usi fare dei bilanci e trarre delle ragionate e serene riflessioni. Anche quest’anno domini 2017 però, come quelli che lo hanno immediatamente preceduto, non richiede particolari attitudini alla sintesi o una straordinaria memoria, tipo cervelloni tecnologici del Cern di Ginevra. In effetti, la realtà italiana ed europea, e in genere occidentale, in tutta la sua criticità ce l’abbiamo sotto gli occhi e ogni giorno ne constatiamo la pericolosa espansione e il suo essere, in vari modi, una bomba che rischia di esploderci in mano.
A vista umana, ed è l’unica che abbiamo se non scomodiamo la teologia, sembra che ci siamo messi o meglio che ci abbiano messi in una situazione paradossale e invicibilmente negativa. E’ come se fossimo al vertice di un piano inclinato e fossimo costretti, dietro le minacce e le violenze del Sistema, a percorrerlo nel senso voluto. Ovvero, tendendo sempre alla discesa, all’inabissamento, all’auto-umiliazione e alla decadenza.
La situazione politica europea, al di là degli aspetti strettamente economico-finanziari, sembra essere una barca che affonda, come un gigantesco Titanic che prende acqua da tutte le parti – sopra, sotto, ai lati – e che abbia per regola unica ed assoluta questa: il divieto, sotto gravissime punizioni, di denunziare i fori e le fessure da cui l’acqua entra…
Così, il male micidiale e a termine distruttivo della immigrazione di popolamento della nostra Nazione, è evidente e miete vittime ogni giorno: distruzione delle finanze pubbliche (e private), declassamento del lavoro e dei salari, perdita di sicurezza nei quartieri di perferia, aumento vertiginoso di stupri, furti e rapine, eccetera eccetera. Si veda in proposito l’ottima sintesi della dottoressa Anna Bono (cf. Migranti!? Migranti!? Migranti!?, edizione Segno, Udine 2017).
Ma un solo imperativo è proposto-imposto dal sistema egemone: tacere, zittire chi urla contro vento, censurare il mal pensante, quasi dando un rinnovato senso amorale alla massima del moralista cattolico François de La Rochefoucauld (1613-1680), il quale scrisse “Honni soit qui mal y pense”. Ossia vituperato sia chi pensa male! Secondo l’aforista seicentesco, significava che non bisogna criticare troppo il prossimo visto che non lo conosciamo mai a fondo; ma ora il Sistema vuole che tutti pensiamo allo stesso modo (omogenità culturale assoluta) e che nessuno dica spudoratanente che il re è nudo, come nella celebre fiaba di Andersen.
Il 2017 in tal senso ha fatto un enorme balzo in avanti. Già negli anni dopo il 2000 molte agenzie di diffusione del pensiero dominante avevano l’ardire di condannare senza processo ogni critica dell’andamento laicista e immigrazionista della politica europea; ma la censura come tale non era (ancora) di bon ton. Quest’anno, sono gli stessi politici di centro sinistra, in Italia in Europa e nel mondo, che ritengono necessario, contro la rinascita delle nazioni e della libertà di pensiero dei popoli in catene (il che chiamano populismo), usare l’arma micidiale della censura di Stato. E visto che i mezzi di comunicazione attuali sono assai più fluidi e incontrollabili della stampa dei secoli che furono, altrettanto più pervicace e violenta dovrà essere la nuova caccia alle streghe (del pensiero autonomo e dissidente).
Si fanno pressioni e ricatti affinchè i grandi gestori della comunicazione di massa, come Youtube, Facebook, Tweeter ed altri censurino e vietino il pensiero non conforme al Partito. Quest’anno sono incalcolabili le pagine, le vignette, i video, i brani e gli autori che si sono visti sospendere la libertà di parola in nome della lotta alle fake news, alla violenza verbale o alla tutela della democrazia…
Cito un caso tra milioni. Un nostro amico personale e scrittore contro la teoria del gender, Gianluca Marletta, per aver espresso solidarietà al sacerdote che aveva criticato il comportamento troppo libero di una ragazza poi violentata da un branco di pacifici migranti, si è visto per una settimana sopprimere il diritto di parola su Facebook (si veda, proprio nel senso della critica alla censura di Stato che stiamo evocando, G. Marletta, Governo globale. La storia segreta del Nuovo Ordine Mondiale, Arianna Editrice, 2017).
In fondo ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Le maestre che mandavano dietro la lavagna il bambino intemperante e chiacchierone (nei periodi dell’Italia unita, del fascismo e della stessa incipiente Repubblica), e che certamente avevano maggiori successi educativi di oggi, sono state disprezzate dal ’68 in poi, e ancora oggi sono portate ad esempio di violenza psicologica sui bambini, di cialtronaggine e di sadismo (cfr. come controcanto sulla scuola, E. Frezza, MalaScuola, edizioni Leonardo da Vinci, 2017). Quando poi uno sconosciuto, vivente chissà dove, toglie il diritto di scrivere a un altro umano, non si sa per quale recondita ragione, ecco che questo sarebbe secondo il Progresso…
Ci pensiamo mai o no? I cosiddetti algoritmi censori sono nulla senza una mente umana che li ha concepiti e istallati come instrumentum regni. Non è l’algoritmo il colpevole, né lo può essere il computer come tale o il mondo virtuale del web. Lo è certamente l’ingegnere al servizio del potente di turno che usa malissimo delle sue competenze per sfavorire e rimuovere il dibattito, cancellare la controversia, soffocare sul nascere la possibile ribellione delle masse.
Per decenni e decenni il sale della democrazia è stato il dibattito. E tutti, più o meno, ne erano parte in causa. Oggi non più. Si può discutere in un salotto televisivo o in una facoltà, solo se si accetta preventivamente la doxa dominante. Se no no. E’ quindi un dibattito farsa, tra sinistra estrema, centro sinistra e sinistra liberal. Altre voci non sono ammesse per mancanza di “rispetto delle regole”. Scritte da chi?
Noi che abbiamo a cuore l’Italia e l’Europa, non dobbiamo limitarci a criticare le strategie di indottrinamento dei poteri forti che ci dominano, come l’Unione (anti)Europea, l’Onu e le sue agenzie (Amnesty international, Libera, i gruppi LGBT, la Comunità di s. Egidio, etc.), ma anche continuare a far ciò che mai potranno fare i nostri avversari (salvo a diventare dei nostri): dire la verità!
Dobbiamo dichiarare guerra alla menzogna di qualunque partito e colore, prendendo le parti dell’Italia e della sua gloriosa identità storica, degli italiani e dei loro sacrosanti diritti, violentati ogni giorno in nome del progresso, della pace, dell’amore, come nel migliore (o peggiore) dei mondi di orwelliana memoria (si legga al più presto il romanzo profetico di Robert Benson, Il Padrone del mondo, Fede e Cultura, 2014).
Continuiamo a leggere cari amici, formiamoci e formiamo attorno a noi dei veri cenacoli di dissidenza, di irriverenza, di santa e legittima disobbedienza, e di autentica libertà di spirito. Anche sostenendo le case editrici piccole e controcorrente come Fede e Cultura, Leonardo da Vinci, Lindau e varie altre.
Quando i falsi miti della sinistra e del turbo-capitalismo crolleranno, quando si sarà capito che è impossibile essere una Nazione senza avere dei confini chiari e rispettati, quando sarà più evidente ancora che senza famiglia non c’è educazione – e senza educazione dei figli nessun futuro – la nostra voce scomoda sarà senz’altro apprezzata come un grido profetico, tanto più profetico quanto più ignorato e irriso oggi.



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