03 dicembre 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: San Cesareo e il Tevere (Parte LXXI)


di Alfredo Incollingo

Cesareo era un diacono di origini nordafricane e, si racconta, era un lontano discendente di Giulio Cesare: i suoi avi, appartenenti ad un ramo collaterale della “Gens Iulia”, si trasferirono a Cartagine in cerca di maggior fortuna. Come spesso accadeva per i giovani uomini di Chiesa, decise di trasferirsi a Roma per continuare i suoi studi teologici e per servire il papa. Le “vite” su san Cesareo raccontano che il diacono naufragò nei pressi di Terracina, nel Lazio, mentre era in viaggio per mare verso la capitale dell'Impero Romano. Lì conobbe Luciano, un giovane del luogo che era destinato ad un cruento sacrificio umano in onore del dio Apollo. Era consuetudine che il ragazzo più bello della città indossasse belle armi e una splendente armatura per gettarsi poi al galoppo di un cavallo dalla cima del monte Sant'Angelo. Il suo sacrificio avrebbe assicurato la salvezza degli abitanti di Terracina. Cesareo fece di tutto per fermare quella follia, ma invano. Protestò con Firminio, il sacerdote pagano che officiava quel sanguinoso rito, il quale lo fece arrestare e lo condusse al cospetto del console Leonzio. Il nobile lo portò in catene presso il tempio di Apollo per costringerlo a compiere un sacrificio. Se avesse rinnegato la sua fede, sarebbe sfuggito alla condanna a morte. L'edificio pagano crollò all'improvviso, travolgendo il sacerdote Firminio e questo segno fu inteso come una manifestazione della potenza di Dio. Il console Leonzio si convertì al cristianesimo dopo un anno e ottenne i sacramenti da Cesareo: dopo il battesimo cambiò il nome in Giuliano. Il suo successore, Lussurio, li condannò a morte. Vennero annegati in mare, di fronte le coste di Terracina. A Roma il culto di san Cesareo si è radicato fin dall'antichità ed era invocato dai romani per proteggere la città dalle devastanti inondazioni del Tevere.
Il viaggio continua.



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