17 dicembre 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Il Sinodo del cadavere (Parte LXXIII)

di Alfredo Incollingo

Non tutti i pontefici si sono rivelati degni del proprio ruolo: ogni età storica ha avuto i suoi papi inetti, corrotti e anche, purtroppo, violenti. Alcuni erano dissoluti, altri condottieri e politici a tutti gli effetti, smettendo del tutto le vesti di guida spirituale della Cristianità. L'autorità spirituale non nega il potere temporale, così come quest'ultimo non esclude il primo. L'errore sta nel privileggiare o l'uno o l'altro, perdendo di vista la loro unità ai fini della salvezza. Dio, nella sua infinita misericordia, ha sempre punito quanti si erano macchiati di gravi torti nei confronti della Chiesa Cattolica. A pontefici inetti si sono sempre succeduti papi santi, che hanno corretto i loro predecessori. All'interno dei palazzi apostolici di San Giovanni in Laterano si perpetuò un macabro processo, il Sinodo del Cadavere.

Nel gennaio dell'897 papa Stefano VI fece riesumare il cadavere del suo predecessore, Formoso, che era morto l'anno precedente, forse per avvelenamento, volendo dimostrare l'invalidità della sua elezione. Il defunto papa, avendo posto un freno all'arroganza dei signori di Spoleto, sponsor politici di Stefano VI, venne punito per le sue azioni con la diffamazione. Fu riesumata la sua salma e venne collocata sul seggio papale, con tutti i paramenti sacri. Si svolse un processo, secondo le modalità dell'epoca, e si emise un verdetto: reo di immoralità, Formoso era indegno di essere papa. Tutti i suoi atti furono annullati e il corpo venne mutilato per essere poi gettato nel Tevere. Pochi mesi dopo un devastante terremoto arrecò numerosi danni alla basilica di San Giovanni in Laterano e fu interpretato come un castigo di Dio per l'arroganza di Stefano VI, che tra l'altro morì nell'ottobre di quell'anno. Furono i suoi successori, Romano e Teodoro II, a fare giustizia di Formoso, riabilitandolo con tutti gli onori. Il viaggio continua.


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