02 gennaio 2018

1968-2018: un mezzo secolo di fallimenti

di Francesco Filipazzi
È iniziato il 2018 e sono dunque passati 50 anni da quando una massa di idioti in tempesta ormonale ha deciso, eterodiretti da chi ne sfruttò le energie giovanili, di sovvertire la società patriarcale e tutti i sani valori che guidavano l’Occidente. Figli del boom economico o giù di li, gli imbecilli in questione chiesero e ottennero sesso libero e assistenzialismo a fondo perduto (non avevano molta voglia di lavorare).
Ottennero ciò che volevano e condannarono noi “giovani d’oggi” a pagare i loro debiti e a mettere a posto le macerie dei loro aborti, dei loro divorzi, delle loro droghe, delle loro scuole distrutte dal sei politico… Il 1968 è stato solo questo e durante l'anno ne parleremo approfonditamente.

Un assalto alle strutture fondanti della società, un fenomeno “rivoluzionario”, nel senso deteriore del termine, che si lascia dietro solo morte e distruzione. Oggi quelli a cui sono state regalate fior di lauree con esami di gruppo e 18 d’ufficio, vengono dalla nostra generazione a spiegare che siamo bamboccioni, che studiamo poco, che non siamo pronti alla vita. Parliamo di quelli che quando erano giovani loro si imbottivano di canne e hashish? O di quelli che, dopo qualche piazzata, si facevano raccomandare dall’amico dell’amico per avere un posto fisso? Cioè, oggettivamente, di questa generazione di sessantottini che pontificano, parliamone.

Cos’hanno da insegnarci? Cosa ci hanno lasciato?
Ve lo dico io cosa ci hanno lasciato. In primo luogo hanno falcidiato la nostra generazione. Per ognuno di noi vivo, altri sono stati fatti fuori prima di nascere. Un bel risultato per chi predicava amore e pace. Poi ci hanno lasciato famiglie distrutte, quindi molti che hanno avuto la fortuna di non essere squartati nel ventre materno poi hanno subito le guerre fra genitori immaturi, sono stati figli contesi, sono stati privati di questo o quel genitore. Quanti applausi, non c’è che dire. D’altronde l’immaturità è un tratto ampiamente distintivo delle due generazioni che ci hanno preceduti.
Un’altra grande conquista di questi geni è stata quella degli anticoncezionali, che rifilano alle ragazzine come se fossero acqua fresca, avvelenando in tal modo le energie migliori delle nuove generazioni, condannando le future donne a tumori, sterilità e malattie dolorose. Potremmo andare avanti a citare le grandi conquiste del ’68, ma ci penseremo nei prossimi mesi.

Erano eterodiretti, gli idioti, dicevamo. Stava iniziando la costruzione dell’uomo consumatore, androgino, meticcio, senza fissa dimora. Ma non ci sono scusanti. Possiamo ben dire che questi 50 anni sono stati un fallimento.
Il nostro ’68 è quello della Primavera di Praga, dove i giovani combatterono davvero per la libertà dall’oppressione comunista. Ma l’Occidente era troppo impegnato ad adorare Satana, per accorgersene.
E la Chiesa? Che il ’68 sia iniziato perché in sacrestia si sono calate le braghe non lo diciamo certo noi. Nel momento in cui il cattolicesimo avrebbe potuto dichiararsi vincitore di fronte al crollo delle ideologie distruttrici, la quinta colonna, in sede conciliare, ha deciso di disertare. Ma anche questi sessantottini cattolici hanno fallito. L’attuale pontificato lo sta dimostrando. Parleremo anche di questo, durante quest'anno.



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1 commento :

  1. Come appartenente alla generazione di mezzo (nel 68 avevo tre anni), oggi separato con un figlio di 20 anni, sono tuttavia in posizione - si fa per dire - privilegiata per constatare il totale fallimento di quell'ideologia anti-umana, che oggi ha un colpo di coda paradossalmente nella Chiesa cattolica.
    Concordo in pieno con la sua analisi, e la ringrazio.
    Emanuele

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