09 gennaio 2018

Cattolici in politica. Un libro di Benedetto XVI

di Francesco Filipazzi
Che rapporto c'è fra cattolicesimo, potere e legge? Nei prossimi mesi in Italia si eleggerà un nuovo Parlamento, andranno al voto alcune Regioni importanti e successivamente ci sarà una tornata di amministrative, ma del rapporto fra fede e politica probabilmente non si parlerà. Eppure, poiché dal voto “cattolico” cercheranno tutti di attingere, è bene ricordare qualche fondamentale.
Ad aiutarci ci pensa il volume “Il Posto di Dio nel mondo – potere, politica, legge”, contenente una raccolta di discorsi pronunciati da Benedetto XVI durante il pontificato. Il testo è molto denso, ma possiamo estrapolarne alcuni punti fermi, di cui tenere conto in un'azione politica, a partire dal livello locale, diciamo noi, per arrivare ad un livello sovranazionale.
I concetti sono molti, calati certamente nell'attualità, ma discendenti direttamente dalla patristica e dalla tradizione ecclesiastica. Cerchiamo di trarre qualche spunto.

In primo luogo, Ratzinger ricorda, nella prima parte del libro, che esiste un diritto preesistente all'uomo e che la logica della maggioranza non è sufficiente per stabilire criteri di verità. «Se i principi morali che sostengono il processo democratico, a loro volta, non si fondano su nient'altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza». Il diritto naturale ha quindi la precedenza su ogni scelta. Ratzinger scarta il diritto positivista, spiegando che, non essendo l'uomo a creare l'uomo, il legislatore deve tenere conto del fatto che l'uomo è volontà, ma anche natura e quindi la sua volontà è giusta quando rispetta la propria natura.

In questo ambito si inserisce il concetto di laicità. Il Papa metteva in guardia dalla perversione della laicità in laicismo, emblema della post modernità, per cui si dovrebbe eliminare dalla vita pubblica ogni richiamo alla religione. E' compito di tutti i fedeli in Cristo quindi la costruzione di una "sana laicità", che «riconosca a Dio e alla sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana, individuale e sociale». «Non è sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui temi morali». Queste ultime frasi furono rivolte nel 2006 all'Unione dei giuristi cattolici italiani, ai quali ricordava che l'esclusione del cristianesimo mina la sopravvivenza della società.

Il primato di Dio non è discutibile. «Non voglio dire che i non credenti non possano vivere con moralità elevata ed esemplare; dico solamente che una società nella quale Dio è assente non trova il consenso necessario sui valori morali e la forza per vivere secondo il modello di questi valori, anche contro i propri interessi».

La Chiesa però non deve impegnarsi direttamente in politica (qui l'obiezione appare attualissima, data la deriva politicizzata intrapresa recentemente) perché altrimenti perderebbe il proprio carattere di universalità e si identificherebbe con "una sola via e posizioni parziali opinabili". Benedetto vedeva invece un ruolo di azione sociale diretta da un lato e di "avvocata della giustizia e dei poveri" dall'altro. Identificarsi con una parte politica sarebbe una perdita di autonomia.
Proprio perché non è possibile un impegno diretto della Chiesa, è necessario che esistano politici cattolici che operino coerentemente secondo la loro fede, affinché "gli ideali evangelici non vengano oscurati dall'azione quotidiana".

Interessanti anche alcune riflessioni sulla solidarietà, la sussidiarietà e  sull'ambito economico, che deve essere guidato dall'etica, poiché il profitto non è sinonimo di bene. 

Il volume è molto complesso e contiene  riflessioni sul ruolo odierno dell'Europa, la cura del creato, l'azione nell'ambito della bioetica. Invitiamo quindi alla lettura.

Un punto di riferimento
A questo volume, è interessante aggiungere un altro testo, scritto dal Nostro nel 2002, quando era ancora prefetto per la Congregazione per la dottrina della Fede.
In esso veniva ribadito; «In questo contesto, è necessario aggiungere che la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. Poiché la fede costituisce come un’unità inscindibile, non è logico l’isolamento di uno solo dei suoi contenuti a scapito della totalità della dottrina cattolica. L’impegno politico per un aspetto isolato della dottrina sociale della Chiesa non è sufficiente ad esaurire la responsabilità per il bene comune. Né il cattolico può pensare di delegare ad altri l’impegno che gli proviene dal vangelo di Gesù Cristo perché la verità sull’uomo e sul mondo possa essere annunciata e raggiunta».

Detto ciò, basandosi su volumi come quello qui recensito e, in generale, sull'azione del Ratzinger pontefice (tralasciando la parte in cui si dimette), non si può che individuare un punto di riferimento per gli anni che stiamo vivendo, anni di caos, durante i quali i cattolici si sono auto espulsi dal dibattito pubblico. Questo volume va consigliato a tutti coloro che, sotto elezioni, si autodefiniscono “politici cattolici”, come sostegno alla loro azione.

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1 commento :

  1. E' da leggere.....ma io lo regalo anche ai politici di oggi.....grazie

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