06 gennaio 2018

Chi ha paura di un fronte unito per la vita?

di Francesco Filipazzi
Anno 2018, il Movimento per la Vita, nella persona del suo presidente, invita a non partecipare all'evento pro vita più importante d'Italia, la Marcia per la Vita. Sembra una situazione da Monty Python, ma è la durissima realtà. Il presidente Gian Luigi Gigli, che en passant è un parlamentare in costante ricerca di un gruppo in cui stare (ne ha cambiati tre e adesso è in procinto di aderire ad un quarto per cercare una rielezione), ha mandato una lettera a tutte le associazioni che fanno riferimento al Movimento (il testo è riportato qui), nel quale esprime questi concetti:

-alcuni gruppi pro vita italiani hanno firmato il documento "Non seguiremo i pastori che sbagliano", nel quale di fatto si censura il comportamento di Bergoglio sui temi etici;
-i firmatari sono ovviamente bifolchi da quattro soldi, in particolare hanno la colpa di essere "organizzazioni estremiste e malamente tradizionaliste";
-oltre a non partecipare alla Marcia, si chiede di non avere alcun rapporto con i suddetti cattivoni, tanto meno con Roberto de Mattei e Virginia Coda Nunziante che sono organizzatori della manifestazione.

Mettendo insieme questi punti, a nostro parere si può ben capire quale sia l'intento del Gigli e di chi ha chiesto molto probabilmente una sua presa di posizione. Non è peregrino immaginare che questa mossa sia concordata con l'area della Cei che fa capo a Galantino.
Il timore di questi signori è presto detto e lo denunciamo da molto tempo. Hanno una fifa blu che avvenga in Italia ciò che altrove è già accaduto, cioè che i movimenti pro life si saldino, oltre che da un punto di vista ideale, anche da un punto di vista organizzativo con i movimenti che si occupano di portare avanti un'idea tradizionale di cattolicesimo (cioè il vero cattolicesimo). Questi ultimi non sono mostruosi sedevacantisti, intendiamoci, ma gruppi perfettamente inseriti nella Chiesa, che hanno come punti di riferimento sacerdoti, vescovi e cardinali e che, soprattutto, non piegano la testa di fronte a chi fa carne di porco dell'insegnamento del Vangelo.

Una saldatura del fronte cattolico in chiave pro life significherebbe da un lato la morte sociale per chi agisce in maniera ben poco decisa (come i vertici del Mpv), ma metterebbe anche in gravissima difficoltà la gerarchia che ciurla nel manico e fila pericolosamente con le forze mondane e con gente come Emma Bonino (oltretutto componente del board dell'Open Society di Soros).
Insomma, oltre ad essere una figuraccia dai contorni epocali, la lettera del presidente del Mpv svela molto più di quanto si pensi. Prendiamo atto.

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