29 gennaio 2018

Francia. L'aborto divide ancora

di Fabrizio Cannone
Iniziamo dai fatti. Il 21 gennaio scorso si è tenuta a Parigi l’annuale Marcia per la vita. Alla Marcia aderiscono vescovi, prelati, sacerdoti, associazioni cattoliche, parrocchie, gruppi scout, etc. etc. Di solito viene richiesta e ottenuta la benedizione del Santo Padre.

Lo scopo della Marcia è quello di denunciare l’aborto, quell’atto che il Concilio Vaticano II, definisce assieme all’infanticidio, “crimine abominevole” (Gaudium et spes, 51). L’aborto è quell’azione che san Giovanni Paolo II ha detto doversi chiamare “omicidio”, volendo significare che non si tratta di qualcosa di essenzialmente diverso rispetto a ciò che compie un killer, un terrorista o un criminale comune (cfr. Evangelium vitae, 58).

Nei giorni immediatamente precedenti alla Marcia, un’associazione cattolica, il Movimento rurale della gioventù cristiana, ha emesso un comunicato in cui afferma di volersi “desolidarizzare” dalla Marcia per la vita, in quanto questa sarebbe portatrice di “messaggi di colpevolizzazione, di intolleranza e di odio”. L’associazione ecclesiale, nota e riconosciuta dalla Chiesa francese, afferma che bisogna difendere “il diritto fondamentale delle donne e delle coppie a ricorrere a un’interruzione volontaria della gravidanza”.

Viene in mente Giovanni Paolo II, il quale scriveva nell’enciclica sopra citata, che “Proprio nel caso dell’aborto si registra la diffusione di una terminologia ambigua, come quella di interruzione della gravidanza , che tende a nascondere la vera natura e ad attenuarne la gravità nell’opinione pubblica”.
Il Vescovo della diocesi ove sorge il Movimento cristiano filo-abortista, mons. Bernard Ginoux, è intervenuto con una certa veemenza, dichiarando che le posizioni espresse in quel comunicato sono “inaccettabili” e che il rispetto della vita è “incondizionato”. Ha pure aggiunto in una Lettera aperta che il Movimento rurale della gioventù cristiana, non può fregiarsi dell’appellativo di cristiano, viste le posizioni assunte.

Sembrerebbe che, malgrado tutto, la luce della verità abbia trionfato per una volta. E invece no.
Padre Arnaud Favard, che non è un parroco di periferia, ma il Vicario generale della Missione di Francia, ha espresso sul sito del celebre istituto religioso missionario, piena solidarietà non al Vescovo Ginoux, ma al Movimento rurale pro-aborto!

Queste le parole più significative di padre Favard: “La presa di posizione del MRJC ha qualcosa di fastidioso certo (…). Ma io la accolgo perché conosco l’ardore dei giovani del Movimento nel promuovere la vita nelle zone rurali abbandonate in nome delle metropoli e della competitività. Conosco il loro impegno per l’agro-ecologia e lo sviluppo sostenibile, per la pace e il disarmo, per l’educazione all’iniziativa e alla responsabilità. Io tendo loro la mano perché riconosco in essi qualcosa del sogno di Papa Francesco. Dei giovani cristiani che hanno l’odore delle pecore, che diventano ospedali di campagna per gli accidentati dalla vita (…). Se lo avessimo dimenticato, essi ci ricordano che l’ingiustizia e l’esclusione non evangelizzano nessuno”…

In nome quindi dell’odore delle pecore, dell’ospedale da campo, della pace, del disarmo e di Papa Francesco dovremmo ammettere ora l’aborto e l’eutanasia, i matrimoni gay e tutte le altre derive etiche della modernità? Ce lo dicano i teologi e i prelati più dotti di noi e al contempo più incarnati nella realtà sociale di oggi.

Pubblicato anche su Libertà e Persona


 

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