22 gennaio 2018

Il Gay Pride a Pompei, città mariana. Silenzio dei cattolici.

di Francesco Filipazzi
Il prossimo 30 giugno a Pompei, le associazioni LGBTQI (speriamo che nessuno rogni per la T o perché abbiamo dimenticato qualche lettera), hanno organizzato un bel Gay Pride.
La città della Vergine del Rosario verrà quindi invasa dal solito corteo pagliaccesco e il pudore verrà oltraggiato nei modi ben noti. In loco si sono già alzate alcune voci di dissenso, però tacciono quelle che ci piacerebbe sentire. Se il sindaco temporeggia dicendo che non ha dato alcun permesso e quelli di Fratelli d'Italia dicono che si offende un luogo sacro, le istituzioni cattoliche come sempre latitano alla grande, tanto che il partito di destra le invita a esprimersi.

Ma d'altronde si sa, i vescovi ormai considerano peccato mortale solo il "populismo", mentre il tentativo di difendere l'onore della Beata Sempre Vergine Maria probabilmente sarà punito con la scomunica, in quanto configurante peccato contro il dogma del "dialogo". Ci si aspetterebbe che qualcuno si esprimesse, almeno qualche associazione cattolica laicale, un sacrestano... qualcuno che fa le pulizie in sacrestia...
A parte gli scherzi, ci auguriamo che ora del 30 giugno qualcuno faccia sentire la sua voce.
Per ora ci tocca rieditare quella di Giovanni Paolo II in occasione del gay pride di Roma:

«Un accenno - disse il Papa venuto da lontano all'Angelus - ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al grande Giubileo dell'anno 2000 e per l'offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo».

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