03 gennaio 2018

Il modello tedesco?

di Veneziano
«Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.» (Lc 16, 13). Questo è il primo pensiero che mi è venuto alla mente quando questo pomeriggio, sorseggiando il mio the caldo, mi sono imbattuto in questo articolo del Catholic Herald.

Il celebre periodico cattolico inglese titola: “La Chiesa tedesca ha raccolto 6 miliardi di tasse l’anno scorso” e racconta come la Chiesa Cattolica in Germania abbia ricevuto ben 6 miliardi dalla tassa che lo stato tedesco dà ai vari culti (calcolata dal 8-9% del reddito dei membri registrati della Chiesa), oltre a questa si aggiunge un patrimonio di 26 miliardi di euro in immobili e investimenti di altro genere facendo così risultare la Chiesa tedesca la più ricca istituzione cattolica in Europa dopo il Vaticano. La notizia di per sé crea grande scandalo soprattutto tra i “ben pensanti” e soprattutto tra coloro che sono strenui difensori del rinnovato “pauperismo francescano” (riferito al nome dell’attuale Pontefice e non al Poverello di Assisi!) ma scorrendo l’articolo, un altro dato interessante salta all’occhio: se da una parte si ammassano ingenti ricchezze dall’altra viene fatto notare come dal 2000 ben 2,2 milioni di figli della Chiesa di Germania abbiano rinnegato la loro Madre chiedendo di essere cancellati dai registri e che, mentre negli anni ’60, la partecipazione media alla messa domenicale dei tedeschi fosse di 11,5 milioni di abitanti (in una nazione con circa 75 milioni di abitanti) al 2015 la media è di 2,5 milioni (con 82 milioni di tedeschi).

Ma la Chiesa tedesca dunque di cosa si prende cura? Sappiamo bene come in Germania la notte sia piuttosto oscura, eccetto qualche raro barlume, la liturgia è sempre più diluita e l’insegnamento morale anche in merito alle unioni omosessuali, alle questioni dei divorziati risposati trovi sempre grande sostegno da parte della Chiesa tedesca come ha dimostrato all’ultimo Sinodo e nell’applicazione dei punti più controversi dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, trascurando l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica.

Alla luce di tutto ciò, mi ritorna alla mente cosa un vescovo italiano qualche anno fa mi disse: «E’ vero che a pensar male si fa peccato, ma è un criterio che io spesso ho adoperato nelle mie scelte di governo e c’ho azzeccato!» Allora viene anche a me da pensar male: Vuoi che la Chiesa tedesca sia un modello per la Chiesa italiana? Forse è per questo che la CEI non si è preoccupata di intervenire quando si approvava la legge per le unioni “civili”? (il virgolettato è d’obbligo). O, ancora, è forse per questa ragione che si è approvata una legge sul fine vita nel più totale silenzio da parte dei Vescovi italiani? Credo che i miei dubbi siano leciti anche perché in periodo di dichiarazione dei redditi non si risparmiano mai soldi nell’imbottire gli spazi pubblicitari di spot a favore dell’8x1000.

Forse i successori degli Apostoli nelle Chiese di Germania e d’Italia hanno frainteso le indicazioni pauperiste del successore di Pietro e al posto di impoverirsi dei beni materiali hanno pensato di spogliarsi dei valori fondamentali? Un brivido mi corre lungo la schiena pesando a come prosegue il testo del Vangelo di Luca che citavo all’inizio: «I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: “Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole.”» (Lc 16, 14-15)… e ormai il mio the si è raffreddato.

Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.  

0 commenti :

Posta un commento