18 gennaio 2018

Il Puntatore. L'avventura del cattolicesimo a Hong Kong

di Aurelio Porfiri
Noi occidentali, diamo per scontata la nostra lunga storia con l’annuncio cristiano, una storia non sempre facile e che oggi vive delle difficoltà evidenti. Ci sono altri paesi in cui questa storia è più recente, il che naturalmente porta un insieme di opportunità ed una serie di problemi. Vedemmo che la Cina in realtà conobbe una forma dell’annuncio cristiano, quella nestoriana, già nel primo millennio. Il contatto con il cattolicesimo avvenne con il francescano Giovanni da Montecorvino di cui abbiamo anche parlato. Hong Kong non vanta la storia cattolica considerevole in termini di durata di Macao, che fu evangelizzata dai gesuiti già nel XVI secolo. Eppure questa storia ha aspetti di grande interesse.

Per chi volesse conoscere meglio la storia di Hong Kong, c’è il bel libro di Frank Welsh “A History of Hong Kong” (1997 HarperCollins publishing). Un testo scritto al tempo del ritorno della sovranità di Hong Kong alla Cina, ma che ci fornisce una storia ben documentata di questa città, oggi una vera metropoli ma che al segretario del ministero degli esteri britannico, Lord Palmerston, al tempo del passaggio di Hong Kong alla corona britannica nel XIX secolo, sembrava solo “un’isola sterile, che non sarà mai un mercato per il commercio”. Se oggi Lord Palmerston potesse vedere Hong Kong, certamente si pentirebbe amaramente per la sua dichiarazione.
I britannici occuparono Hong Kong nel 1841 ed ottennero l’isola nel 1842, come premio per avere vinto la prima guerra dell’oppio. Una sessantina di anni dopo il governo britannico estenderà la porzione di territorio su cui potrà esercitare la sua sovranità. Non si deve pensare che Hong Kong prima dei britannici non avesse una storia, anzi sappiamo di clan familiari che ci avevano vissuto per centinaia di anni. Ma certamente si può dire che il dominio britannico con tutto quello che significherà anche in termini di infrastrutture, porterà Hong Kong su un altro livello. E presto, smentendo Lord Palmerston, la città diventerà un punto di riferimento per il commercio internazionale, sostituendo Macao. Nel 1984 la Gran Bretagna e il governo cinese firmano un accordo per il ritorno di Hong Kong sotto la sovranità cinese nel 1997. La storia di questi ultimi 20 anni non è stata semplice sotto molti aspetti, soprattutto per lo scontro fra coloro che non vogliono rinunciare a certe libertà di tipo occidentale e l’ansia di controllo del governo centrale di Pechino.
Possiamo datare il primo documento che ci testimonia della storia cattolica di Hong Kong proprio al 1841, per la precisione 22 aprile. Con questo documento il Cardinale Giacomo Filippo Fransoni, prefetto di Propaganda Fide, annunciava la decisione di Gregorio XVI di stabilire la prefettura apostolica di Hong Kong (per alcune informazioni storiche mi servo del libro di padre Sergio Ticozzi “Historical documents of the Hong Kong Catholic Church”).

Questa non fu una decisione senza conseguenze, in quanto la santa sede in questo modo si metteva di traverso al Portogallo che attraverso la diocesi di Macao e con il suo patronato, controllava la zona di Hong Kong. Quindi la santa sede toglieva Hong Kong da sotto l’influenza portoghese per metterla direttamente sotto Propaganda Fide. Il primo prefetto sarà padre Theodore Joset, un prete svizzero che era stato in stretto contatto con il cardinale Fransoni stesso. C’è da capire che la prefettura apostolica, come spiega bene padre Ticozzi nel suo libro, è quando c’è una prima evangelizzazione di un dato territorio, dopo alcuni progressi il territorio diviene un vicariato e finalmente una diocesi.
Padre Joset, che sarà considerato il fondatore della Chiesa Cattolica in Hong Kong, comincerà il lavoro per stabilire la presenza cattolica nel territorio, dedicandosi all’inizio, come logico, soprattutto alla cura dei cattolici che venivano da fuori, come i soldati di origine irlandese. Angelo Paratico, in beyondthirtynine.com, descrive la breve esistenza del padre Joset negli anni di Hong Kong, dicendo che egli, malgrado i pochi mesi di vita che gli restavano, fu in grado di vedere la posa della prima pietra per la prima chiesa cattolica di Hong Kong, dedicata all’Immacolata Concezione e sita in Wellington St.. Padre Joset morirà di febbre nel 1842 e verrà poi sepolto sotto l’altare della Cattedrale di Hong Kong.

Il 17 novembre 1874 il Papa Pio IX eleva la prefettura a vicariato apostolico con una lettera firmata dal Cardinal Fabio Maria Asquini, segretario della curia romana. Primo vicario sarà nominato un personaggio singolare, Timoleone Raimondi, milanese, intriso di spirito risorgimentale avendo partecipato alle cinque giornate di Milano nel 1848. Nel 1850 entra in un nuovissimo istituto fondato da don Angelo Ramazzotti, l’Istituto per le Missioni Estere (poi Pontificio e conosciuto come PIME). Dopo varie peregrinazioni missionarie, Raimondi sbarcò a Hong Kong nel 1858, divenendo ad un certo punto anche prefetto. Dotato di grandi capacità organizzative, nel 1874 diverrà vicario (segnalo qui un bel libro di Padre Gianni Criveller, “From Milan to Hong Kong. 150 years of mission”, 2008 VoxAmica Press). Il neo vescovo Raimondi fu veramente l’anima dell’evangelizzazione di Hong Kong, missione che egli perseguirà con vari viaggi, come quello in cui incontrerà il sacerdote Giovanni Bosco per chiedergli l’invio di missionari per il territorio o quello in cui incoraggerà il missionario Arnold Janssen a fondare una congregazione, che sarà poi quella dei verbiti. Egli inviterà le suore canossiane dall’Italia, già molto attive nel nostro paese, per dedicarsi all’educazione. Morirà nel 1894 all’età di 67 anni.

Dopo Raimondi succederanno altri vicari apostolici: Luigi Piazzoli, Domenico Pozzoni, Enrico Valtorta. Proprio sotto il vescovo Valtorta, nel 1946, Pio XII con una costituzione apostolica istituisce la gerarchia episcopale in Cina stabilendo finalmente la diocesi di Hong Kong con il vescovo Valtorta come suo primo vescovo diocesano. Al vescovo Valtorta succederà nel 1951 il vescovo Lorenzo Bianchi, che rimarrà in carica fino al 1969. Così è ricordata la sua opera in una memoria presente sul sito del suo paese natale, Corteno Golgi: “Superiore regionale per le missioni della Cina dal 1947, il 10 marzo 1949 fu nominato vescovo coadiutore di Hong Kong con diritto di successione e il 9 ottobre dello stesso anno fu consacrato nella cattedrale di Hong Kong.
Appena consacrato ritornò all’interno della Cina per essere solidale con i missionari ed i cristiani di fronte alla persecuzione in atto dopo la presa del potere da parte dei comunisti nel Sud della Cina. Il giovedì santo del 1951 fu fatto prigioniero con altri missionari. Si trovava ancora in carcere quando il 3 settembre 1951, alla morte del suo predecessore Enrico Valtorta divenne vescovo. Il 17 ottobre 1952 fu espulso inaspettatamente dalla Cina e fece il suo ingresso nella diocesi di Hong Kong, dove si adoperò con grande coraggio all’opera di evangelizzazione e alle opere sociali a favore soprattutto dei profughi. Nel 1954, dopo 33 anni di vita missionaria, tornò per la prima volta in Italia. Compì viaggi pastorali presso le chiese degli Stati Uniti nel 1955 e della Germania nel 1959, 1962 e 1968 per far conoscere la grave situazione sociale di Hong Kong divenuta metropoli cosmopolita e chiedere aiuto soprattutto per i profughi. Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II dal 1962 al 1965. Nel maggio 1968 presentò anzitempo le sue dimissioni a papa Paolo Vi auspicando che un vescovo cinese assumesse il governo della diocesi. Il 14 agosto 1969 lasciò la diocesi dove tornò, su invito del suo successore Francis Xavier Hsu Chen-Ping, per un breve periodo in occasione della storica visita pastorale di Paolo VI del 4 dicembre 1970. Dal 1969 visse in Italia presso le comunità del PIME prima di Genova quindi di Lecco”. Morirà nel 1983.

Il vescovo Hsu sarà quindi il primo vescovo di origine cinese. Educato in Gran Bretagna, il vescovo Hsu proveniva da famiglia metodista. Era quindi un convertito alla fede cattolica. A lui succederà nel 1973 il vescovo Peter Lei che rimarrà in carica solo per un anno. Il vescovo Lei era stato molto attivo come sacerdote nella diocesi ma un attacco di cuore non gli permise di svolgere più a lungo il suo episcopato. Verrà ricordato nel giornale diocesano come uomo di profondo spirito pastorale. A lui succede il vescovo John Baptist Wu Cheng-Chung che rimarrà in carica fino al 2002. Fu creato cardinale da Giovanni Paolo II. Il vescovo Wu riorganizzò la diocesi.

Alla sua scomparsa fu nominato vescovo titolare Joseph Zen Ze-Kiun, che rimarrà in carica sino al 2009. Nel 2006 verrà creato cardinale da Benedetto XVI. Il cardinal Zen, tuttora attivo, è stato sempre fermo sulle sue posizioni in riguardo all’atteggiamento da tenere con il governo cinese, egli è una delle grandi figure del cattolicesimo cinese e non solo. Salesiano, carattere indomito, egli sarà in prima linea nel difendere il bene cattolico dai pericoli che verrebbero da accordi sfavorevoli fra la santa sede e il governo di Pechino (rimando al mio libro, scritto in dialogo con il cardinal Zen “L’agnello e il dragone” Chorabooks, 2016).

Al cardinal Zen succede il vescovo John Tong Hon, creato cardinale da Benedetto XVI nel 2012. Il cardinal Tong si è distinto per una maggiore prudenza nei suoi rapporti con la Cina. Educato a Macao nel seminario di San Giuseppe, il cardinal Tong ha lavorato nel campo dell’educazione, avendo particolare cura dell’Holy Spirit Seminary e Center. Nel 2017, al termine del suo mandato, gli succederà il vescovo Michael Yeung Ming-cheung. Il vescovo Yeung, educato negli Stati Uniti ed esperto di comunicazioni sociali, è chiamato a raccogliere le importanti sfide che la storia gli pone davanti.

 

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