16 gennaio 2018

Incentivare la natalità per salvare l'Italia

di Lorenzo Zuppini
Non facciamo più figli, auspichiamo di poter avere tutti i mezzi possibili per sopprimerci per qualsivoglia ragione, subiamo un’immigrazione afro-islamica clandestina dalle proporzioni gigantesche. Ebbene, come potrà finire questa storia? Che poi sarebbe la nostra.

Nel 2016 l’Italia è dimagrita di 134mila persone. Una città che scompare nel niente, sprofonda negli abissi della follia. Moriremo se non capiremo, proprio come ha scritto Mario Adinolfi nel suo ultimo libro (leggetelo, fidatevi, e mandate al diavolo i buzzurri che lo ritengono una roba da primitivi). Pierre Chaunu, storico francese, definiva l’ostilità a procreare una “peste bianca”, facendo così intendere che questo andazzo pericoloso può avere i soliti effetti mostruosi della già famosa peste nera. La decimazione della popolazione.

Come mai non nascono bambini? Sono scettico riguardo la tesi per cui la modernità, e il benessere che si porta dietro, sia la causa di ogni male: mi pare il solito attacco a questo malconcio Occidente, al capitalismo, alla ricchezza che genera, volendo sottolineare quanto questo modello di società sia negativa. Se poi aggiungete che anche Bergoglio si è espresso svariate volte, e sciattamente, su un fantomatico modello di vita che pare sia l’origine di tutti i mali, la rimanente possibilità di prendere sul serio questa ipotesi evapora. Settant’anni di comunismo in Italia, latente ma pur sempre egemone, per non parlare di quello concreto e devastante nel mondo, ha condotto la coscienza collettiva all’ammasso creando il mostro dell’uomo occidentale, bianco, misogino, egoista e razzista, che si scontra invece con l’uomo nuovo tanto voluto e mai ottenuto dal comunismo, che nell’islamismo militante anti-occidentale ha trovato una nuova bandiera sotto cui marciare.

Dunque la domanda rimane valida, e tento di dare una risposta più concreta possibile. Un maldestro filone di pensiero, chiamato gender, ci ha condotti sino a negare l’esistenza dei due sessi, il maschio e la femmina, che per la loro stessa natura sono gli unici in grado, se uniti, di creare vita. Si badi bene di non confondere questo anarchico andazzo col liberismo occidentale cui ho accennato prima: a quest’ultimo si deve obbligatoriamente applicare delle regole, altrimenti la libertà totale di ognuno di noi, senza freno alcuno, genererebbe una giungla ove vigerebbe la legge del più forte. È così che, a mio parere, un liberale non può accettare né una pratica come l’aborto né l’importanza incondizionata di beni prodotti in parti del mondo ove non esistono le leggi sul lavoro vigenti qui. E al contempo, da liberale convinto, credo che le pulsioni sessuali di chiunque non possano né essere contestate né, però, trasformate in vessillo. Il progresso tecnico e scientifico, tipico per altro delle realtà liberiste, deve poi trovare applicazione con criterio e raziocinio, evidentemente assenti nella pratica dell’utero in affitto. La libertà di ognuno di noi non può quindi ledere quella altrui. La sinistra anti-capitalista, anti-borghese e anti-occidentale estremizza tutto questo conducendo la società verso un sistema chiamato comunismo che, per sua stessa natura, non può che essere dittatoriale. Così anche le teocrazie islamiche.

E le prime conseguenze di questa pazzesca teoria gender consistono nella creazione di una molteplicità di unioni, sterili per natura (e non per colpa mia), le quali, nel nome del solo amore, esigono di poter essere riconosciute al pari dell’altra, della prima, della così detta naturale. Scompare, quindi, l’unico pilastro su cui si poggia la sopravvivenza di un Paese: la procreazione. Al suo posto si insinua il concetto di desiderio/diritto, una forma di edonismo all’ennesima potenza che, non tenendo affatto conto dei possibili effetti collaterali, trasforma ogni voglia in un diritto inalienabile della persona, approdando ad una delle più grandi aberrazioni che la mente umana abbia mai concepito: l’utero in affitto.
Il secondo passaggio consiste nel trasformare tutto questo in verità assoluta, impossibile da criticare pena la persecuzione, in assenza di un dibattito serio, da parte di certe milizie del così detto politically correct che bastonano, imbavagliano ed espongono al pubblico ludibrio gli eretici che, sommessamente, osano alzare il dito.

Ultimo passaggio: le già misere risorse economiche che uno Stato ha a disposizione devono essere ripartite tra i nuovi e vari nuclei familiari che vengono alla luce, finendo così per diminuire drasticamente quelle stanziate, o che dovrebbe essere stanziate, per il sostegno alla cara e vecchia famiglia naturale. Non è possibile opporsi a ciò perché, pretendendo una disparità di trattamento, sei tacciabile di razzismo. Non è altrettanto possibile ricordare sommessamente che il ruolo della donna è, tra i tanti, quello di essere madre, pur non negandole la possibilità di fare carriera ottenendo riconoscimenti, perché altrimenti sei misogino. Figuriamoci se è ascoltabile la proposta (sacrosanta) del Popolo della Famiglia consistente nel garantire mille euro al mese per ogni bambino nato, dando così la possibilità alla madre di rimanere a casa senza privare la famiglia di un’entrata: le paladine del femminismo, momentaneamente occupate a discettare sulle trombate di trent'anni fa, urlano e strepitano perché questi rozzi maschilisti vorrebbero relegare la donna in casa. Chissà, forse a tale proposta mancano i finanziamenti per un buon burqa, tanto è l’amore che questi arruffoni casinisti provano per quel mondo. I burqa, ahimé, stanno però arrivando, e nascoste sotto di essi ci sono donne gravide o pronte a dare alla luce figli su figli, proprio come le invitò a fare il presidente Erdogan (“fate almeno cinque figli”).
La coalizione di destra (a me piace chiamarla così) ha promesso un massiccio incremento delle risorse in aiuto alla natalità. Una seria lotta alla sterilità, dunque. E se proposte di questo genere fossero davvero inconcepibili per il loro costo, beh, io preferisco certo chi almeno ha l’ardire di presentarle rispetto a chi va blaterando che “love is love”.

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