22 gennaio 2018

JACK KEROUAC: la cultura hippy, il sessantotto e la dittatura di Dioniso/2

Parte 1
di Marco Sambruna

MESSIANISMO CRISTIANO
Da tutte queste indicazioni e da altre che si recavano dalla lettura di Sulla strada, Kerouac aveva un’idea di rigenerazione della società col concorso della letteratura totalmente diversa rispetta a quella progettata dalla cultura di sinistra che aveva monopolizzato il movimento beat prima e hippy e sessantottesco poi: egli, da cattolico conservatore, immaginava una rigenerazione di tipo redentivo alimentata da un’attesa messianica carica di tensione emotiva quasi di tipo apocalittico.
Questo messianismo cristiano che attendeva tutto da Dio perché non aveva nessuna fiducia nell’uomo, nulla aveva a che vedere invece con la rigenerazione progettata dalla intellettualità borghese di sinistra di allora che aveva colonizzato il movimento beat e hippy trasformandolo da cristiano, così come lo aveva concepito Kerouac, a dionisiaco. Cioè, da salvifico grazie alla virtù tradizionalmente intesa a rivoluzionario grazie alla rinuncia a quelle stesse virtù.

Del resto anche la qualità della scrittura di Kerouac in Sulla strada è quasi una prosa d’arte cioè una poesia in prosa: l’attesa messianica, sia pure vissuta in modo contradditorio e caotico, si manifesta attraverso una visione poetica delle strade, delle cittadine e della povera gente d’America rappresentata come fosse una realtà quasi pre adamitica, cioè antecedente la caduta a causa del peccato originale. Kerouac nei poveri, nei mendicanti, nei falliti della vita che incontra durante le sue peregrinazioni lungo le strade d’America non vede della masse da emancipare come esigeva il socialismo liberal che si era impadronito del movimento hippy che evolverà nel sessantotto sostenuto dal sistema mediatico, ma creature così teneramente ingenue e pure da non avere nemmeno la percezione della propria miseria.
In altre parole per Kerouac nella loro mansuetudine appaiono libere in quanto non agite dalla febbre vogliosa e arrogante che alimenta invece Dean, il suo compagno di viaggio, che vuole tutto e lo vuole subito: alcool, droga, donne, auto sportive con un’ansia consumistica totalmente ingovernabile.

IL TRADIMENTO
Durante gran parte del romanzo l’amicizia vagabonda fra Sal e Dean sembra inattaccabile e tuttavia l’ansia vitalistica, dionisiaca ed egoica di Dean emerge di tanto in tanto specie in occasione dei suoi abbandoni di mogli che sposa regolarmente per rincorrere le voglie di natura libidinosa da cui è agito come un demone. In un passo rivelativo del suo carattere da bastardo lascia Camille, la seconda moglie, con due bambini piccoli, per progettare un nuovo viaggio on the road con l’amico Sal.
Ma è solo nel finale del romanzo che Dean, cioè il prodotto di quella cultura dionisiaca e psicologicamente asservita alle voglie propagandata dalla beat generation e dal movimento hippy, rivela pienamente se stesso. Mentre Sal e Dean con un altro amico sono in Messico alloggiati presumibilmente in una lurida stanberga e come al solito a corto di quattrini, Sal si ammala. Divorato dalla febbre è costretto a giacere a letto senza nemmeno la forza di alzarsi in piedi. Dean allora si rivela per quello che è: inventa quella che con tutta probabilità è un pretesto per tornare immediatamente a New York – sistemare dei documenti per divorziare dalla seconda moglie – saluta frettolosamente Sal ormai inservibile come compagno di viaggio e lo abbandona malato sia pure in compagnia dell’altro amico.
Quando Sal si riprenderà scoprirà che Dean prima di andarsene gli ha rubato i soldi.

Ecco dunque il paradosso della beat generation e del movimento hippy che Sulla strada genialmente rivela: la cultura liberal di sinistra che alimentava tramite parte dei mass media l’idea rivoluzionaria di una nuova società in cui voglie troppo a lungo compresse avessero finalmente libero corso in realtà finisce per promuovere quegli elementi dionisiaci, superomistici e quindi egoici che sono invece tipici di una cultura di destra di stampo neopagano, quasi da Walhalla germanico. In questo senso la cultura beat/hippy in quanto a fondamento dei nuovi costumi sessantotteschi slegati dall’etica tradizionale deve necessariamente configurarsi non solo come anticristiana e quindi antioccidentale, ma anche antimarxista.

Infatti il marxismo, così come il cristianesimo, per quanto nefasto ha una visione del mondo basata su regole impegnative e valevoli per tutti, possiede una metafisica che investe una dimensione collettiva. Ma questa metafisica collettiva confligge con l’allora nascente cultura relativista veicolata dal media system: quella di un uomo nuovo finalmente libero di essere Dioniso, al di sopra del bene e del male, libero di assecondare le sue voglie, o meglio, di farsi agire da esse. In sintesi un uomo che non può essere ingabbiato entro una metafisica collettiva che per sua natura pone norme, codici etici, posizioni morali. In Sulla strada Kerouac tratteggia dunque nel personaggio di Dean l’uomo nuovo prodotto dalla cultura post cristiana e post marxista, il prototipo di quel neopaganesimo dionisiaco già teorizzato da Nietzsche che trova piena applicazione nel ribellismo sessantottesco.
Si può infine concludere che il movimento beat/hippy da cui è scaturito il sessantotto e il pensiero liberal di sinistra odierno, è, per certi versi, così post rispetto a qualsiasi altra cosa lo abbia preceduto da qualificarsi senz’altro e abbastanza radicalmente come privo di metafisiche di riferimento e pertanto nichilista. Come tutti i grandi scrittori Kerouac era anche un profeta: aveva capito dove sfociava la dittatura di Dionisio.

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