12 gennaio 2018

Jim Caveziel e la Fake Christianity

(OVVERO BOTTI DI INIZIO ANNO PERCHÉ LA VITA È UNA COINCIDENZA E UN’OPPORTUNITÀ)

«Il mondo ha bisogno di guerrieri orgogliosi animati dalla loro fede» 
Jim Caviezel 

di Matteo Donadoni
Col nuovo anno mi sono riproposto di non prendermela, con nessuno. Pertanto non me la prenderò certo con i Cinesi che cantano “Milano siamo noi”, sono romanista. Per la stessa ragione non me la prenderò nemmeno con la pochezza intellettuale dei Bergamaschi miei concittadini che intasano l’aeroporto per la miseria di una sola partita vinta.

No. L’anno nuovo comincia con le parole potenti di Jim Caviezel, non possiamo ignorarle come ignoriamo le noiose reprimende dei fabbricanti di clandestini.
Dunque, mercoledì scorso, il noto attore cattolico Jim Caviezel è diventato il protagonista del Congresso “Student Leadership Summit 2018” (SLS18) organizzato da “Fellowship of Catholic University Students” (2-6 gennaio, Chicago). L’attore – che sarà san Luca – si è rivelato davanti a ottomila ragazzi all’accensione delle luci in sala dopo il trailer del nuovo film “Paolo, apostolo di Cristo”, diretto da Andrew Hyatt e interpretato da James Faulkner.

Prima standing ovation.

Caviezel presenta la pellicola su San paolo alludendo alla conversione dell’Apostolo delle Genti: «Saul significa grande e Paolo significa piccolo». «Un piccolo cambiamento, una semplice lettera, ci rende grandi agli occhi di Dio» (cf Atti 13, 9), ma quella grandezza ci richiede di essere piccoli, e questa è la strada percorsa dai santi. Perché «la chiamata arriva quando meno ce lo aspettiamo». Ha continuato parlando della propria vicenda personale, la sua infanzia a Mount Vernon (Washington) e i primi tentativi di diventare attore, quando aveva 19 anni e pensava che fosse ciò che Dio voleva da lui. «Non sapevo come comportarmi, non avevo un agente o un rappresentante, non avevo memoria - ha scherzato - per imparare un ruolo». Tredici anni dopo interpretava Edmond Dantès ne “Il Conte Monte Cristo”, dicendo «Non credo in Dio» (come interprete, ma anche - ha confessato - in un brutto momento personale) davanti a un prete (Richard Harris), prigioniero come lui, che nel copione risponde: «Ma lui crede in te».

Infatti «Dio ama ognuno di noi ed è lì per noi anche nei peggiori momenti di oscurità e disperazione», è la confessione dell’uomo Jim, oggi. Forse quella pellicola fu principio di profonda riflessione, non sappiamo. Sappiamo però che poco dopo Caviezel ha ricevuto "inspiegabilmente" la chiamata di Mel Gibson, che non conosceva, per interpretare il Gesù de “The Passion”. Perché? Perché semplicemente Gibson voleva qualcuno con le iniziali di Gesù Cristo (JC) e la sua età alla morte (33 anni): «Una coincidenza? Io non ci credo. La tua vita è una coincidenza ... o è un'opportunità?».
La vita è sempre un’opportunità. Come un’opportunità per noi è non sciupare questo discorso di un semplice grande cattolico che ha capito il significato della sofferenza, e la sua grande potenza. Ma «dobbiamo scrollarci di dosso questa indifferenza, questa distruttiva tolleranza del male». Perché «solo la nostra fede e la saggezza di Cristo possono salvarci, ma richiede guerrieri, pronti a rischiare la loro reputazione, i loro nomi… persino le nostre stesse vite, per difendere la verità». «Ognuno di noi deve portare la propria croce», ha continuato. «C'è un prezzo per la nostra fede, per le nostre libertà». Niente dolciume, niente misericordismi pelosi. «Alcuni di noi ora, li conosci, abbracciano un finto cristianesimo, dove è tutto un discorso felice - io lo chiamo “Gesù felice” - e la gloria». Con candida potenza Caviezel denuncia la Chiesa 2.0, la Neochiesa dei pusillanimi, semplicemente come Fake Christianity.
Ma le mie parole sono inadeguate, vale la pena leggere l’ultima parte del discorso in modo integrale.

«Ragazzi, c'era molta sofferenza …prima della Resurrezione. Il tuo percorso non sarà diverso, quindi accetta la tua croce e cammina verso il tuo obiettivo. Voglio che tu esca in questo mondo pagano, voglio che tu abbia il coraggio di andare in questo mondo pagano ed esprimere spudoratamente la tua fede in pubblico. Il mondo ha bisogno di guerrieri orgogliosi animati dalla loro fede. Guerrieri come San Paolo e San Luca, che hanno rischiato il loro nome e la loro reputazione per portare al mondo la loro fede e il loro amore per Gesù. Dio chiama ognuno di noi, ognuno di voi, a fare grandi cose, ma quante volte falliamo nella nostra risposta, respingendola come un avvenimento! È giunto il momento per la nostra generazione di accettare la chiamata di Dio che esorta tutti noi a donarci interamente a Lui e vedere la Sua dolce mano che guida la nostra strada.
Ma prima devi anche prendere l'impegno di iniziare a pregare, a digiunare, a meditare sulle Sacre Scritture e prendere sul serio i Santissimi Sacramenti. Perché ora siamo una cultura in declino. Il nostro mondo è trincerato nel peccato. Dio chiama ognuno di noi a darci totalmente a Lui e quanto spesso lo ignoriamo, ignoriamo la Sua dolce chiamata. Il grande santo di Auschwitz, San Massimiliano Kolbe ha detto che l'indifferenza è il grande peccato del XX secolo. Cari fratelli e sorelle, è anche il grande peccato del XXI secolo. Dobbiamo scuotere questa indifferenza, questa tolleranza distruttiva del male. Solo la nostra fede nella saggezza di Cristo può salvarci. Ma richiede guerrieri disposti a rischiare la loro reputazione, il loro nome, persino la nostra stessa vita per proclamare la verità.
Parti da questa generazione corrotta. Sii santo. Sei stato creato per essere, sei nato per brillare. Perché ora nel nostro paese ci rende molto felici l’andare con il flusso. Abbiamo elevato un tempio alla libertà in cui tutte le opzioni sono le stesse, indipendentemente dalle conseguenze. Credi davvero che questa sia la vera libertà? Papa Giovanni Paolo il Grande ha affermato che la democrazia non può essere sostenuta senza un impegno condiviso per certe verità morali sulla persona umana e sulla comunità umana. La domanda fondamentale posta a una società democratica è come vivere insieme in risposta a questo: la società può escludere la verità morale e la ragione morale? Ogni generazione di americani dovrebbe saperlo: la libertà esiste non per fare ciò che vuoi, ma per avere il diritto di fare ciò che devi. La libertà che desidero per te è che tu sia libero dal peccato, libero dalle tue debolezze, libero da questa schiavitù in cui tutti noi diventiamo peccato. Questa è la libertà per cui vale la pena morire.
Questo mi ricorda le parole di Mel Gibson nel film premio Oscar “ Braveheart”, quando disse al suo disordinato esercito, come dico stasera: "Vedo un esercito di miei compatrioti, qui, sfidando la tirannia, siete venuti per combattere come uomini liberi, e voi siete uomini liberi: cosa fareste senza la libertà? Un uomo dice: "No. Noi fuggiremo e vivremo". "Combatti, e potresti morire, fuggi e tu vivrai ... almeno per un po’, e quando agonizzante nel tuo letto, fra molti anni, sarai disposto a barattare ogni giorno da oggi fino ad allora per un'opportunità, una sola opportunità, di tornare qui per urlare ai nostri nemici che possono prendere le nostre vite, ma non porteranno mai via la nostra libertà!".
«Tutti gli uomini muoiono. Non tutti gli uomini vivono per davvero. Tu! Tu! Tu!... io, tutti dobbiamo lottare per quella autentica libertà e, amici, vivere… vivere per Dio. E con lo Spirito Santo come tuo scudo e con Cristo come tua spada, unisciti a San Michele e tutti gli angeli e riporta Lucifero e i suoi seguaci direttamente all'Inferno a cui appartengono!

(Silenzio…seconda standing ovation)

Saul significa grande. Cosa significa Paolo? Piccolo. Quindi se vogliamo essere grandi agli occhi di Dio, cosa dobbiamo essere? Piccoli. Dio ti ama e ti protegge e ti guida per tutti i giorni della tua vita. Non vi vedo qui, spero di vedervi in paradiso. Vi amo… Dio vi benedica. Combattete forte!».

Che dire? Non è forse l’Angelus che avremmo voluto sentire… se il Vaticano non fosse diventato una crassa Satrapia orientale?
Detto senza prendersela con nessuno.

 

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