27 gennaio 2018

Libri. Contro l'amore

di Paolo Maria Filipazzi
«Tutto ciò che si dice, nei libri e nella vita, del "più antico sentimento del mondo" mi è sempre sembrato incompleto e convenzionale. Esprimendo la mia opinione in proposito, mi toccava proclamare che l’amore non esiste, e ognuno comprenderà come io abbia indietreggiato di fronte al compito di spargere una così cattiva notizia. Se oggi mi decido a farlo, è perché ho la sicurezza di compensarla con una buona, cioè che l’amore esiste; ma non è quello che si crede».

A parlare in questo modo solo apparentemente paradossale è il belga Robert Poulet, figura eclettica, anarcoide e dadaista del Novecento, romanziere, poeta, drammaturgo, critico letterario e giornalista. Fu a causa di quest’ultima attività che oggi in pochi ne serbano memoria: messa la sua penna al servizio dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, gli toccò un destino di ostracismo e messa al bando non dissimile da quello toccato a Céline, di cui non a caso era amico. A differenza del misantropo di Meudon, però, il nostro aveva una particolarità: era un cattolico rigoroso, se non addirittura, a detta dei detrattori, rigorista, non senza, però, una buona dose di civetteria.
Le parole che abbiamo letto rappresentano l’incipit del gustoso pamphlet “Contro l’amore”, con cui Poulet si divertì a demolire il più granitico e più sciocco di tutti i falsi miti della borghesia otto –novecentesca, ma la cui lettura, ancora oggi, non potrà non avere l’effetto di un balsamo sul lettore tediato dalla stoltezza dei primi due decenni del secolo ventunesimo.

L’Autore procede per brevi paragrafi che potrebbero essere letti anche isolatamente, come un campionario di citazioni che a tratti assumono un carattere aforistico, ricordando i fasti di Oscar Wilde e Nicolas Gomez Davila. Vengono passati in rassegna ed irrisi il Desiderio, la Passione, gli Amoretti, il Libertinaggio e l’Amore Convenzionale. 

Ed è così che, se nel capitolo dedicato al Desiderio, fra mille affermazioni, possiamo leggere che «vi sono donne che si desiderano come si desiderano tutte, e non più a lungo. In genere, tali donne emanano un effluvio irresistibile. Ma che c’è di più nauseabondo di un odore di cucina, dopo che si è pranzato?», quello sulla Passione si apre affermando che «tutto ciò che segue il movimento della passione inacidisce con questa. Isotta, se fosse sopravvissuta a Tristano: "Dire che mi son fatto tanto cattivo sangue per questo scioccone!". E intanto si sarebbe certo messa a idolatrare re Marke».

Nel parlare degli Amoretti, invece, l’Autore si interroga: «si parla di un "fresco idillio" come se l’amore si paragonasse alle uova, che bisogna affrettarsi a bere prima che imputridiscano. Perché non somiglierebbe l’amore piuttosto al vino, che guadagna a invecchiare? O ai frutti, che bisogna pazientemente lasciar maturare?», mentre, a proposito di Libertinaggio, si può leggere, fra altre affermazioni, che «perfino il galletto del villaggio, quando si concede un passatempo, è obbligato a imbrogliare qualcuno. Anche se stesso, un momentino». 

Il capitolo sull’Amore Convenzionale si può riassumere già tutto con la prima frase: «Si riconosce l’amore per mezzo di coloro che non lo conobbero: Racine, Stendhal, Chardonne…».

A questo punto, convinto al di là di ogni ragionevole dubbio dell’inesistenza dell’ amore, il lettore esigerà di apprendere la buona notizia, annunciata fin dall’inizio, dell’esistenza dell’amore. Ecco, quindi, arrivare il capitolo finale sull’Amore Coniugale.
Di quest’ultimo, ci piace citare questo passaggio, che meglio di tutti rivela l’importanza di quest’ultima forma di amore che è l’unica autentica: «Una prima volta, il Creatore radunò tutti gli uomini e ingiunse loro di farsi reciprocamente del bene. Essi chinarono il capo, e uno rispose: "Come volete che facciamo, Signore?... Sapete bene che siamo tutti inguaribilmente egoisti!". La seconda volta, il Creatore aveva ridotto assai le sue esigenze: "Che ognuno di voi si incarichi soltanto di rendere felice un solo essere. Vi dispenso dal resto". Così fu istituito il matrimonio. Se questo singolare sistema fosse riuscito, il mondo si sarebbe salvato; e la carità – problema insolubile, obbligo inapplicabile – sarebbe diventata inutile».  

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