15 gennaio 2018

Meno chiese, più miniere: l’Europa scava verso l’inferno

di Giorgio Enrico Cavallo
Altro che mito dei paesi nordici, eco-solidali, “green” e amici dell’ambiente. In Germania devono allargare una miniera di carbone, e per farlo sono disposti anche a passare su storia, tradizioni, cultura. E religione, ovviamente. In parole povere: dopo i (drammatici) episodi dell’anno scorso, dei quali avevamo già parlato, ecco un nuovo caso della “fase 2” della grande sostituzione della cultura e della società cristiana. Prima, la marginalizzazione. Poi, la distruzione. Infine, la sostituzione con il gruppo più numeroso, coeso e determinato (indovinate un po’ chi è…).

Insomma: la distruzione della chiesa cattolica di San Lamberto, ad Immerath (Westfalia) deve farci riflettere, perché questi scenari presto diventeranno una (tragica) normalità. Ciò che più colpisce in questa storia, però, non è l’abbattimento di una chiesa monumentale del 1891, monumento storico della Germania nord-occidentale e un tempio particolarmente amato dai residenti, che lo consideravano una sorta di simbolo del territorio. No: ciò che colpisce è una chiesa sia sostituita con una miniera. Con un buco. Una grande voragine verso il cuore della terra. Un po’ quello che vediamo in tutte le raffigurazioni dell’inferno dantesco. L’uomo rifiuta la bellezza di una chiesa che si staglia verso l’alto e verso il Cielo e sceglie volontariamente un buco evocativo dell’inferno. Un buco produttivo, certo; ma pur sempre un buco.

Inutile sprecare parole sulla smania di auto-distruzione che pervade l’Occidente. Questo lo hanno capito anche i sassi. Quello che si può imparare da questo nuovo, simbolico episodio è che l’uomo quando rifiuta la luce ottiene il buio. Il buio del peccato o quello di una miniera, come in questo caso: non c’è molta differenza. Ed è inquietante come i casi di distruzione delle chiese in Occidente siano tutti altamente simbolici: in Francia, al posto della chiesa di Santa Rita (demolita dopo aver trascinato via i fedeli che si erano asserragliati al suo interno) ci hanno fatto un parcheggio. Che, direte, almeno non è un buco infernale; ma comunque è quanto di più disumanizzante viene in mente, un non-luogo simbolo dell’epoca del nichilismo. Ci avessero fatto un ospedale, almeno. O un’università. Macché: parcheggi e miniere.

La domanda ulteriore che bisogna porsi, di fronte a questi episodi, è: quali saranno le conseguenze? Perché ad ogni crimine corrisponde una giusta punizione, ad ogni delitto un castigo. Gli spiriti più sensibili già possono intuire quale sarà (ed è) il castigo per questa civiltà che ha rinunciato a Dio, al punto da distruggere la sua casa. Abbiamo già sotto i nostri occhi i frutti velenosi di questa rinuncia voluta, ricercata, bramata dall’uomo del XXI Secolo. Ma non è tutto e, se è bene ricordare che la via per il Paradiso è caratterizzata da un percorso ad ostacoli e da una porta stretta, quella per l’inferno ha una comoda strada asfaltata, con un ingresso simile ad un cratere; un cratere che diventa ogni giorno più grande.

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