20 gennaio 2018

Onore a Veneziani

di Fabrizio Cannone

Uno dei problemi capitali della nostra epoca e della nostra civiltà è l’assenza crudele di pensieri liberi e non addomesticati. Fossero pure pensieri discutibili, esagerati, spavaldi o ridicoli, ma che abbiano il pregio della libertà. La quale, in questo contesto, non può che coincidere con una visione altra (ed alta) rispetto alle bassezze e le noie senza requie del presente. I grandi uomini furono sempre personalità inattuali, nel senso sia di essere in tensione verso il loro pieno compimento (come la potenza con l’atto nella logica aristotelica), sia nel senso più ovvio di pre-esistere al futuro, di vedere oltre, di non cedere un millimetro all’eterno presentismo della storia. Inoltre, di osservare la realtà senza i paraocchi dell’attualità, ma attraverso quella luce ineffabile che nell’uomo è la coscienza.
Marcello Veneziani lo seguiamo fin da ragazzini, e da quando dirigeva L’Italia settimanale, di cui abbiamo ancora in soffitta l’intera collezione… In quegli anni di riflessione e di facili manicheismi, ma anche di eroici furori e di risentimento verso un Sistema (già) percepito come inetto e oppressivo, gli scrivemmo delle lettere, a cui almeno una volta fece caso. Si tratta, tanto più oggi che è giunto ad una consapevolezza e ad una notevole sintesi di letture e di esperienze, di una voce importante e rara della destra culturale italiana. Forse, l’intellettuale della Nuova Destra di maggior peso politico, come lo definì qualcuno di altra sponda. Probabilmente anche di uno scrittore e di un pensatore, tra i giornalisti italiani di oggi, di più denso peso filosofico.

L’ultima sua opera la consideriamo un piccolo capolavoro (cf. M. Veneziani, Gli imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti, Marsilio, 2017). Veneziani, da par suo, descrive e tratteggia, come in un dizionario, cento autori che gli sono grati, da Dante ad oggi, non escludendo alcuni scrittori vivi e vegeti. Si conoscono già parecchi dei suoi autori prediletti: da Gentile a Prezzolini (che, giunto all’età di cento anni, si congratulò per un articolo del Nostro, appena ragazzo, p. 116), da Nietzsche (a cui dedicò il suo primo articolo, p. 62) a Chesterton e ad Augusto Del Noce, sino alle poetesse mistiche Simone Weil e Cristina Campo. Altri autori non sono certo i suoi prediletti (come i mitizzati Adorno, Gramsci, Garrone ed Eco), ma essi restano degni di essere apprezzati e valutati per l’influsso che hanno avuto, ed anche per essere intelligentemente criticati e confutati, specie nell’interpretazione che normalmente se ne dà, di comodo e di scuola.

Malgrado un allontanamento che parrebbe definitivo dalla fede cristiana della sua Bisceglie natale – la qual cosa non può non dispiacere chi è giunto alla strada del Vangelo anche grazie a lui – Veneziani mantiene un legame viscerale con la terra, con i patres, con l’Italia, con la Tradizione. Con quei punti fermi quindi che soli possono fondare la Destra eterna o il partito della ragione: Dio, la patria, la famiglia, e ciò che ne consegue.
Tutta la sua critica alla contemporaneità in nome di Altro deriva da una lettura inattuale (e imperdonabile) del presente e questo sarebbe già un bel trampolino verso l’approdo ultimo: ma Egli non riconosce ancora che l’unica metafisica compiuta, e davvero universale, è il solo cattolicesimo romano.
La sua penna graffiante e i suoi giudizi liberi e antimoderni sulla politica, la cultura e la storia, aiuteranno ancora, e speriamo a lungo, gli uomini liberi e i cristiani autentici a tenersi in disparte rispetto alla tirannia di un mondo fondato sul non avere fondamento, se non il nulla ovvero l’a-teismo e l’empietà come stile di vita.  

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