08 gennaio 2018

Perché Fede e violenza non stanno bene insieme

di Lorenzo Zuppini 

Papa Benedetto XVI, dopo la lectio magistralis tenuta all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006, venne investito da una serie di rimproveri e di minacce tali da indurlo a meditare se lasciare il pontificato. Gli esperti dicono che andò proprio così. E insomma, sebbene sia avvenuto anni dopo, Ratzinger effettivamente si dimise.

Ebbene, tornando sulla questione dell'incontro/scontro di civiltà che intercorre tra l’Occidente  e le teocrazie islamiche mediorientali, è necessario precisare, anzi rimarcare, quanto detto dall’allora Pontefice sul binomio fede e ragione. O meglio, e per farla breve, sulla feroce contraddittorietà di chi, sguainando spade e caricando fucili, esporta la propria confessione religiosa nel mondo.

Il Papa fece riferimento durante il suo monologo ad una conversazione intercorsa tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un islamico colto riguardante cristianesimo e islam e la verità di entrambi. L’imperatore bizantino, come è noto, disse al suo interlocutore: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”.

Ora, dobbiamo convergere tutti quanti su di un fatto: l’islam, in particolare la corrente sunnita attualmente maggioritaria,  non è una religione che predica la pace, la tolleranza e la convivenza tra popoli diversi, ovvero tra islamici e non [o fra islamici buoni e islamici cattivi, come mostra una recente strage a danno dei sufi, NDR]. La storia di Maometto parla chiaramente: egli, dopo la rivelazione fattagli dall’Arcangelo Gabriele, avviò a propagandare la sua nuova religione tramite la guerra. Spostatosi a Medina, dopo aver proposto alla Mecca di adorare unicamente Allah, uno dei trecentosessanta idoli del pantheon politeista arabo pre islamico, assediò negli anni le tribù ebraiche che lì viveano obbligandole ad adorare Allah. Addirittura nel 627, dopo la battaglia del Fossato, sottomise l’ultima tribù ebraica rimasta, i Banu Quraiza, e partecipò alla decapitazione di un numero di maschi adulti che varia da i 600 e i 900. Ma se degli ebrei qualcuno se ne volesse disinteressare, è bene ricordare che tre dei quattro successori di Maometto vennero uccisi da altri islamici, e in due casi l’omicidio avvenne all’interno di una moschea, provandone la connotazione ideologica anziché squisitamente religiosa. Gli eserciti islamici, dopo la morte di Maometto, confissero l’impero persiano nel 637, poi corrosero l’impero bizantino conquistando la Siria, la Palestina, l’Egitto e Gerusalemme. Il Nord Africa venne conquistato tra il settimo e l’ottavo secolo. Nel 711, come tutti sappiamo, iniziò l’occupazione della Spagna protrattasi fino al 1492. Molti altri sono gli eventi simili e che coinvolsero anche l’Italia, ma è inutile adesso continuare la lunga lista. È lecito ritenere questa religione non esattamente un inno al pacifismo o è blasfemia?

Sapendo tutto ciò, è necessario aggiungere il tassello fondamentale a questo mosaico: la religione è questione che riguarda l’anima di un uomo, non il corpo. Dunque una religione non può essere diffusa tramite la violenza, poiché, come disse a Ratisbona Ratzinger, chi voglia farne proselitismo deve avere la “capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte”.

La violenza è quindi contraria alla natura di Dio e, di conseguenza, utilizzarla per propagandare la fede, è irragionevole. Dio e ragione vanno a braccetto.
Al contrario, nell’islam Allah è totalmente trascendente e si sottrae a qualsiasi categoria che noi potremmo immaginare. Addirittura, il giurista arabo Ibn Hazm, si è spinto fino a dire che Dio non sarebbe legato neanche alla sua parola, senza quindi esser obbligato a rivelare a noi la verità. Non esiste l’uso della ragione nell’islam poiché Allah è il dio che si fa testo e si incarta nel Corano, dunque nessun pensiero razionale potrà, ad esempio, contestualizzarne il contenuto all’epoca attuale eliminandone la parte violenta e retrograda.
Nel caso del cristianesimo, invece, il Verbo si incarna in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo che, in quanto tale, non può che far suo l’uso della ragione, anche e sopratutto per quanto riguarda la diffusione della parola di Dio.
Per quale arcano motivo ci stiamo incaponendo nel voler dialogare con un mondo così, nel patetico tentativo di coccolare chi neanche conosce l’uso del logos?  

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